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Cathy La Torre si è sottoposta a un intervento di mastoplastica riduttiva (in soldoni, riduzione del seno) per far sì che il suo corpo rispecchiasse la propria identità non binaria. Per chi ancora non lo sapesse, venire a patti con la propria identità di genere è un percorso lungo e complesso per chi non si identifica al 100% nel sesso di nascita. La scelta di La Torre è dunque figlia di una lunga riflessione culminata con la consapevolezza della strada da compiere per giungere alla completa accettazione di sé.

Potrei raccontarvi di cosa accade quando ci si guarda allo specchio e un pezzo di noi non ci appartiene. Non è “solamente” non piacersi, domandarsi perché c’è una parte di noi che per non guardarla finiamo col non guardare anche il resto.

Cathy La Torre su Instagram

Davanti a parole del genere dovremmo tutt3 gioire per La Torre, ma purtroppo non è stato così. Sotto il suo post, infatti, tantissimi sono stati i commenti di utenti infastiditi da questa scelta che considerano in realtà un capriccio. Mi sono perciò fatta una domanda: se il mio corpo offende gli altri, posso ancora reclamarne il possesso?

Ormai il corpo è diventato affare altrui: bisogna sempre obbedire a certi standard normativi per soddisfare la platea e superare un esame di conformità. Tuttavia si sottovaluta la pericolosa deriva a cui un comportamento del genere può condurre: non solo persone tutte uguali, ma soprattutto costrette in un immaginario preciso e per nulla democratico, non tanto diverso da quanto accade in Nord Corea o dal delirio ariano nazista.

Solidarietà a Cathy La Torre, che ha la sola colpa di aver cercato e trovato la propria vera identità.

Chiara Cozzi

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Ph: biccy.it

L’articolo Un corpo che offende gli altri non è nostro: solidarietà a Cathy La Torre proviene da Metropolitan Magazine.