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Notevole apprendere come qualche giorno fa, Francesco abbia inviato una lettera a Lino Banfi, ripresa dal Corriere della Sera: “Grazie per avere condiviso con tante generazioni il dono del sorriso, che viene da Dio e che è una missione. Continua a trovare la tua gioia più intensa nella gioia degli altri. Ed in questa luce di gioia altruistica, continua a trasmettere i valori della FAMIGLIA, I VALORI CHE CONTANO DAVVERO”.

E infatti proprio su questi valori il grande Lino Banfi ha fondato la propria carriera cinematografica. Non bisogna considerare solo le sue ultime produzioni, come il Medico in famiglia, serie dove irrompono per la prima volta sulla Rai, in fascia protetta, le unioni gay, ma anche i suoi film più cult, dove con umorismo british, battute di ironia impalpabile e sottili calembour, ammaestrava le giovani generazioni educandole alla Virtù e ai più alti valori.

Nelle sue garbate commedie, collocabili tra l’ironia pedagogica di Chesteron e la simbologia morale di un Lewis, assistiamo al trionfo finale della famiglia, al dominio degli istinti, al rispetto del Sesto Comandamento in una forma sottilmente spiritosa, ma priva di volgarità, senza quel turpiloquio cui indulgono troppi comici del giorno d’oggi.

Film da oratorio, diremmo, per far sorridere bambini e ragazzi, novelle favolette morali in cui la figura femminile è presentata come guida spirituale per l’uomo, eterea sollevatrice dello spirito.

Castigat ridendo mores”, sembra il motto del Cigno di Canosa e  così vogliamo ripercorrere le tappe di queste pietre miliari dell’arte e della morale cattolica offerte da un attore che non si è occupato solo di famiglia, come vedremo, ma precorreva già da decenni le tematiche più care a Francesco.

Ad esempio, ne L‘Esorciccio (1975), Banfi compie – insieme a un intenso Ciccio Ingrassia – una coraggiosa escursione escatologica fra le verità ultime, affrontando il dibattito postconciliare sull’Inferno, da von Balthasar a de Lubac; una tematica complessa che sarà da lui ripresa anche in La liceale, il diavolo e l’acquasanta  (1979).

Grande attenzione ha dedicato Banfi al rapporto fra giovani e istruzione pubblica in opere come La liceale nella classe dei ripetenti,  (1978),  La liceale seduce i professori, (1979), La ripetente fa l’occhietto al preside, (1980), la cosiddetta “Trilogia scolastica” del Maestro Banfi, dove il mondo della scuola, sottoposto all’incalzante laicizzazione della società civile, affronta rispettivamente la questione degli “ultimi”, di coloro che rimangono indietro, il ruolo degli insegnanti di religione di fronte alla sfida multiculturale e, infine, le responsabilità dei dirigenti, alle prese con una realtà sociale in continuo cambiamento.

Ne L’insegnante viene a casa (1978), ecco fiorire il tema delle scuole parentali cattoliche, mentre in La compagna di banco, (1977) viene trattata la fragile età dell’adolescenza, suscettibile alle mille insidie della società dei consumi.

Banfi poi è interprete sensibile di una serie di delicate commedie dedicate al valore trasversale della patria, ambientate sullo sfondo della geopolitica internazionale: La soldatessa alle grandi manovre, (1978) dove si affrontava già allora il problema dei conflitti e della pace nel mondo, mentre in  La dottoressa ci sta col colonnello (1980) e L’infermiera nella corsia dei militari, (1979) emerge  la questione dell’assistenza ai migranti: un’indagine sulla complessa sinergia tra le forze di sicurezza e gli apparati sanitari nello sforzo comune dell’accoglienza.

Ma è proprio sulla famiglia – come sottolinea Francesco – conchiusa nel sacramento matrimoniale e nella fedeltà coniugale che Lino Banfi fornisce i migliori ammaestramenti: i temi della solitudine e dell’abbandono spiccano con un velo di sagace amarezza in La moglie in vacanza… l’amante in città, (1980) mentre la prescrizione sulla verginità prematrimoniale e l’urticante questione della comunione ai divorziati risposati sono accennate con melanconico humor in La moglie in bianco… l’amante al pepe, (1981).

Una Famiglia che, tuttavia, da valore precipuamente cattolico diventa anche oggetto di discussione nell’agone politico in L’onorevole con l’amante sotto il letto (1981), dove il tenue sarcasmo dell’attore si appunta sui dilemmi dei partiti di eredità sturziana alle prese con le sfide della bioetica.

Insomma, una filmografia da ripercorrere in famiglia, oppure come efficace supporto per le catechesi di preparazione alla Comunione e alla Cresima.