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Virginia, avanti un altro

L’irrefrenabile tendenza della sindaca grillina a cacciare chi non l’asseconda

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l’università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po’ pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c’è la passione c’è tutto. Volevo fare l’inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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Per usare una metafora calcistica suggeritami dal collega Fabio Rubini, Virginia Raggi sta insidiando il record di Moratti quando ha esonerato, uno via l’altro, una caterva di allenatori dell’Inter. Però il presidente del club pagava profumatamente e aveva diritto di cambiare i mister se non gli portavano risultati: qui, invece, a pagare sono soltanto i cittadini di Roma che si ritrovano una città moribonda, una sindaca fuori controllo, problemi a non finire e una giunta allo sbando che non conclude quasi nulla perché è più impegnata a subìre i vari rimpasti che a portare  a termine qualcosa. Luca Bergamo, vicesindaco e assessore alla Cultura, è stato licenziato l’altra sera dalla grillina perché di fatto non era molto favorevole alla ricandidatura della sua “superiora” e non le ha nascosto questa sua contrarietà. In un post su Facebook ha spiegato il suo punto di vista dicendo che ha servito Roma per 48 mesi con serietà nonostante il periodo difficile e gli ostacoli sul suo cammino. Bergamo non è grillino, ma di area Pd, e infatti all’inizio ci eravamo chiesti se avesse resistito a lungo alle turbolenze in atto tra i Cinquestelle, pensavamo arrivasse a fine mandato. Ma Virginia, che ha cambiato assessori come se piovesse, ha deciso di fare fuori lui e l’assessore al Commercio Carlo Cafarotti, peraltro entrato a metà percorso (della squadra storica del 2016 del resto, sono rimasti solo in 2). Il tutto a tre mesi dalle elezioni dove Virginia, in versione kamikaze, si ripresenta convinta di arrivare almeno al ballottaggio e con una squadra rinnovata che in realtà passa dalla promozione a vicesindaco dell’assessore Pietro Calabrese, grillino tra i più ortodossi, ma dal curriculum incerto (si è autodefinito “non-architetto” e ha dichiarato reddito zero nel 2015) . Ovviamente per il centrodestra il nuovo terremoto capitolino è manna dal cielo, ma pure per Carlo Calenda, leader di Azione, l’unico del centrosinistra finora in campo per la corsa a sindaco di Roma. Adesso, infatti, al di là dei malumori interni al M5S, è interessante vedere cosa decide di fare il Partito democratico: Roma è una città troppo importante per essere lasciata in mano ai grillini, buoni solo a cambiare gli assessori se la pensano in modo diverso dalla sindaca. 

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