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Pigiamenica, Malincospazio, Momentarsi. Viaggiare nel mondo delle nostre emozioni attraverso disegno e parole. Abbiamo intervistato Martina Lorusso – in arte Momusso – giovane illustratrice e art director che ha creato un universo di emosegni in cui i nostri modi di sentire prendono finalmente forma.

Momusso, l’intervista

Intervista Momusso

Ciao Martina! Come è iniziata la tua passione per il disegno e l’arte in generale? C’è stato un momento in particolare in cui hai capito di aver intrapreso la strada giusta?

Ho iniziato a disegnare per esigenza comunicativa. Dopo un’amore finito per mancanza di parole e coraggio. Così ho iniziato a cercare altre forme per colmare quell’assenza. Ma sin da piccola ho avuto l’inclinazione verso tutto ciò che era comunicazione. Ho voluto creare una strada di senso unendo il tratto del disegno alle parole. Ognuno di noi vede nel disegno e nelle parole un significato profondo che deriva dalla nostra conoscenza e dalla nostra esperienza di quella parola. Ogni cosa porta con sé dei significati ma solo noi come persone riusciamo a caricarle di senso. Per questo quando disegno spesso le metto insieme, spesso esalto le parole, perché ognuno di noi possa essere libero di interpretare e di navigare nel significato, nel ricordo e decodificando con il proprio “masso emotivo”. Non credo di star percorrendo la strada “giusta” ma quella che ho sempre sentito. La strada che scelgo di fare ogni giorno e che mi porta verso infinite strade da percorrere. È emozionante e stimolante non sapere sempre alla perfezione cosa si stia facendo. Lascio all’incalcolabile e all’imprevedibile la maggior parte della mia vita. Forse in questo c’è un po’ di magia. Passiamo la vita intera a programmare, a fare i calcoli, a ponderare le nostre decisioni, al non buttarci perché “non conviene”. Il disegno per me è il buttarsi, è coraggio, sono le cose nascoste, non dette. È la parte di me che non vuole sottostare a dinamiche “adulte”. Assecondarsi e capirsi è la “strada giusta”.

Sei nata a Terni, hai studiato grafica a Verona e adesso vivi a Milano da molti anni. C’è una città, un posto in particolare che porti nel cuore?

Verona rimane la città che mi rimette a posto le cose. Credo di amarla fortemente. Ogni volta che torno è come se ritrovassi un pezzetto di me cambiato nel tempo. Girando per le vie mi sento a casa. Per ora questa sensazione la ritrovo con il mio compagno Luca, in qualsiasi posto siamo.

Momusso e il mondo dei social

Come nasce Momusso? E cosa distingue Martina da Momusso?

Momusso è un rifugio, è la parte più profonda di me, quella connessa alle emozioni, quella coraggiosa, navigatrice, esperta dei pensieri. Nasce dalla mancanza  e dalla paura ma anche da un forte desiderio di capirmi e capire l’altro. Di sentirmi connessa alle persone. Momusso esce anche mentre sono in terapia con la psicologa, esce quando le persone vogliono trovare conforto in me, quando mi serve la forza per affrontare le prove della vita. Martina è una donna di 30 anni che vorrebbe una famiglia, una casa, ma fa due lavori diversi e deve pagare la partita IVA. Chi te la da una casa se sei libro professionista? È una donna di 30 anni che ha paura dell’abbandono, ha paura di deludere e di non piacere alle persone. Ha paura di questo momento storico tra guerre, oppressioni, mancanza di diritti, della fine del mondo e cerca in ogni modo di non pensare al peggio ma puntualmente lo fa. Sono bilancia forse si nota.

Momusso arriva su Instagram nel 2013. Come vivi il rapporto con i tuoi followers, e come influenza il tuo processo creativo?

Ho delle persone fantastiche che mi seguono, rispettose e anche se a volte non la pensano come me pronte al confronto nel totale rispetto. Ho un bellissimo rapporto con loro. Momusso esiste perché ci sono persone che si riconoscono nei suoi disegni. Lo dico sempre che questo progetto nasce quando anche solo una di loro vede un disegno o legge una frase. So anche che come ogni cosa prima o poi avrà una fine perché la fine fa parte della vita. Prima o poi Momusso finirà di esistere. A volte trovano conforto nei miei disegni, altre volte i miei progetti non piacciono, altre volte le incontro per strada e mi emoziono insieme a loro, altre volte mi ringraziano e io ancora non riesco proprio a comprendere il perché. Ammetto che da vivo è proprio tutta un’altra storia.

Cosa è cambiato nel tuo rapporto con i social nel corso degli anni?

Spesso mi succede di immergermi in dinamiche tossiche anche per colpa del social stesso. Alimenta aspetti di me che nascono dalla paura di fallire come ad esempio invidia, sofferenza, vedere il marcio ovunque, il non fidarmi delle persone, paranoia e frustrazione. La creatività risente di tutto questo perché non è altro che il non voler affrontare un problema più antico cioè quello di sentirmi esclusa dalle situazioni. Non siamo numeri, non è una collezione di followers, non è alla voglia di appartenere a un élite fittizia. Tutte queste cose mi hanno fatta soffrire molto. Poi ho iniziato a comprendere che ogni cosa che vediamo cela dietro cose non dette. Tutto ciò che vediamo sui social è un’accurata selezione di informazioni. Le persone vivono i loro speciali drammi. Siamo persone non numeri. Appena mi prendo cura della mia sofferenza cercando di aprire l’origine, grazie anche alla terapia, i mostri che mi ero creata perdono la maschera e non esiste più nessun antagonista. Instagram è pericoloso perché crea dei miti su basi instabile come sabbie mobili. Sta a noi cercare di usarlo nel miglior modo possibile, nel viverlo nel miglior modo possibile non alimentando gli aspetti tossici.

”Vocabolario sentimentale”: unire parole, emozioni e disegno

Nel 2020 è uscito il tuo Vocabolario Sentimentale. Da dove nasce l’idea di unire parole, emozioni e disegno?

Una sera d’estate nel 2015, ero in compagnia di una mia grande amica, Silvia. Eravamo in cucina a casa dei miei genitori a Terni e avevamo appena cenato insieme. Parlando del più e del meno siamo finite a pensare a quante poche parole abbiamo a disposizione per poter esprimere tutte le emozioni umane. Che nome ha quell’amore che nonostante tutto continua a crescere dentro di noi e magari non è nemmeno contraccambiato ma quell’amore che tiene aggrappati alla vita? “Amorancora” ancora e ancora. Lo abbiamo usato come esercizio ma da lì ho voluto condividerlo con le mie 6.000 persone che mi seguivano su Instagram creando delle immagini.

Quali sono le parole del Vocabolario Sentimentale a cui sei più affezionata?

”Momentarsi”. Prendersi un momento per sè. Davanti a un quadro. In treno. Ammirare un tramonto, in silenzio. Perdersi in quel momento. È nata insieme a un’altra mia amica e ex coinquilina di casa quand’ero a Verona: Marta. Me la sono tatuata sul polso destro, la sento così mia e quante poche volte riesco a momentarmi. Ci sono cose che tendiamo a dimenticare di fare perché siamo sommersi da cose da fare. Ma fermarsi è essenziale per poter trovare la felicità o accorgerci di essa. La fragilità, la velocità e la potenza di un solo momento che potrebbe cambiare la nostra vita per sempre.

Come descriveresti il tuo rapporto con la musica? Come influenza la tua vita e il tuo lavoro?

Per esempio, mentre ora rispondo a queste domande sto ascoltando musica. Aiuta a tirar fuori le parole giuste, riesce a creare l’atmosfera adatta per far risalire le emozioni. Dedico molto tempo alle mie playlist Spotify. Con mia enorme sorpresa e felicità da poco collaboro con la piattaforma. Le cose a volte accadono perché non potrebbe essere altrimenti.

Cosa bolle in pentola nel futuro di Momusso e di Martina?

Un libro, un neon, due progetti su specchio, una mostra di specchi vintage recuperati da @ _vintail e @tail_online_gallery e disegnati da me e oltre altre sorprese.

Caterina Frizzi

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