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Il mondo della moda in senso allargato si è riunito attorno al primo Tavolo della Moda sotto il governo Meloni che si è tenuto ieri a Palazzo Piacentini. Presieduto dal ministro Adolfo Urso, presenti il viceministro Valentino Valentini, i sottosegretari Fausta Bergamotto e Massimo Bitonci, i rappresentanti del ministero dell’Ambiente e Sovranità Energetica il viceministro Vannia Gava e della Cultura il sottosegretario Lucia Borgonzoni le associazioni di categoria e i sindacati del settore.

L’appuntamento era stato annunciato in occasione della conferenza stampa d’apertura di Pitti Uomo 103, presso la Fortezza da Basso. Si tratta della prima convocazione nell’ambito del Governo Meloni, dopo l’istituzione nel 2009 proprio su impulso di Urso (che all’epoca aveva la delega per il Commercio con l’Estero) e una successione, nel corso degli anni, frammentaria e spesso poco nota al di fuori degli addetti ai lavori. L’ultima convocazione risale alla scorsa estate, da parte Vice ministro dello Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin, e precedentemente (nel 2021) dal Ministro Gianfranco Giorgetti, sotto il Governo Draghi. All’ordine del giorno, il supporto a un settore fortemente vessato dalle ripercussioni dell’emergenza sanitaria.

Questa volta organizzato dal Ministro delle Imprese e del made in Italy (Mimit) Adolfo Urso, al Tavolo della moda si sono incontrate tutte le componenti della filiera, dalla produzione agli showroom, fino alla distribuzione commerciale per fare il punto sugli effetti del caro energia e dell’inflazione sui consumi di un settore strategico per la nostra economia e tra i più importanti per formazione del Pil e occupazione. 

Durante la riunione, la prima presieduta dal Ministro Urso, sono state presentate azioni che il Governo sta mettendo in campo per sostenere il settore e contrastare le nuove sfide globali tra cui la concorrenza sleale e la lotta alla contraffazione. Più in particolare Urso ha preannunciato l’adozione di incentivi per sostenere l’export puntando a politiche industriali in risposta alle nuove sfide cinesi e americane (Buy European) e la riforma del settore della formazione professionale, eccellenza della filiera italiana, con riforma degli ITS e la creazione del liceo del Made in Italy.

“L’industria italiana della Moda – ha dichiarato il Ministro nel suo intervento – è l’emblema del made in Italy nel mondo e rappresenta un comparto produttivo di enorme importanza per l’economia del nostro Paese e trova la sua esaltazione nella nuova denominazione del Ministero che significa una nuova e più significativa mission. La riunione di oggi arriva in un momento cruciale in cui stiamo preparando le basi di una politica industriale europea. Mercoledì sarò a Bruxelles per una serie di incontri per sostenere le posizioni dell’Italia e delle sue imprese, come le modifiche al Regolamento Ecodesign”.

I rappresentanti del settore hanno sollecitato misure per investimenti in sostenibilità, aiuti per la digitalizzazione, sostegni finanziari per export. Tutte richieste che verranno presentate dal ministro Urso alla riunione istitutiva del nuovo Comitato Interministeriale del Made in Italy nel mondo (Cimim) che si terrà giovedì prossimo.

“La situazione per il settore moda sul mercato interno è particolarmente preoccupante a causa dell’inflazione all’11,6%, e degli inevitabili aumenti di almeno il 15%, che i fornitori praticheranno a partire dalle prossime collezioni, del costo del denaro e della difficoltà delle imprese ad ottenere credito”. A dirlo è Giulio Felloni, Presidente di Federazione Moda Italia e presente appunto al Tavolo della moda.

“Una situazione – ha proseguito Felloni, riassumendo la congiuntura economica che fa da sfondo all’appuntamento istituzionale – difficilmente sostenibile per i negozi di moda che dovranno anche pagare una mensilità in più all’anno per l’adeguamento Istat ai canoni di locazione e che potrebbero trovarsi di fronte ad una generale contrazione dei consumi”.

Al Ministro, che ha presieduto l’incontro, gli enti hanno raccontato le preoccupazioni di un settore ancora convalescente dalla crisi pandemica, avanzando un pacchetto di proposte per ridargli slancio, a fronte di uno scenario denso di criticità, tra una pressione inflazionistica galoppante, lo spettro della recessione e la crisi energetica e logistica.

Tra le proposte, un intervento urgente sulle locazioni commerciali come, ad esempio, un credito d’imposta del 30%, così come avvenuto durante la pandemia, o l’introduzione della cedolare secca sugli affitti commerciali condizionati all’obbligo di una congrua riduzione dei canoni di affitto dopo accordo specifico tra locatore e conduttore.

Per il rilancio dei consumi, la Federazione ritiene poi indispensabile un ‘bonus moda’, come quelli già sperimentati per automobili e arredamento, per la consegna nei negozi di moda di prodotti usati dai consumatori e un’aliquota Iva agevolata del 10% sui prodotti fashion.

Riunire sinergicamente la filiera, dunque, dando voce ai suoi attori e alle sue esigenze e urgenze, anche all’indomani della crisi pandemica. Resta, però, ancora da delineare l’impatto effettivo che il Tavolo avrà sulla scelte governative legate al settore moda. A dare fiducia ai player, il background del capofila Urso, con un trascorso imprenditoriale e un coinvolgimento già dimostrato in passato nelle sorti dell’ente.

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