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Il titolo Alibaba crolla a Hong Kong dopo la stretta antitrust annunciata dalle autorità finanziarie della Cina su Ant Group 

 

Lunedì nero per Alibaba, il colosso fondato dal miliardario Jack Ma.

Crolla, alla Borsa di Hong Kong, Alibaba Group e guida un sell-off dei big del listino tech cinese innescato dai timori dei rilievi antitrust e della banca cinese.

Il titolo cede l’8% a 210 dollari di Hong Kong, al minimo da giugno.

Il gruppo dell’e-commerce non è riuscito ad arginare il calo annunciando di aver alzato il programma di riacquisto di azioni da 4 miliardi a 10 miliardi di dollari fino alla fine del 2022.

Domenica la banca centrale cinese ha ordinato ad Ant Group, la società fintech del colosso dell’e-commerce Alibaba, di tornare alle proprie origini di provider di servizi di pagamento, minacciando di ridurre la crescita nel suo business più redditizio quello dei prestiti ai consumatori e della gestione dei patrimoni. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando un comunicato della People’s Bank of China.

Questa mossa rientra nella stretta cinese nei confronti del colosso tecnologico di Ma.

Giovedì le autorità antitrust avevano avviato un’indagine su Alibaba per “sospette pratiche monopolistiche”.

Tutti i dettagli sul giro di vite del Partito Comunista non solo su Alibaba ma anche sulla sfera tecnologica più ampia e sempre più influente.

COSA SUCCEDE AL TITOLO ALIBABA

Il titolo Alibaba è sprofondato del 7,98% a Hong Kong, arrivando a perdere fino all’8,5% nella seduta pomeridiana, estendendo le perdite del 24 dicembre scorso. È andata peggio ad Alibaba Health, crollata del 13,11%, mentre Jd Health è precipitata dell’8,02%.

A sostenere il corso delle azioni del gigante dell’e-commerce non è bastato neanche l’annuncio di un ampliamento del programma di riacquisto di azioni proprie, passato da 5 a 10 miliardi di dollari.

Crollano alla Borsa di Hong Kong, dove l’indice Hang Seng ha terminato la seduta in calo dello 0,27%, anche gli altri big di internet: Meituan ha ceduto il 6,88%, TenCent il 6,65%, Xiaomi il 4,01%, mentre Jd.com ha segnato un ribasso del 2,15%.

LE RICHIESTE DELLA BANCA CENTRALE CINESE AD ANT

Nel week end la banca centrale di Pechino ha convocato i vertici di Ant e chiesto loro di “correggere” i servizi di prestito, assicurazione e gestione dei patrimoni. La banca centrale ha chiesto ad Ant di “capire la necessità di rivedere il proprio business” e di tornare con una tabella di marcia il più presto possibile.

Per la Banca centrale cinese Ant (di proprietà di Alibaba al 33%) deve quindi tornare ad occuparsi di pagamenti mettendo da parte i servizi bancari.

DOPO LO STOP ALL’IPO

La mossa dell’autorità finanziaria cinese arriva dopo la sospensione dell’Ipo di Ant da oltre 35 miliardi di dollari a novembre scorso.

Più della metà delle entrate del 2019 di Ant Group proveniva da servizi finanziari come prestiti, gestione patrimoniale e assicurazioni offerti tramite Alipay, servizio di pagamenti lanciato nel 2004.

Alipay domina i pagamenti digitali in Cina, con oltre 730 milioni di utenti mensili. La società con sede a Hangzhou ha anche costruito un impero collegando mutuatari e prestatori cinesi, assicurando prestiti a breve termine in pochi minuti.

COLPITI GLI INTERESSI DEI CONSUMATORI

Secondo l’istituto, Ant avrebbe usato il proprio predominio per escludere i rivali e colpire gli interessi di centinaia di milioni di consumatori. Una mossa che segue l’indagine avviata dalle autorità antitrust cinesi per “sospette pratiche monopolistiche”.

LE PRESSIONI DI PECHINO SU ALIBABA E TENCENT

Alibaba e rivali come Tencent, un tempo acclamati come i portabandiera dell’ascesa economica e tecnologica della Cina, ora devono affrontare una pressione crescente da parte dei regolatori preoccupati dalla velocità con cui stanno accumulando centinaia di milioni di utenti e guadagnando influenza su quasi ogni aspetto della vita quotidiana.

LE MULTE DALLA SAMR

Due settimane fa l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato (Samr) ha fatto sapere che sta multando Alibaba, China Literature sostenuta da Tencent e Shenzhen Hive Box di 500.000 yuan (76.464 dollari) ciascuna, il massimo ai sensi di una legge anti-monopolio del 2008, per non aver segnalato correttamente operazioni di fusione all’authority.

L’INDAGINE ANTITRUST

Giovedì scorso il regolatore antitrust cinese ha dichiarato che sta indagando su Alibaba per la sua politica di “scegliere uno da due”. Ovvero la pratica in cui i commercianti sono costretti a vendere esclusivamente su Alibaba e saltare le piattaforme rivali JD.com e Pinduoduo.

La decisione segna l’azione più aggressiva delle autorità di regolamentazione cinesi per mettere la briglia al crescente peso delle aziende tecnologiche cinesi.

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