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Come guadagnare mille miliardi in 10 anni. Questo incipit che sa tanto di campagna di marketing per pubblicizzare uno di quei corsi di trading on line che ci vengono propinati in tutte le salse rischia di diventare di grande attualità soprattutto se si prendono in considerazione due dati. Il primo – 1.825,6 miliardi di euro rappresenta la liquidità stipata sui conti correnti – è stato molto dibattuto in questi mesi in relazione alla tendenza endemica degli italiani al risparmio e ai timori, che hanno quindi accentuato questa tendenza, generati dalla pandemia. Il secondo – l’1,8% del tasso di inflazione – visti i continui rincari praticamente di tutte le materie prime è un numero che non può che continuare a crescere. Ecco, Gimme5, il salvadanaio digitale nato su iniziativa della Sgr AcomeA che permette di accantonare piccole somme, a partire da 5 euro al mese, attraverso uno smartphone e di investirle in fondi comuni di investimento, parte da quei due numeri per dimostrare attraverso una simulazione quanto si potrebbe guadagnare se, invece di lasciare il denaro fermo, lo si investisse.

 

 

DAL 2021 AL 2031 
Vediamo. Si parte dal mese di novembre del 2021 e si arriva a novembre del 2031. Quindi l’arco temporale preso in considerazione è di dieci anni. Viene ipotizzato un investimento attraverso un fondo comune aggressivo (20% in obbligazioni e 80% in azioni) e per calcolarlo sono presi come riferimento i rendimenti medi annualizzati al netto dell’inflazione (ipotizzata al 2% annua) registrati dal 1900 al 2020: 2,1% per le obbligazioni e 5,3% per le azioni globali (Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2020/Credit Suisse, London Business School). Lasciando il denaro sui conti correnti, l’inflazione porterebbe a una perdita del 18%. Insomma, la liquidità degli italiani si ridurrebbe a 1.491,6 miliardi. Investendo il denaro, invece, il valore reale del nostro capitale arriverebbe a quota 2.878,8 miliardi, «pari al Pil del Regno Unito, con un guadagno del +93% rispetto al patrimonio eroso», si evidenzia nella ricerca.

 

 

IL CAROVITA CORRE
Certo. Parliamo di una simulazione e nessuno ci assicura che nei prossimi anni i rendimenti di bond e titoli azionari viaggeranno sugli stessi livelli medi degli ultimi 120 anni. Siamo però certi di un fatto. Che l’inflazione è tornata a correre e a prescindere da come si risolverà il dibattito tra chi vede un carovita solo di passaggio e chi invece parla di inflazione strutturale, nei prossimi mesi l’aumento del costo della vita continuerà a mangiarsi una parte dei risparmi che teniamo fermi sui depositi. Anche perché lato Piazza Affari le cose vanno a gonfie vele. Proprio ieri la Consob ha comunicato che il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e Pil è tornato ai livelli pre-pandemia. Non solo. È aumentato il numero delle società quotate. Sono cresciuti gli investimenti azionari, mentre si è ridotto il volume degli investimenti in titoli di Stato. E la redditività delle imprese finanziarie e non è in netto miglioramento. Una fotografia che fa il paio con gli ultimi dati di Assogestioni: per l’undicesimo mese consecutivo la raccolta del risparmio gestito (entrate meno uscite) è stata positiva. A novembre ci sono stati flussi per 7,7 miliardi di euro, da inizio anno invece le sottoscrizioni nette hanno raggiunto quota 84 miliardi. Che qualcosa stia cambiando? Del resto mille miliardi fanno gola a tutti.