Scuola riapre il 7 gennaio: ingressi dalle 8 alle 10 e lezioni di 45 minuti alle superiori

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Ecco come riparte la scuola dopo l’Epifania: ingressi scaglionati, dalle 8 alle 10 in molti istituti, turni anche il sabato, lezioni di 45-50 minuti per consentire l’uscita da scuola massimo alle 16

Scuola riapre il 7 gennaio: ingressi dalle 8 alle 10 e lezioni di 45 minuti alle superiori. Il 7 gennaio, dopo la pausa delle vacanze di Natale, riparte la scuola in presenza anche per i ragazzi delle scuole superiori.

Non tutti però varcheranno l’ingresso del proprio istituto nello stesso momento: la presenza in classe è infatti consentita solo al 50%, come indicato da un’ordinanza emanata nei giorni scorsi dal ministro della Salute Speranza.

Il 31 dicembre è arrivato anche il via libera dei prefetti per la ripresa della didattica in presenza per i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado, con una percentuale del 50% fino al 15 gennaio, data in cui scadrà il dpcm attualmente in vigore.

“Le prefetture hanno adottato i documenti operativi all’esito dei lavori dei tavoli di coordinamento Scuola-trasporti istituiti in tutte le province in vista della ripresa, dal 7 gennaio, dell’attività didattica in presenza”.

Dal 15 gennaio didattica la 75%

Dopo il 15 gennaio, più probabilmente dal 18, la didattica in presenza potrebbe essere portata al 75%. Ma come ha ricordato il viceministro alla Salute Sileri questo non significa che le scuole resteranno aperte fino a giugno.

Tutto dipenderà dalla curva epidemiologica: “Siamo pronti a riaprire le scuole, ma con azioni chirurgiche in caso di contagi fuori controllo. Così come se ci saranno focolai ben definiti sarà necessario fare passi indietro.

Dobbiamo abituarci a uno stop and go, questa sarà la nostra routine e andremo avanti così per gran parte del 2021”, ha spiegato in un’intervista.

Come ripartirà la scuola

Il nodo cruciale da sciogliere, per poter ridurre al 50% la didattica a distanza, è stato quello del trasporto pubblico. In un’intervista al Corriere della Sera Arrigo Giana, presidente di Agens, l’Agenzia confederale dei trasporti, spiega.

“Le scuole rappresentano l’8-10 per cento del traffico totale, non è una percentuale preponderante, ma in una situazione in cui c’è un limite di capienza del trasporto al 50 per cento e già i mezzi sono pieni al 45, abbassi le altre categorie di pendolari.

E le sposti al di fuori della fascia oraria dalle 7 alle 9 e permetti così di avere lo spazio sufficiente e necessario perché gli studenti possano andare in sicurezza a scuola. È fondamentale lo scaglionamento di tutte le categorie che utilizzano il Tpl”.

“In una giornata pre Covid come questa sui mezzi del trasporto viaggiavano 15 milioni di persone in tutta Italia” mentre oggi “sono circa 6 milioni. Pari a una percentuale che varia tra il 40 e il 45 per cento. Con una tendenza a salire”, aggiunge Giana.

Per questo sono stanziati 300 milioni di euro per pagare mezzi pubblici aggiuntivi, che evitino gli assembramenti che si erano registrati all’inizio dell’anno. Tutti i mezzi nuovi saranno già in servizio dal 7, per testare la capacità del sistema di reggere con il nuovo afflusso.

Ingressi alle 10

Per questo è stato necessario scaglionare gli ingressi a scuola: gli studenti non entreranno tutti insieme, ma l’ingresso in alcuni casi sarà fissato anche alle 10. Le lezioni a quel punto potrebbero terminare anche alle 16.

Anche se Veneto, Emilia-Romagna, Sardegna, Basilicata, Molise hanno già fatto sapere che manterranno l’orario di entrata alle 8. Negli istituti che non lo prevedevano già l’orario scolastico potrebbe protrarsi fino al sabato.

Le lezioni per le superiori inoltre saranno più corte, massimo 45-50 minuti, proprio per evitare che le lezioni si protraggano oltre le 16 del pomeriggio. Le lezioni che non si potranno fare in presenza saranno recuperate comunque con la didattica da remoto.

Protestano il presidente dell’Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della Scuola (Anp), Antonello Giannelli, in un’intervista al Corriere della Sera. Questi orari penalizzano troppo la qualità della vita degli studenti.

Il capo dei presidi si chiede anche il perché “si fanno pagare solo alla scuola la rigidità e i ritardi nell’adeguamento del sistema dei trasporti. Si sarebbe potuto scaglionare l’orario di inizio delle altre attività.

In quanto “la metà degli studenti italiani delle scuole superiori frequenta un istituto tecnico o un professionale: sono almeno 6 ore al giorno. L’organizzazione della loro vita sarà sconvolta.

Escono alle 16.30, senza aver mangiato, prendono un bus o un treno, arrivano a casa affamati alle sei di sera. A che ora faranno i compiti? Alle 21…”, ragiona Giannelli, che chiede appunto che siano lasciati pochi compiti a casa per i ragazzi”.