Erika, Infermiera: “ho pagato 5000 euro per un Comando di cui non ho usufruito, la mia azienda ha rifiutato nulla osta”.

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La storia di Erika, Infermiera, riapre il caso su una nostra vecchia battaglia: “ho pagato 5000 euro per un Comando di cui non ho usufruito, la mia azienda ha rifiutato nulla osta”.

Carissimo Direttore di AssoCareNews.it,

ho letto ieri della collega che per un Comando ha pagato 9000 euro ad un Assistente Sociale e di un’altra collega a cui hanno chiesto 5000 euro. Bene anche io mi sono trovata nella loro stessa situazione ed ho pagato 5000 euro per avere da un’azienda del Sud questo istituto.

Alla fine al danno (della tangente) si è aggiunta la beffa. Infatti, la mia Azienda sanitaria (nel Nord d’Italia) non mi ha concesso il nulla osta per il suddetto Comando.

Per cui mi sono trovata a “pagare” 5000 euro a vuoto, senza ricavarne nulla. Attualmente lavoro ancora al Nord e non riesco a trovare nessuna soluzione per tornare a casa in Calabria.

Purtroppo non ho le prove per dimostrare di aver pagato quei soldi, questa gente sa come muoversi e non lascia indizi. E la persona a cui ho dato tutti quei soldi è stata bravissima a farmi approvare la delibera nel giro di 24 ore.

Sono stata troppo ingenua, dovevo prima informarmi presso la mia ASL. Se sapevo che era impossibile avere quel nulla osta durante una fase pandemica come quella che stiamo attraversando non avrei mai versato tutti quegli euro.

Sono stata a piangere per giorni interi, non tanto per soldi, quelli vanno e vengono, quanto per l’impotenza che ho provato e che provo.

Non ce l’ho con nessuno, l’errore l’ho fatto io. Vi ho scritto perché voglio farvi riflettere su una cosa: se questo tangentista in 24 ore ha risolto per il mio Comando, significa che al Sud le cose possono funzionare, basta volerlo e basta eliminare questa gentaglia, che approfitta della disperazione della gente per fare soldi.

Termino qui la mia missiva, dico solo a voi che scrivete di amplificare il più possibile questa notizia e quelle ad esse correlate.

Buon lavoro.

Erika, Infermiera Calabrese al Nord

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