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Un luogo incredibile in un paesaggio quasi lunare ed ancestrale. Sul confine tra Georgia e Azerbaijan (e per questo molto conteso e al centro di lotte religiose e di appartenenza territoriale) si trova un sito di monasteri rupestri nel cuore del Caucaso. Meta lontana dalle solite rotte turistiche, vale la pena di essere scoperta. Qui si trovano una quindicina di monasteri arroccati e letteralmente incastonati tra le rocce: decine di chiese, cappelle, cupole, pennacchi, e refettori costellano un vasto altipiano semidesertico tra le due ex repubbliche sovietiche.

Alla scoperta di Davit Gareja

Giunti sull’altipiano di Gareja, a circa 60-70 km a sud est della capitale georgiana Tiblisi, si iniziano a scorgere cappelle blu e pennacchi spuntare dalla sabbia e dalla pietra. Il complesso monastico ortodosso georgiano di Davit Gareja, infatti, si trova nella regione della Cachezia nella Georgia orientale, sulle pendici semidesertiche del monte Gareja. Un luogo che per la sua bellezza quasi primitiva lascerà a bocca aperta i viaggiatori. Di alcuni edifici, chiese e cappellette in particolare, restano solo ruderi ancora visibili; due di questi monasteri, invece, sono abitati ancora oggi dai monaci georgiani, riconoscibili dal lungo saio nero. Il Monastero di Lavra, forse il più noto, si trova nella regione georgiana, ed è il più antico. Il complesso di Udabno, il secondo meglio conservato, si trova invece nel distretto di Agstafa in Azerbaigian.

Il Monastero di Lavra e i panorami da Natlismtsemeli

Non è semplice visitare tutti i monasteri del sito di Davit Gareja, perché sono disseminati in una vasta area che difficilmente viene perlustrata interamente dai turisti. Tuttavia sugli itinerari maggiormente frequentati c’è senza dubbio il più antico dei monasteri, ossia quello di Lavra. E’disposto
 su tre livelli, in una sorta di corte che include le grotte di Davit e del suo discepolo del Kakheti Lukiane, una chiesa rupestre del VI secolo chiamata Peristsvaleba, e la tomba di Davit. Sembra uscire dalla montagna, infatti per metà è chiuso sul fianco dalla roccia.

Poco distante da Lavra, percorrendo a fatica uno sterrato in salita, si giunge ad un altro monastero che si è difeso dallo scorrere del tempo senza essere cancellato del tutto. Si tratta del Monastero di Natlismtsemeli, anch’esso quasi un tutt’uno con il costone roccioso che sembra quasi inglobarlo. Da lontano ci si accorge della sua collocazione grazie una macchia di colore blu in mezzo ad infinite distese di sabbia. La sua piccola cupola color cobalto, infatti, svetta sul crinale e indica la direzione. Affreschi e dipinti sono stati rovinosamente portati via dalle intemperie e dall’incuria dell’essere umano, ma vale la pena comunque arrivare sino a qui perché il panorama è davvero da film.

Il Monastero di Udabno

Udabno è una ex cittadina sovietica dove ancora oggi vivono circa 200 famiglie e si trova il secondo monastero più famoso di Davit Gareja. Sulla collina che domina la località svetta il monastero di Udabno,
 che merita di essere segnato sulla road map per i mirabili affreschi che custodisce, tra cui quelli raffiguranti l’Ultima Cena, e san Davit e il discepolo Kakheti Lukiane circondati da cervi.