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Nel panorama dell’intrattenimento italiano, composto dall’ormai esausto – ed esaurito – Grande Fratello Vip, dall’Isola dei Famosi ormai ridotta a triste esposizione di bikini non troppo memorabili, a cui si aggiunge Il Collegio che tenta di redimere una generazione – a detta di adulti prigionieri del conservatorismo – degradata, non avevamo di certo bisogno di un altro reality show. Ma in un mondo dominato dal relativismo urlato, la proposizione coordinata avversativa è d’obbligo soprattutto se si parla di Summer Job, il nuovo reality italiano approdato su Netflix prodotto da Banijay Italia. Il programma, con Matilde Gioli negli inediti panni di conduttrice, si basa su una semplicissima premessa: 10 giovani viziati pensano di vivere una vacanza di lusso in Messico all’insegna dell’ozio e del divertimento, per poi scoprire in loco – dalla parole della dolce Matilde – di doversi guadagnare il soggiorno facendo qualcosa a loro sconosciuto: lavorando.

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Summer Job Netflix recensione del nuovo reality italiano con Matilde Gioli

Se la premessa potrebbe non sembrare un incredibile exploit di novità, sin dai primi episodi è innegabile il coinvolgimento innescato dalla presentazione dei concorrenti, i quali non mancano di sottolineare la loro estraneità al lavoro e la loro, invece, incline tendenza all’ozio e agli agi del lusso, perché d’altronde “la vita è bella, ma la bella vita è meglio” come ha prontamente sottolineato Marina, vincitrice morale di Summer Job. Un’eccentricità di caratteri chiusi in una villa lussuosa in riva al mare messicano, i quali subiscono una svolta grottescamente divertente nel momento in cui avviene il fatidico incontro con il lavoro. La redenzione degli sciagurati concorrenti (perché d’altronde è colpa loro se oggi sono così viziati) è infatti lasciata, da un lato, nelle mani dei severi ed esigenti datori di lavoro, incaricati della missione di educare i ragazzi alla fatica; dall’altro nel sogno del montepremi finale di 100mila euro, il quale però calerà al ritmo di ogni busta paga vuota – consegnata ai ragazzi meno rispettosi e più scansafatiche – e a causa dei costosi lussi a cui i concorrenti non sapranno dire no.

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Summer Job cast è forse l’elemento vincente del reality: dal dandy Pietro alla bella Lavinia

Il nuovo reality italiano, fruibile in forma seriale, diventa quindi il perfetto contenuto figlio del postmodernismo: un mix – o meglio un remix – di reality che a modo loro hanno fatto la storia del genere in televisione: da RiccanzaTi spedisco in convento, da Love Island a Il Collegio, passando per gli Shore americani che hanno regalato momenti indimenticabili di trash ante litteram. Di certo Summer Job non ha regalato ai posteri episodi indimenticabili della stessa caratura dei colleghi americani – tranne forse il declino dell’elegante Gian Marco, da Baronetto a spalatore di escrementi -, ma ha comunque contribuito a svecchiare un genere che in Italia sembra ormai soccombere sotto le grinfie, e il peso, delle versioni Vip. Inoltre la nota di merito maggiore va alla scelta del cast, composto prevalentemente da volti nuovi, che nella sua spontaneità si farà ricordare: dall’angelico dandy Pietro, perso nel suo eterno filosofeggiare, alla coppia Lavinia-Samuele (lui figlio del pallavolista Mastrangelo), dall’eccentrica Marina alla pesante Melina, fino al coraggioso Mathias, fratello di Giaele De Donà, che ha fatto coming out proprio nel programma.

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Summer Job Matilde Gioli supera senza gloria la prova da conduttrice

Senza gloria, invece, l’esordio alla conduzione di Matilde Gioli a cui è affidato principalmente il compito di tessere le fila del racconto con una voice over spesso troppo invadente e didascalica. Ma che riesce ad empatizzare bene con i concorrenti, a diventarne quasi la diligente sorella maggiore, sempre pronta però a condurli in tentazione con proposte di massaggi, feste in discoteca e cena lussuose. Alla fine dei conti dunque di Summer Job è il prodotto perfetto per staccare il cervello e passare un paio di ore in maniera spensierata; un reality di cui non sapevamo di aver bisogno.