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Forse non tutti lo sanno, ma Henri-Marie Beyle, meglio conosciuto come Stendhal, l’uomo che odiava Grenoble, sua città natale, ma che amava Milano (tanto da farsi ricordare come “milanese” nel suo epitaffio), nell’agosto del 1818 decise di intraprendere un viaggio proprio in Brianza. Era il 25 Agosto, e partito insieme all’amico Giuseppe Vismara dalla città meneghina a bordo di una carrozza, viene subito informato dal vetturino di un fatto spiacevole: a Desio un prete è stato ucciso a colpi di pietra in testa, bisogna fare attenzione. Prima tappa a Inverigo: “la pianura è monotona, manca un grande fiume o un mare”, annota Stendhal, che ancora non è in quegli anni il famoso romanziere della ‘Certosa di Pavia’, ma che annota nel suo diario, in stile scarno e spesso volgare, tutte le sue esperienze. Successivamente si giunge al lago di Alserio, si costeggia il “selvaggio lago del Segrino”, dove “l’acqua sembrava morta”. Prima di giungere a Canzo si incontra una “deliziosa cascata. (…) Qui il Lambro, incastonato tra le rocce sotto il Pontescuro, non è niente male”. Il giorno successivo i due amici si mettono in marcia verso il lago di Pusiano, dove, presa una barca, ci si dirige presso l’Isola dei Cipressi. La vista di questi paesaggi lascia il nostro Stendhal estasiato, e il francese annota minuziosamente scorci paesaggistici di quanto vede nel suo diario. Non possiamo di certo escludere che forse, queste vere e proprie pennellate di parole, non siano poi tornate utili a Stendhal nella descrizione degli scenari italiani de ‘La Certosa di Parma’ o della Francia nel suo ‘Il Rosso e il Nero’. Nel corso del viaggio Stendhal avrà modo anche di concedersi piccole pause piccanti, attratto dalla bellezza delle donne del luogo che “non hanno niente di greco in quanto a bellezza, ma che sono assolutamente originali. Figure simili si trovano nei dipinti veneziani”. Proprio ad Oggiono Stendhal conoscerà una certa Luigia, pescatrice con cui prima si recherà a raccogliere i pesci storditi dalla ‘coca’ nel lago, ovvero il ‘coccolo’, sostanza stordente usata nella pesca di frodo ottenuta mischiando farina gialla e polpa di un frutto esotico. Il giorno successivo, dopo una cena movimentata, Stendhal salirà ancora su quella barca con la donna e non mancherà di riportare sul suo diario l’accaduto, con una volgarità che mai ci aspetteremmo dal romanziere: “a gran fatica una ‘baisée’ (volgare francese per indicare un rapporto sessuale, simile all’italiano ‘trombata’). Ella raggiunge il piacere due volte. Sua aria stanca dopo”. Questi sprazzi inattesi, nel Diario di viaggio in Brianza di Stendhal, sono piccole parentesi all’interno di una narrazione che sembra essere sempre estasiata, ispirata, delle località lacustri della Brianza: “quale incanto sarebbe perdere di vista e poi ritrovare i laghi”, “incantevole discesa in mezzo ai castagni da Oggiono al lago”. Sabato 29 agosto Stendhal tornerà a Milano, ma è certo che le terre brianzole rimarranno sempre nei suoi ricordi.

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