“Non chiamatela serie in costume: vi spiego il perché”

“non-chiamatela-serie-in-costume:-vi-spiego-il-perche”

Home » News » “Non chiamatela serie in costume: vi spiego il perché”

Pubblicato il da



Con Bridgerton, ho voluto creare una serie in costume come non se ne era mai vista una prima” racconta Chris Van Dusen, malcelando una punta di orgoglio e adrenalina.

Lo showrunner incaricato di aprire le danze della collaborazione tra Shondaland e Netflix debutta venerdì 25 dicembre con la sua opera prima da ideatore. Dopo anni passati a farsi le ossa tra Scandal e The Catch, Van Dusen prende il timone di una serie: lo fa affidandosi ad una serie di romanzi a lui cara, “The Bridgerton Series” di Julia Quinn.

Per me, questi romanzi offrono una fuga dalla realtà” ammette Van Dusen, “quando li lessi ero alla ricerca di evasione, e credo che questo sentimento sia condiviso da molti spettatori oggi”. Nel Natale più blindato della storia recente, Netflix offre ai suoi abbonati l’opportunità di immergersi nella Londra dell’età della Reggenza, in una versione pastello che segue le vicende e gli amori della nobile famiglia Bridgerton.

continua a leggere dopo la pubblicità

Questo mondo, queste storie e questi personaggi sono esplorati e raccontati attraverso uno sguardo moderno davvero unico” spiega Chris Van Dusen nell’illustrare il segreto che conferisce a Bridgerton un respiro attuale. A rendere contemporanea Bridgerton sono i temi progressisti che la serie include nel proprio racconto, dalla disparità di genere alla mascolinità tossica, per arrivare alle diseguaglianze sociali che svantaggiano le comunità marginalizzate.

Tutto è saldamente radicato al periodo dell’età della Reggenza,” si affretta a specificare l’autore, per non sminuire il meticoloso lavoro di Will Hughes-Jones e di Ellen Mirojnick, rispettivamente designer della produzione e dei costumi della serie. “Abbiamo alzato un pochino il volume in tutto: c’è una scintilla e un’effervescenza in ogni elemento” aggiunge lo showrunner.

E poi c’è il sesso. Alluso nei primi episodi, per poi esplodere nella seconda metà della stagione, il fascino di Bridgerton sta nel saper costruire un’intimità che avvolge chi guarda, azzerando il fattore voyeuristico. “Non abbiamo fatto mistero del fatto che la serie è ispirata a otto libri romantici che sono divertenti quanto deliziosi,” racconta Chris Van Dusen, il quale attribuisce all’intesa tra i due protagonisti le scintille sullo schermo: “L’alchimia tra Daphne e Simon è davvero alle stelle”.

Il sesso e la sessualità non potevano non essere parti integranti della serie” dice lo showrunner, il quale è consapevole di come questo distacchi Bridgerton dalla categoria dei period drama. “Per quanto ami questo genere di serie,” confessa Van Dusen, “sono spesso considerate un po’ troppo tradizionaliste e un po’ troppo conservatrici, e sapevo che non era così che volevo che fosse Bridgerton”.

continua a leggere dopo la pubblicità

In apertura di post il video integrale con il racconto dello showrunner Chris Van Dusen riguardo all’esperienza di Bridgerton, in streaming ora su Netflix.

Di seguito trovate le altre interviste esclusive con i protagonisti della serie Phoebe Dynevor (Daphne) e Regé-Jean Page (Simon), Claudia Jessie (Eloise) e Nicola Coughlan (Penelope), e Jonathan Bailey (Anthony).







Interazioni del lettore