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Eric Gobetti a Viterbo? Ma anche no, ci sarebbe da rispondere. Il noto scrittore, che si autodefinisce “storico”, è l’autore di un libriccino nel quale racconta in maniera alquanto “originale” la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo di 350mila italiani dal confine orientale d’Italia.

Inoltre, lo “storico”, è noto al pubblico dei social per essersi fatto ritrarre vicino a bandiere comuniste slave e immagini di Tito, posare a favore di telecamera con il pugno chiuso e via discorrendo. Un attaccamento al mito del partigiano slavo e del cosiddetto esercito di liberazione jugoslavo, che lo hanno evidentemente spinto a pubblicare il suo libricino. Una sorta di “bignami”, pubblicato da una casa editrice della quale ricordiamo ben altri titoli e autori.

Ad organizzare la sua venuta nel capoluogo della Tuscia è l’Anpi. L’associazione dei partigiani viterbesi ha allestito una mostra documentaria, che sarà curioso andare a visitare, e organizzato un convegno con il Gobetti.

Inoltre, il programma prevede un’assemblea nell’istituto scolastico magistrale “Santa Rosa” di Viterbo e per non farsi mancare niente, una puntatina nella vicina Soriano nel Cimino.

Insomma, una presenza di peso. Capiamo l’Anpi e i vari personaggi della sinistra. Ormai orfani dei punti di riferimento storico, sballottati tra distinguo e precisazioni sulla guerra Ucraino-Russa (l’altro giorno il presidente dell’Anpi di Tarquinia si è dimesso in polemica con le posizioni prese dall’associazione partigianesca a livello nazionale mentre il Comitato 10 Febbraio, insieme al Modavi, portava 15 tonnellate di aiuti umanitari ai profughi ucraini), non trovano di meglio da fare che attaccarsi alla sempre utilizzabile “memoria storica” resistenziale. 

Inoltre, l’operazione si svolge a poche settimane dal 25 aprile. Ma a Viterbo in pochi si sono sbracciati contro questa iniziativa dell’Anpi. Infatti, la città e i politici locali sono impegnati nel comporre le liste dei candidati in vista delle elezioni comunali di giugno prossimo. Se non fosse stato per CasaPound, che ha sollevato un polverone sulla vicenda, con un comunicato stampa al fulmicotone e striscioni appesi ovunque in città, ben pochi si sarebbero accorti dell’evento.

L’Anpi, per bocca del suo esponente di punta, l’avvocato Mezzetti, ha annunciato la presentazione di denunce contro CasaPound contenenti una serie di ipotesi di reato.

L’iniziativa dell’Anpi arriva in una città, Viterbo, che da sempre è sensibile al ricordo dei martiri delle foibe. Inoltre, la Tuscia ha ospitato molti esuli che in questa terra hanno studiato, lavorato e messo su famiglia. Scapparono dalle loro case per sfuggire al terrore comunista e alla morte nelle foibe e non perché colpiti da una “sorta di psicosi collettiva” sempre per citare Eric Gobetti.

A Viterbo il Comitato 10 Febbraio, presieduto da Maurizio Federici, in occasione del Giorno del Ricordo da anni organizza un corteo patriottico con 500 partecipanti che attraversa la città e termina in piazza Martiri delle Foibe istriane. Lì sorge una stele che ricorda Carlo Celestini, uno dei 15 martiri nati a Viterbo e nei comuni della Tuscia che morirono nelle foibe, trucidati a guerra finita o morti di stenti e malattie nei campi di sterminio jugoslavi.

Inoltre, la cosa non è di poco conto, a Viterbo nel 2018 è nata la manifestazione “Una Rosa per Norma Cossetto”, che si è estesa rapidamente in tutta Italia e il 4 e 5 ottobre 2021 ha coinvolto ben 184 città in tutta Italia e anche all’estero.

Nel frattempo, il neo eletto presidente della provincia di Viterbo, Alessandro Romoli (Forza Italia), informato della questione ha voluto vederci chiaro e sta approfondendo il tema della mostra e le posizioni di cui è portatore lo “storico” Gobetti.

Potrebbero esserci delle clamorose novità nei prossimi giorni, come il ritiro del patrocinio e della sala provinciale. Anche perché Romoli è molto sensibile a quanto disposto dalla legge 92 del 2004 con la quale è stato istituito il Giorno del Ricordo. Quest’anno, a pochi giorni dalla sua elezione a presidente, era in prima fila in occasione delle celebrazioni del 10 febbraio.

Inoltre, Romoli è anche Sindaco di Bassano in Teverina dove, nel 2019, fece costruire una stele in ricordo di un suo concittadino, Giovanni Ricci, un finanziere catturato dai comunisti slavi e costretto a lavorare in condizioni di schiavitù nella miniera di Bor, in Serbia, dove trovò la morte per il crollo della volta della caverna a guerra finita, nel luglio 1946. La fidanzata attese inutilmente il ritorno di Giovanni. Affranta dal dolore non volle rimanere in paese e scelse di emigrare negli Stati Uniti.

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