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Il governo, in esso segnatamente la componente grillopiddina, sembra in crisi di credibilità e si aggrappa a testimonial improbabili per far passare le sue istanze. Il guaio è che a destra, ma è una destra che sempre meno riusciamo a comprendere, a distinguere dall’altera pars, ci cascano con tutte le scarpe. Salvini, per esempio, rimasto orfano della “Bestia”, sembra alla deriva nella perigliosa navigazione social: sprizza entusiasmo da tutti i tweet per la vittoria dei Maneskin agli MTV Ema, uno dei tanti premi di latta che servono a tenere su il business. “Viva l’Italia che vince”, si spertica il leader leghista. Fatica vana spiegargli che la musica rock sta su altri pianeti, se uno a 50 anni non l’ha capito da solo, significa che in casa non ha neppure un album degno di ascolto.

Ma fatica inutile anche ricordargli come mai questi Maneskin, prodotto di laboratorio, sono tenuti così in palmo di mano dall’informazione mainstream che li ha creati: semplicemente perché questi quattro ragazzini che ora copiano il Rocky Horror Picture Show (fu un musical epocale, Matteo…), ora i Cugini di Campagna, si esprimono una volta per il Green Pass totale, con annesso vaccino obbligatorio senza limite (hanno insultato gli scettici come “terrapiattisti” e scemi), un’altra fanno propaganda alla legge Zan, proprio come alla premiazione degli MTV, dove han trovato modo di lamentarsi perché loro vincono tutto, a nome dell’Italia (sic!), ma “sui diritti civili l’Italia è rimasta indietro” (sic!). Ovviamente non la conoscono, non l’hanno mai neppure scorsa, dunque non sanno, e se lo sapessero non gli importerebbe, che quella norma di civile non aveva niente e di censorio e illiberale tutto.

Sulla stessa scia la Lady Gaga al secolo Germanotta, questo clone di Madonna per la quale si potrebbe scomodare la definizione che di miss Ciccone ebbe a rilasciare Mick Jagger: “Un bicchiere di talento in un mare di ambizione”. Con la differenza che per Gaga, basta il contagocce. Anche lei, sbarcata in madrepatria per pubblicizzare il suo filmetto su Patrizia Gucci, addobbata come un lampadario, è subito filata dal ciambellano del Pd, Fabio Fazio, che l’ha accolta come la Madonna Genderfluid dandole modo di sparare il suo pistolotto sulla Zan, le discriminazioni, il sessismo e tutte le altre baggianate di complemento; tra queste, la vaccata per cui l’omicidio di Patrizia Gucci, da lei interpretata, “fu colpa del maschilismo tossico”.

Di bene in meglio, il terzo testimonial è Fedez. Oddio, scende in politica? Sì, no, forse. Il primo a complimentarsi, sembra impossibile, è stato, tanto per cambiare, il solito Salvini: “Benvenuto, lo aspetto per confrontarci sull’Italia”. Con Fedez, mica, che so, con Riccardo Muti. Con Fedez, che il pensiero più gentile che dedica a Salvini è definirlo un maiale. Il signor Lucia, insieme alla moglie signora Ferragni, ha cavalcato qualsiasi cavallo di battaglia della sinistra di soldi e di governo, dalle escandescenze di piazza (memorabili alcuni suoi tweet di sostegno a un primo maggio di qualche anno fa, quando Milano fu messa a ferro e fuoco dagli antagonisti), all’odio sbracalato verso “la destra”, al libero e incontrollato flusso di clandestini (per i quali hanno una soluzione definitiva: mollare a qualche fortunato casuale mazzette da 500 euro a bordo della Maserati: uno le tira dal finestrino, l’altra mette il video su Instagram), al millantato fascismo dei due balordi criminali, i fratelli Bianchi che trucidarono il povero Willie Montero (poi si scoprì che entrambi ascoltavano ossessivamente proprio il Fedez), all’ortodossia vaccinale, fino, naturalmente, al fanatismo da Zan/zaroni, ovviamente nell’inconfondibile approccio kitsch: a suon di smalti per maschi, ciabatte interlocutorie, vestendosi con orrende mises a ruoli invertiti e via discorrendo.

L’hanno preso sul serio il Fedez e lui li ha irrisi: “voi, politici, intellettuali, giornalisti, vi siete fatti prendere per il culo da quello che avete descritto come uno stupidotto con la terza media”. Qui affiora tutto il rancore piccoloborghese, il complesso d’inferiorità classista di chi è fuggito dall’hinterland, dalle scuole dove i bulli lo facevano tornare a casa senza scarpe, ma non può mai guarire completamente. Ma le cose non stanno proprio così, è che da uno come Fedez questo ed altro: politici, intellettuali e giornalisti saranno anche coglioni, ma chi, dopo Grillo, si sente di escludere che il primo esibizionista con la terza media fondi un partito in Italia? Probabilmente i Ferragnez non fonderanno mai niente, hanno troppo da fare con gli affari: la trovatina di mr Lucia serviva a lanciare il nuovo album, nella preoccupazione che non si risolva in un flop come il precedente. Tutto qui.

Non è escluso, invece, che prima o dopo uno dei due, o entrambi, finiscano per venire cooptati: le offerte, lo sappiamo tutti, non mancano loro, lui ha un’amicizia intellettuale con Di Battista, lei il Pd se la prenderebbe subito, è il sogno proibito di Letta, sembra proprio costruita per un partito di ricchi, egolatrici e assai poco problematici. Ferragnez, Maneskin, perfino miss Germanotta mezza italiana sono la nuova leva degli zdanoviani, i testimonial di regime che sostituiscono le icone bolse delle Mannoia, i Gassman jr, i Carofiglio, le Murgia che ormai, per dirla all’inglese, hanno rotto i coglioni. E a destra? A destra non hanno nessuno e si sdilinquiscono per i pupazzetti dell’altra parte (?) che intanto li insultano, li sputtanano.

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