Una società ingozzata di zucchero, nel corpo e nella mente

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Dall’informazione, alla scuola, alla politica estera: tutto deve essere dolce. Ma non ci fa bene

Andrea Cionci

Andrea Cionci

Storico dell’arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall’Afghanistan e dall’Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo “Eugénie” (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi – vive una relazione complicata con l’Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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Zucchero ovunque. Non solo nei cibi pronti e negli snack, ma anche nella nostra – mal interpretata – “dieta mediterranea” che in realtà sarebbe a base di legumi, verdure, cereali integrali, frutta, carne bianca e pesce azzurro e non certo fondata sulle bordate di zuccherinissimi carboidrati complessi (pane, pasta, riso, pizza, biscotti) come erroneamente si ritiene, con l’ammiccamento di qualche dietologo compiacente.

Sono discorsi sgradevoli da farsi, ci rendiamo conto, ma purtroppo il vecchio detto “le cose buone o sono immorali, o illegali o fanno ingrassare” è veritiero. Se bastasse mangiare ciò che è buono per essere sani, saremmo a cavallo.

L’eccesso di zucchero produce nel corpo umano, oltre a picchi glicemici, sonnolenza e inerzia, anche – alla lunga – malattie gravi e/o croniche: invecchiamento precoce, diabete, obesità, carie, alcune forme di tumore,  stati infiammatorii e, secondo alcuni, anche depressione per via dei picchi insulinici.

Lo zucchero in alte dosi produce dipendenza ed è assimilato da vari nutrizionisti a una vera e propria “droga”. Documentatevi, se siete curiosi.

Ma a noi interessa un altro zucchero, quello mentale-culturale del quale siamo rimpinzati senza rendercene conto e che produce effetti degenerativi sulla società non dissimili da quelli corporei.

Come anticipato qui: https://www.corriereregioni.it/2021/01/03/una-societa-drogata-dallo-zucchero-nel-corpo-e-nella-mente/?fbclid=IwAR2Wyyo_dCGLsNjsdzib2AP9WXpI2jxa5WV3dFQx-qleIK5-VBYWLIfK6rU

ormai, infatti, complici il politicamente corretto e il pensiero unico, governanti e media non fanno altro che spacciare zucchero, caramelle, dolciumi, i quali producono, come effetto immediato nel cittadino medio, intorpidimento intellettuale, picchi emotivi, imbambolamento.

In economia, un governo-Willy Wonka spande a pioggia bonus come cioccolatini, tanto per anestetizzare alcune categorie qui e là, senza alcuna strategia di lungo termine.

Nell’informazione generalista, tutto è botta insulinica, picco glicemico, sollecitazione emotiva. Nei casi di cronaca si cavalcano ondate sentimentali raramente cercando di far riflettere i lettori con lucidità; guai ad affrontare delle inchieste scomode, guai a usare la logica o a seguire un ragionamento freddo e razionale.

Questo non si può dire; qui dobbiamo oscurare la foto per le “persone impressionabili”; lì si censura del tutto un fatto o la dichiarazione di qualcuno.

I giornalisti del pensiero unico hanno ormai il terrore latente e inconscio di essere attaccati per aver scritto o detto qualcosa che urterà la suscettibilità di qualcuno.

Gli altri sapori sono aboliti: ciò che di aspro, salato, amaro, c’è nella vita è censurato. Solo il dolce deve avere il suo imperio.

Ma la sollecitazione emotivo-glicemica viene soprattutto cavalcata dai “dirittisti”, sempre pronti a sfoderare un lacrimevole caso-limite per ottenere leggi con cui disgregare i pilastri fondativi su cui poggia il mondo civile e naturale.

(Strano: se per ben governare bastava concedere diritti a tutti, senza doveri conseguenti, perché non ci hanno pensato prima?).

“Poverini questi”, “poverini quelli”: il pietismo glicemico conduce alcuni ad accendere lumini, a deporre fiori e a reclamare giustizia persino per alcuni cinghiali abbattuti a Roma. E non importa se fra poco – i pur squisiti – ungulati ce li ritroveremo in salotto. (Sentirete adesso il botto per questa frase).

Ogni cosa deve, quindi, essere ridotta in pappina, per il pubblico, in un budino morbido morbido e soprattutto dolce come le caramelle gommose per bambini.

E proprio a un gelatinoso bon bon è stata ridotta la loro educazione, giunta ai livelli più bassi della storia umana, sia a scuola che in famiglia, nonostante che il contributo degli “specialisti”, pedagoghi, psicologi ed educatori,  non sia mai stato così massiccio.

Il fenomeno infiammatorio conseguente è che abbiamo oggi piccoli dittatori che gridano e comandano ovunque, tanto che alcuni ristoranti e alberghi creano zone franche. Questo avviene perché non si possono “traumatizzare” i bambini con quelle benedette e normalissime punizioni (ovvove!) che molti tra noi, da piccoli, abbiamo ricevuto talvolta. Bisogna essere sempre dolci con i pupi, guai se il padre si rimette i pantaloni e dice “questo no” o se l’insegnante appioppa un brutto voto. Eppure, se l’educazione è preparazione alla vita, e la vita – come ben sappiamo – è affollata di sconfitte, di frustrazioni, di durezze, in base a quale legge fisica bambini allevati nello zucchero filato dovrebbero essere idonei ad affrontarla? E infatti non lo sono e a otto anni li mandano a impasticcarsi dallo psichiatra.

Sull’immigrazione, non ne parliamo. La melassa immigrazionista ha caricato  il nostro Paese, già sovrappopolato, di un peso ulteriore, importando stranieri che, pur essendo il 12% dei residenti, si comportano bene ma non benissimo, essendo responsabili di un terzo dei crimini compiuti sul territorio nazionale  (fonti del Viminale). Un’”obesità demografica” resa possibile dal dogma di un’accoglienza bulimica e fortemente sospetta.

In politica estera peggio che mai: guai a “mostrare i denti” perché questi sono guasti e cariati per via di una  diplomazia molliccia che evita accuratamente di assumere qualsiasi posizione appena virile (si può ancora dire?) di fronte a paesi-canaglia che sequestrano o arrestano nostri concittadini.

Le categorie consustanzialmente “sugar-free”, come le forze dell’ordine, vengono apprezzate  e onorate solo se fanno compagnia agli anziani o se raccolgono gattini. Se gli agenti mettono una benda a un accoltellatore assassino, (pensate, addirittura una benda!) apriti cielo, se a una manifestazione violenta reagiscono con qualche strattonata  è la fine del mondo. I poliziotti portano le pistole per bellezza e non osano estrarle nemmeno per sogno: il solo gesto li condurrebbe a processo. Persino le pistole elettriche sono state ritirate perché, presumibilmente, fanno la bua ai poveri delinquenti.

E tutto questo zucchero, ovviamente, non fa altro che produrre una società obesa, precocemente invecchiata, malata, cariata, infiammata, debole, depressa e, soprattutto, tenuta in uno stato di imbambolamento cronico. L’Italia viene imboccata con grandi cucchiaiate di melassa e ingolla boli di fronte ai quali un cittadino italiano normale, lucido e istruito farebbe passare i gilet gialli per delle ricamatrici al tombolo.

Il dramma è che ci si sta assuefacendo a tutto ciò, proprio come sotto l’effetto di una droga, e si ha sempre meno voglia di reagire.

Un giorno ci verrà una “crisi iperglicemica culturale” quasi fatale e, allora, se sopravviveremo, finalmente giungeremo alla consapevolezza.

Nel frattempo, come difendersi e rimanere mentalmente sani? Innanzitutto cercando di capire come agisce lo zucchero culturale sulla nostra mente; poi, comprendendo quali sono gli spacciatori di zucchero e perché lo fanno; infine “leggendo l’etichetta”, ovvero, individuando quelle mentalità, culture e ideologie che, già all’origine, sono impregnate di saccarosio. E tenendosene alla larga.