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Le tensioni su Regeni e Zaki restano attuali, ma il ministro degli Esteri ha preteso costanza e disponibilità dalle istituzioni egiziane. Lo dimostra il suo impegno a continuare a monitorare la situazione, nel rispetto delle relazioni istituzionali e commerciali esistenti tra Roma e Il Cairo

“Continuiamo a lavorare e a insistere affinché si faccia luce su questa vicenda, soprattutto perché si colpiscano i responsabili”. Lo ha detto a proposito del caso Regeni il Ministro degli Esteri Antonio Tajani all’uscita del Consiglio Affari esteri a Bruxelles, sottolineando di aver sollevato il tema con il presidente della Repubblica egiziano e con il ministro degli Esteri, così come fatto dai suoi predecessori negli ultimi anni.

L’auspicio del numero uno della Farnesina è che ci sia un processo e che l’Egitto dia le risposte necessarie per procedere. In questo senso Tajani ha ricevuto dal Al Sisi la rassicurazione che Il Cairo toglierà di mezzo tutti gli ostacoli che, negli ultimi anni, hanno “reso difficile la relazione fra i nostri Paesi, voglio essere ottimista. Mi auguro che a queste parole seguano dei fatti”.

Il caso del ricercatore italiano tocca la memoria collettiva, ma il ministro Tajani ha preteso costanza e disponibilità dalle istituzioni egiziane. Lo dimostra il suo impegno a continuare a monitorare: “mi pare di aver visto una disponibilità nuova e diversa rispetto al passato”. Passaggio che dimostra l’attivismo italiano in questo senso. Per questa ragione ha sottolineato di voler insistere su questa traccia, “lavorando con discrezione e intelligenza” anche per risolvere il caso di Patrick Zaki, un caso che ha definito “diverso” rispetto a quello di Giulio Regeni. “Si tratta di un un cittadino egiziano”, che “per fortuna grazie anche alle nostre pressioni non è più detenuto in Egitto”, ma “non ha il passaporto e non può tornare a studiare all’Università di Bologna”.

Accanto al tema legato ai due delicati casi in questione, esiste un filone di rapporti e relazioni istituzionali e commerciali tra paesi che sarebbe ipocrita ignorare e anche criticare, visto che l’attuale ministro degli Esteri non si discosta dalla posizione di governi precedenti. Di pari passo infatti prosegue l’intesa geopolitica con tutti i Paesi mediterranei, compreso l’Egitto, player energetico, con una oggettiva connessione al Golfo soprattutto in questa fase in cui EAU, Qatar e Arabia Saudita hanno stanziato diversi miliardi di dollari per assistere la sua economia in difficoltà.

Come aveva detto a Formiche.net Matteo Colombo, ricercatore del think tank olandese Clingendael, Italia ed Egitto sono due Paesi fondamentali per l’architettura generale del Mediterraneo allargato, e “non possono non parlarsi”.

Non va dimenticato che Il Cairo vanta alleanze sulla sicurezza con Israele, con cui ha in comune la visione nei confronti dell’Iran. Come osservato recentemente dal segretario americano alla difesa, Lloyd Austin, l’Egitto riveste un primario ruolo di leadership regionale, che ha manifestato anche in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel 2022, oltre ad aver assunto il comando della Task Force 153 delle Combined Maritime Forces.

Egitto e Italia sono inoltre caratterizzate da forti relazioni commerciali, con primarie aziende italiane impegnate sul campo egiziano. Il caso più rilevante riguarda l’Eni, impegnata a far emergere la propria centralità anche in questa fase di crisi energetica, come soggetto gestore dei giacimenti egiziani dopo aver scoperto il gigantesco “serbatoio” Zohr.