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Andrea Cionci

Andrea Cionci

Storico dell’arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall’Afghanistan e dall’Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo “Eugénie” (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi – vive una relazione complicata con l’Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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Pur senza aver letto – o capito – “Codice Ratzinger” (Byoblu ed.), ci sono, attualmente, diversi personaggi che, in modo più o meno diretto, attaccano lo scrivente. Fioccano, quindi le offese personali, le considerazioni svalutanti, le caricaturali arie di superiorità, i tetragoni mutismi da quegli pseudo-cattotradizionalisti legati a doppio filo con la Chiesa attuale, che ben si guardano dall’entrare nel merito dello scomodissimo tabù.

Qualcuno si è anche spinto a darci dei “donatisti”, eretici del IV-V secolo che ritenevano nulli i sacramenti amministrati dai sacerdoti peccatori, mentre la Magna Quaestio, tutti sanno, è una questione di natura squisitamente canonica, non teologica. L’approccio dell’inchiesta è, poi, del tutto laico: Bergoglio non è il papa non perché eretico, peccatore, o apostata o qualsiasi altra cosa del genere, bensì perché Benedetto XVI non ha abdicato.

Non possiamo non notare come persistano delle grosse difficoltà (in alcuni casi dovute a patente malafede) nel comprendere la questione nodale, essenziale e fondamentale della SEDE IMPEDITA.

Di cosa stiamo parlando? Lo spiega “for dummies” il canone 335: “Mentre la Sede romana è vacante o TOTALMENTE IMPEDITA, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale…”.  

Che significa sede impedita? Canone 412: “La sede episcopale si intende impedita se il Vescovo diocesano è totalmente impedito di esercitare l’ufficio (MUNUS) pastorale nella diocesi a motivo di prigionia, confino, esilio o inabilità, non essendo in grado di comunicare nemmeno per lettera con i suoi diocesani”.

(…Episcopus dioecesanus plane a MUNERE pastorali in dioecesi procurando praepediatur…).

Come vedete, si parla di impedimento dell’ESERCIZIO del Munus che è il titolo, l’investitura di papa, di origine divina, come conferma la costituzione Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II: art. 53 – “…chiunque di noi, per DIVINA DISPOSIZIONE, sia eletto Romano Pontefice, si impegnerà a SVOLGERE fedelmente il MUNUS Petrinum di Pastore della Chiesa universale…”.  

Chiaro? Se il papa non può ESERCITARE il Munus, si trova in sede impedita. L’esercizio del Munus si chiama Ministerium, e CONSEGUE, dipende dal Munus. In sede impedita il papa è prigioniero, ma resta papa, perché CONSERVA il Munus, il titolo papale, anche se gli è impedito di esercitarlo, se è quindi privo di Ministerium.

Infatti, per l’abdicazione, il canone 332.2 impone la RINUNCIA AL MUNUS stesso, al titolo, NON AL SUO ESERCIZIO, il Ministerium che, di conseguenza, decade automaticamente. Leggete qui: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio (Munus), si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente…”. (Si contingat ut Romanus Pontifex MUNERI suo renuntiet…).

In due parole: se il papa non ha più il Munus, è tutto a posto: non è più papa, ha abdicato, perde anche il ministerium e la sede è vacante.

Invece, se il papa non ha più il Ministerium, ma conserva il Munus, è prigioniero, la sede è impedita e il papa RESTA PAPA A TUTTI GLI EFFETTI. Chiaro fin qui?

E papa Benedetto XVI cosa ha fatto? Ha rinunciato al MUNUS? NO, NO e poi NO.

Ha rinunciato solo al MINISTERIUM, cioè all’ESERCIZIO DEL MUNUS. Ergo, E’ IMPEDITO, quindi è rimasto il SOLO PAPA VIVENTE.

Ora, se il papa non è abdicatario, ma impedito, e si convoca un conclave, questo è abusivo e si elegge un ANTIPAPA, un papa illegittimo.

Per questo Mons. Gänswein , nel famoso discorso del “ministero allargato” disse: “C’è un solo papa legittimo, ma due successori di San Pietro viventi. C’è un ministero allargato con un membro attivo e un membro contemplativo”.

TUTTO TORNA: il papa impedito, Benedetto XVI, è il papa legittimo prigioniero, che conserva il Munus,  ed è il membro CONTEMPLATIVO del ministero allargato in quanto privo del ministerium. E quindi è definito l’”emerito”, colui “che merita, che ha diritto” di ESSERE papa, anche se non esercita il potere.

Il papa regnante, Bergoglio, è invece il membro ATTIVO, ma è il successore illegittimo, l’antipapa.

E allora perché Benedetto XVI nella Declaratio ha scritto che la “sede di Roma, la sede di San Pietro resterà vacante”? Attenzione: questa è la traduzione italiana dal latino, ma in latino (unico testo che conta) il verbo “vacet” si traduce correttamente come “sede vuota, sgombra, libera”. Infatti papa Benedetto alle 17.00 del 28 febbraio 2013 prende l’elicottero e lascia la sede fisicamente VUOTA, libera, perché IMPEDITA.

La Declaratio SEMBRA un’abdicazione se letta in italiano e nelle altre lingue volgari perché sia Munus che Ministerium sono tradotti con la stessa parola “ministero” (ministry, ministerio, ministére…). MA NON LO E’.

Infatti, quando Benedetto dice che ha “validamente rinunciato al suo ministero”, egli si riferisce al ministero-Ministerium e non al ministero-Munus. Per questo motivo Benedetto dice che ha scritto la Declaratio in latino per non commettere errori (quello di abdicare): perché solo in latino c’è la distinzione fra Munus e Ministerium.

Emerge quindi un geniale piano antiusurpazione, una ritirata strategica (vedasi Ticonio QUI) con cui papa Benedetto, per difendere la Chiesa da chi voleva trasformarla nello sponsor del globalismo massonico, ha lasciato APPARENTEMENTE la sede VACANTE ai suoi nemici dell’arcinota Mafia di San Gallo, mentre invece ha lasciato loro in pasto la sede IMPEDITA. Quelli, divorati dalla brama di potere, si sono bevuti la rinuncia al ministero-ministerium e ci si sono strozzati: l’antipapato di Bergoglio dovrà essere annullato. Fine: combustione escatologica dei nemici di Cristo e purificazione della Chiesa (almeno a livello spirituale).

Ecco anche perché su 7,5 miliardi di persone al mondo, gli unici che, PER ORA, non possono parlare liberamente di sede impedita, sono il Santo Padre Benedetto XVI, papa impedito che, non a caso, conserva veste bianca e nome pontificale, e il suo fedele segretario Mons. Gänswein.

Quindi e’ del tutto inutile che si continuino a sollecitare papa Benedetto o Mons. Gänswein perché si pronuncino in modo esplicito sulla sede impedita, in quanto essi stessi sono impediti.

E’ come continuare a telefonare a una persona rapita per sapere dove si trova: non risponde, chissà perché? Il Papa e il suo segretario hanno già fatto i salti mortali per spiegare quello che possono, addirittura con la citazione del libro di Geremia QUI dove si legge: “IO SONO IMPEDITO”.  

Si devono quindi, semmai, sollecitare i cardinali e i vescovi perché aprano un SINODO PROVINCIALE per deliberare sul vescovo di Roma impedito.  Uno che potrebbe farlo è Mons. Viganò, ma l’arcivescovo sembra avere altri progetti QUI che nessuno dei suoi ha, finora, smentito.

In alternativa, solo un altro fattore potrà liberare papa Benedetto dalla sede impedita. Allora ci sarà la chiarezza definitiva.

Nel frattempo, c’è un aspetto teologico da non sottovalutare. “Potete credere o non credere” dice papa Benedetto. La questione canonica è oggettiva, per quanto complessa, l’abbiamo illustrata ad usum di un ragazzo di 14 anni, ma tanto CHI NON VUOLE CAPIRE non lo farà, accusando un mal di testa, la repulsione verso ”noiose questioni di ingegneria canonica”, o insultando lo scrivente. Faranno obiezioni su dettagli laterali del tipo “Ma allora perché Benedetto chiamò Francesco «Santo Padre»?”. Una volta ricevuta la spiegazione, diranno che sono “complottismi, forzature”, dimenticando l’oggettiva realtà canonica spiegata poco prima. Sistemi difensivi che consentono loro di continuare a disertare, prosperando o nella comoda “via larga” bergogliana, o nella professionalizzazione dell’attacco a “papa Francesco”.

Da qui, la selezione operata magistralmente dal Codice Ratzinger: le centinaia di messaggi sottilmente logici, o anfibologici di papa Benedetto, con i quali spiega la sede impedita, sono solo per “chi ha orecchie per intendere”. E’ un meccanismo geniale di graduale purificazione della Chiesa, di AUTO-SEPARAZIONE DEL GRANO DALLA ZIZZANIA: i dubbiosi ostinati, gli ignoranti pervicaci, i massoni, i modernisti, gli antilogici, gli haters, gli ironici sprezzanti, i compromessi col potere, i corrotti, i traditori, gli avidi di danaro, i sedevacantisti, quelli che hanno interessi materiali, i paralizzati mentali, i traffichini, la gente senza fiducia in Cristo e nel Suo Vicario, tutti costoro rimarranno fuori dalla porta, pur assumendosi, nel frattempo, un’agghiacciante responsabilità storica.

Infatti, dato che Bergoglio non è il papa legittimo, ha nominato una pletora di cardinali illegittimi che, se andranno a un prossimo conclave, eleggeranno UN ALTRO ANTIPAPA. Ecco perché chiunque finge di non capire, chi fa lo gnorri sulla sede impedita, chi offende i “pazzi” che proclamano questa verità, chi si chiude in uno sdegnoso mutismo, chi dà del “modernista” a Ratzinger, sta apprestando un prossimo antipapa, quindi la FINE DELLA CHIESA CANONICA VISIBILE, costringendo la vera Chiesa alla fuoriuscita dalla “sinagoga” preparando tempi catacombali e clandestini per il Cattolicesimo che dovrà rinascere, purificato, ma fuori dalla sede. Addio Vaticano, Cappella Sistina, chiese, palazzi, tesori, beni mobili e immobili: addio tutto. Si ripartirà dagli stracci. E saprete chi ringraziare.