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Roma, 24 gen – In un epoca in cui politica e media ci bombardano ddi informazioni più o meno manipolate sul surriscaldamento globale, in diversi Paesi mediorientali troviamo in questi giorni un fenomeno metereologico che potremo definire “anomalo”. Nelle ultime due settimane sarebbero infatti almeno 124 le persone decedute in Afganistan a causa del brusco abbassamento delle temperature. Inoltre, da quanto riportano i funzionari talebani che governano la martoriata nazione eurasiatica, circa 70.000 capi di bestiame sono morti in quello che è stato definito l’inverno più freddo degli ultimi dieci anni. Le temperature sono scese fino a oltre meno 28 gradi Celsius (meno 18 Fahrenheit), ben al di sotto della media di questo periodo dell’anno. Secondo i meteorologi, le condizioni più fredde sono state registrate nel nord del Paese dove sarebbe in corso una vera emergenza climatica.

I talebani mantengono la linea dura

Le agenzie di stampa occidentali affermano che molte agenzie umanitarie, presenti sul territorio, hanno sospeso le operazioni nelle ultime settimane dopo che i talebani hanno vietato alle donne afgane di lavorare per le Ong. A confermare la decisione talebana è arrivata la dichiarazione di un alto ministro afgano: “nonostante i decessi, l’editto non verrà modificato”. Il ministro ad interim per la gestione dei disastri, il mullah Mohammad Abbas Akhund, ha dichiarato alla BBC che molte aree dell’Afghanistan sono state completamente isolate dalla neve. “Elicotteri militari sono stati inviati in soccorso – ha spiegato il mullah – ma non potevano atterrare nelle regioni più montuose”.

Dalla guerra alla “glaciazione”

“La maggior parte delle persone che hanno perso la vita a causa del freddo erano pastori o persone che vivevano nelle zone rurali, e non avevano accesso all’assistenza sanitaria”, ha dichiarato il mullah Akhund. Il ministro ad interim prova a rassicurare l’opinione pubblica internazionale sostenendo che le previsioni per i prossimi 10 giorni indicano un aumento delle temperature. Il ministro esterna però la preoccupazione del governo per coloro che vivono ancora nelle regioni di montagna. “La maggior parte delle strade che attraversano le montagne sono chiuse a causa della neve. Le auto sono rimaste bloccate lì e i passeggeri sono morti a causa delle temperature gelide”.

Andrea Bonazza

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