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Recensione MacBook Pro 16” 2023 con M2 Max. Più core, più potenza e una incredibile autonomia

A più di un anno di distanza dalla prova del nuovo MacBook Pro con processore M1 Max ci troviamo davanti il suo successore. Il notebook è quasi lo stesso, prestazioni e autonomia no.

di  Roberto Pezzali – 23/01/2023 16:030

L’astronave è atterrata in redazione: il modello di MacBook Pro da 16” che Apple ci ha mandato per la prova è quello dotato di processore M2 Max con CPU da 12 core, GPU da 38 core e 96 GB di RAM unificata, quantitativo che può essere ordinato solo in questa particolare configurazione da 5.169 euro di listino.

Siamo consapevoli del fatto che questa è una configurazione estrema, e lo diciamo in piena sincerità: l’80% degli utenti che hanno bisogno di una workstation di questo tipo (o che vogliono un MacBook Pro per sfizio personale) può orientarsi senza alcun problema verso la versione con M2 Pro, e in una prova che faremo nelle prossime settimane vedremo come il nuovo M2 Pro per certi aspetti è superiore al vecchio M1 Max.

Era interessante tuttavia valutare questo modello per la filosofia progettuale che accompagna la piattaforma Apple Silicon: il notebook è sempre identico a prescindere dal processore utilizzato. La versione da 16” del MacBook Pro, che può essere ordinata con SoC M2 Pro come con M2 Max, è lo stesso identico computer che deve gestire, dal punto di vista termico e come alimentazione diverse varianti di SoC, da quella meno potente, più semplice, a quella più potente.

Se la versione che abbiamo in prova, quella con il processore più potente, riuscirà a reggere senza alcun problema anche carichi di lavoro prolungati, che è un po’ il motivo per cui si sceglie una workstation, possiamo dare per certo che tutte le altre versioni di MacBook Pro da 16” facciano altrettanto. Se la versione con più core e più memoria offre inoltre un’ottima autonomia, questa non potrà che migliorare riducendo il numero di core. 

Una nota: abbiamo provato la versione da 16″ come avevamo provato il 16″ nel 2021, e la versione da 14″ con processore M1 Max aveva un sistema di dissipazione più piccolo rispetto a quella da 16″ e meno efficiente, cosa che a parità di processore penalizzava la macchina più piccola come “corpo” proprio per questione termiche. I risultati, in termini anche di numeri, di questa recensione fatta sul 16″ potrebbero non essere replicabili sulla versione da 14″.

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La versione del 2023 è identica a quella del 2021

Perché per molti sarà sufficiente M2 Pro? Per il semplice motivo che tra i due processori esistono solo due differenze rilevanti: la prima è che M2 Max rispetto a M2 Pro ha il doppio dei core GPU, e all’interno del SoC la GPU occupa tanto spazio ed è quindi in gran parte responsabile dei 67 miliardi di transistor. La seconda è che ha anche un doppio acceleratore ProRes, che permette di raddoppiare la performance in fase di playback di contenuti 4K e 8K ProRes sulla timeline dei vari software di editing. Nel caso di M2 Max si arriva a 43 flussi 4K contemporanei e a 10 flussi 8K sempre ProRes.

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Sette flussi pro res 8K sulla timeline senza scatti. Arriva a dieci senza problemi

M2 Max serve solo a tre categorie di utenti: a chi lavora nel mondo della grafica 3D, quindi sviluppatori di videogiochi che si appoggiano a Unity, disegnatori e modellatori, a chi usa come motore di rendering software che si appoggiano alla GPU, ad esempio Octane di Otoy e a chi lavora in ambito machine learning. Tensorflow Metal utilizza l’accelerazione GPU per i calcoli e i risultati, con 38 core, sono assolutamente notevoli.

Tornando all’ambito grafico è bene ricordare che quello della grafica è un mondo particolare, dove è il software a guidare la piattaforma scelta. Nel caso in cui un software sia cross-platform, quindi ottimizzato sia per piattaforma PC/NVIDIA, Apple ha provato ad aggiungere un elemento di forza per spingere gli utenti a considerare il Mac: la versione da 38 core GPU infatti è l’unica che può essere equipaggiata con 96 GB di RAM unificata, 4 banchi da 24 GB saldati direttamente sul SoC. Essendo la memoria condivisa tra CPU e GPU i software di modellazione 3D che hanno bisogno di un grosso quantitativo di memoria grafica (per le texture) possono arrivare ad allocare anche 80 GB per la sola GPU. La NVIDIA RTX A6000, che NVIDIA definisce la GPU di visual computing più potente del mondo per workstation desktop, è equipaggiata al massimo con 48 GB di memoria GDDR6 e sebbene sia ovviamente più veloce, è una GPU desktop da 300 watt, non può allocare tutta la memoria che invece M2 Max, grazie alla memoria unificata, può sfruttare a pieno.

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Se guardiamo alla CPU, agli encoder e decoder per HEVC/Mpeg4, agli acceleratori machine learning e a tutto quello che fa da contorno al SoC, quindi Secure Enclave, controller Thunderbolt e controller di uscita video tra M2 Pro e M2 Max non troviamo alcuna differenza, né in termini di funzionalità né in termini di prestazioni.

Un MacBook Pro con M2 Pro, la versione base con l’aggiunta eventualmente di 16 GB di RAM per portare il totale a 32 GB, è già una workstation praticamente perfetta, in termini di prestazioni e funzionalità, per la maggior parte degli utilizzi.

MacBook Pro 2021 vs 2023, cosa si guadagna con il nuovo modello in termini di funzionalità

Il MacBook Pro del 2021, quello con processore M1 Pro e M1 Max per intenderci, e il MacBook Pro appena annunciato che stiamo provando sono dal punto di vista costruttivo lo stesso identico computer, preciso preciso al millimetro e al grammo. Lo schermo è lo stesso incredibile schermo miniLED HDR che equipaggiava il vecchio modello, la tastiera e i trackpad sono gli stessi, l’audio e i microfoni anche.

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La qualità dello schermo Retina è impressionante

Ecco perché vi invitiamo a rileggere anche quella prova, che per comodità abbiamo messo qui sotto: non cambia nulla. Aggiungiamo per fortuna, perché se prendiamo i materiali usati, lo schermo, la tastiera, l’audio e il trackpad è oggi davvero difficile, se non impossibile, trovare un’altra workstation portatile sul mercato che abbia ogni suo aspetto spinto al massimo.

Apple ha fatto anche di più, perché se consideriamo che il precedente MacBook Pro è stato giudicato all’unanimità come un computer eccezionale, la versione che stiamo provando è andata addirittura a limare quelle piccole imperfezioni che avevamo evidenziato. Si prenda ad esempio l’uscita HDMI, integrata: la vecchia versione supportava al massimo una uscita 4K mentre sul MacBook Pro da 16” in prova la banda passante della porta HDMI arriva a gestire 32 Gbps.

Apple non specifica porta HDMI 2.1 perché l’HDMI 2.1 è un set di specifiche: si limita ad indicare il supporto al Variable Refresh Rate sulla porta HDMI, lo abbiamo provato e funziona, soprattutto parla di uscita 8K.

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Utilizzando Resolve Studio, che gestisce l’8K e che permette di collegare un TV o un monitor di riferimento per la preview immediata del flusso così da permettere il grading o la visione del montato su monitor esterno, abbiamo collegato il MacBook ad un televisore Sony 8K ed effettivamente l’immagine viene dipinta a schermo pixel per pixel, senza alcun upscaling, è vero 8K.

Siamo tuttavia di fronte ad un 8K a 60 fps, 8 bit e campionamento cromatico 4:2:0, quindi un 8K che richiede 32.08 Gbps ma che non supporta un segnale HDR. Una porta a banda completa, da 48 Gbps, avrebbe supportato un segnale fino a 12 bit.

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Poco importa, perché crediamo che l’uscita 8K sia pensata più per la visione delle fotografie che per un lavoro in ambito video dove l’8K resta ancora un workflow di nicchia: Apple dichiara di poter gestire con M2 Max fino a 10 flussi video 8K ProRes sulla timeline in contemporanea ma abbiamo fatto fatica a trovare 10 sample file scaricabili online con quella risoluzione e questo codec, li abbiamo dovuti convertire partendo dai file RAW della Red Monstro.

Da notare che rispetto al precedente modello non è cambiata la banda totale che è stata allocata per l’uscita video, segno che Apple si è limitata a implementare l’8K senza modifiche sostanziali al display engine: entrambi supportano fino a 4 display dove 3 possono essere display 6K a 60 Hz e uno un display 4K a 60 Hz. Sul modello in prova se si sceglie di usare l’HDMI per agganciare un monitor esterno 8K a 60 Hz o 4K (fino a 240 Hz) si possono collegare solo altri 2 display 6K a 60 Hz.

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Il disco è abbastanza veloce da poter gestire anche ProRes 12K DCI a 60

La porta HDMI ora gestisce anche l’uscita audio multicanale: chi lavora con contenuti video dotati di traccia multicanale può ascoltare in tempo reale l’audio partendo dai diversi canali PCM, e la stessa cosa vale in fase di riproduzione.

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Un secondo aspetto riguarda la connettività wireless, dove si passa dal Wi-fi 6 al Wi-fi 6E: nonostante la sigla faccia pensare ad un upgrade minore il Wi-fi 6E, oltre al 2.4 e ai 5 GHz, utilizza anche 14 canali aggiuntivi da 80MHz o 7 canali a 160MHz sui 6 GHz, quindi si andrà ad utilizzare una parte di spettro che al momento non utilizza quasi nessuno.

Trattandosi di un notebook è evidente che la maggior parte del tempo sarà usato in Wi-fi, ma è altrettanto vero che quando si lavora in alcuni ambiti, soprattutto il video, con gli asset lasciati sui server di rete o su dischi esterni è sicuramente preferibile usare la rete cablata (serve connettore ethernet 10 Gbps – Thunderbolt).

Il passaggio al Wi-fi 6E, che richiede anche una infrastruttura di rete adeguata, permette di ottenere quasi una velocità da cavo gigabit senza intoppi.

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Il router Orbi del sistema Wi-fi 6E Netgear. Il costo dell’infrastruttura è di 1999 euro, per router e tre satelliti

Abbiamo fatto diverse prove utilizzando il nuovissimo sistema Orbi 960 che abbiamo chiesto per l’occasione, e abbiamo creato una rete di test sul canale 69 a 6 GHz. La velocità che siamo riusciti a raggiungere nella condizione migliore è sicuramente superiore a quella raggiungibile con il Wi-fi 6, tuttavia il cavo, anche a 1 Gbps, è tutta un’altra cosa. La sola presenza di un muro porta ad un rapido abbattimento delle prestazioni di rete e ad un cambio verso lo spettro con maggior penetrazione ma anche meno velocità.

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Ad oggi, con il Wi-fi 6E ancora poco diffuso (è poco diffuso anche il Wi-fi 6) l’unica applicazione che può essere sfruttata in ambito Mac è AirDrop, che in presenza di due dispositivi Wi-fi 6E apre un tunnel usando anche la banda dei 6 GHz. Chi si è trovato ad usare AirDrop in posti molto affollati si sarà accorto che il trasferimento diventa quasi inutilizzabile per la lentezza e la difficoltà nel trovare il dispositivo oltre che per le interferenze, con Wi-fi 6E si va ad usare una porzione oggi ancora libera.

I dispositivi Apple con Wi-fi 6E oggi sono pochissimi, ma anche a livello di team la possibilità di scambiarsi file tra due MacBook Pro alla velocità del Wi-fi 6E permette di spostare in pochi minuti file ProRes senza appoggiarsi ad un disco esterno.

In questa logica rientra anche l’iPad Pro: se si sceglie di usare Sidecar, quindi di trasformare l’iPad Pro come monitor HDR durante la fase di editing, ci si appoggia ad un tunnel wireless creato dai due dispositivi. Se l’iPad è il nuovo iPad Pro M2 si useranno anche i 6 GHz e si useranno nel migliore dei modi, visto che Mac e iPad sono necessariamente vicini e senza ostacoli fisici. Da iPadOS 16 con macOS Ventura si può attivare anche SideCar in Reference Mode, ovvero avere sul monitor esterno la preview del contenuto con lo stesso spazio colore e le stesse specifiche a livello di dinamica della timeline: se stiamo montando un video HDR dell’iPhone in Final Cut lo vedremo in HDR sia sul MacBook, nella piccola finestra di anteprima, sia sull’iPad tramite connessione wireless. L’immagine è stabilissima, il flusso non sembra neppure compresso: sembra davvero un monitor collegato a filo.

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Reference Mode su iPad Pro M2 con Resolve: l’iPad è un monitor “wireless” Dolby Vision

C’è un ultimo aspetto dove Apple è riuscita a migliorare, e questo è l’autonomia. La batteria resta sempre la più grande che si può mettere in un laptop, le norme aeree vietano di portare in cabina batterie da più di 100 Wh e il MacBook Pro da 16” arriva proprio a 100 Wh, ma si passa dalle 14 ore dichiarate di navigazione web a 15 ore e da 21 ore di playback video a 22 ore. Questo risultato è stato raggiunto partendo dal presupposto che anche un notebook che si usa per lavorare la maggior parte del tempo verrà usato per task che impattano poco sulla risorse, come la visione di un video, l’utilizzo di suite office, email e web. Apple ha aggiunto su M2 Pro / Max 2 core ad alta efficienza, portando il numero totale a 4: di fatto ha raddoppiato il numero di processori che vengono usati nella stragrande maggioranza del tempo.

Questo le ha permesso di gestire con i quattro core ad alta efficienza più task di quelli che gestiva con i modelli precedenti, e sulla lunga durata si guadagna qualcosa. Questo non vuol dire che M2 Max sia più efficiente di M1 Max: i core ad alte prestazioni sono più veloci ma consumano anche di più (lo vedremo dopo), quindi il rapporto watt e prestazioni si mantiene in equilibrio. Il nuovo MacBook consuma di meno durante l’uso non lavorativo ma consuma di più durante i pesanti task produttivi.

Temperature, consumi e rumorosità, qualche numero

Come non ci aspettavamo il miracolo da M2 (rispetto ad M1) non ci aspettiamo il miracolo nemmeno da M2 Pro e M2 Max. Senza un cambio radicale nella tecnologia produttiva, i famosi 3 nanometri che dovrebbero arrivare con M3, l’unica cosa che Apple può fare è giocare sulla maggior efficienza del processo produttivo a 5 nanometri di seconda generazione che le permette di aumentare leggermente le frequenze di clock e di condensare nel SoC un numero maggiore di core.

D’istinto si potrebbe dire che la famiglia M2 è una versione overcloccata di M1, perché quello è, ma siamo anche convinti che Apple sia intervenuta per correggere anche qualche limite lato GPU della famiglia M1, soprattutto nel modo in cui i core grafici scalavano su applicazioni che non venivano ottimizzate alla perfezione.

Apple non ama fornire informazioni e si possono fare solo supposizioni, ma c’è un dato che conferma le ipotesi, ovvero la scelta di avere una GPU da 19 core (38 nella versione Max). Diciannove è un numero insolito, ma crediamo dovessero essere 20.

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All’interno dei video pubblicato sul canale Apple di Youtube relativo al lancio dei nuovi prodotti Tim Millet, VP of Product Architecture, ha mostrato come sempre le fotografie del “die”, ovvero della superficie del chip. Ha anche mostrato il “die” vero e proprio (foto sopra – M1 Pro), che conferma come la foto sia assolutamente veritiera.

Se osserviamo l’ingrandimento sotto, dove abbiamo riquadrato in giallo quella che è la GPU e abbiamo evidenziato con un puntino i core, tutti identici tra loro, si possono contare i 19 core.

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La superficie di un processore è solitamente un mondo ordinatissimo, dove gli spazi vengono distribuiti in automatico dai software di design mantenendo anche una utile simmetria. Come si può capire M1 Pro (M1 Max è uguale ma doppio) era stato inizialmente pensato per essere un processore con 20 core GPU. Lo sviluppo di M2 era già in fase avanzata quando M1 è arrivato sul mercato, e siamo propensi quindi a credere che Apple abbia rimosso un core, il piccolo quadratino, per inserire un qualcosa che potesse essere più utile alla GPU di una ulteriore unità di calcolo. Una sorta di correzione durante lo sviluppo dovuta ai feedback di M1 e al modo in cui gli sviluppatori hanno gestito la grafica e la scalabilità dei core sulla famiglia M1.

Se lato CPU M2 è una versione “pimped” di M1, lato GPU Apple potrebbe aver cambiato molto e questo spiega anche i dati che abbiamo ottenuto poco sotto, dove i 38 core GPU a pieno regime arrivano a consumare molto di più di quanto consumavano i 32 core grafici su M1 Max, il tutto senza ridurre la frequenza di clock e le prestazioni.

Abbiamo come sempre analizzato il comportamento del nuovo processore e non ci sono grosse sorprese se guardiamo a quanto aveva fatto M2 con il MacBook Air provato lo scorso anno: i core ad alta efficienza sono esattamente gli stessi di M2 liscio, core Blizzard con clock a 2.4 GHz e i core ad alte prestazioni sono gli Avalanche gestiti a 3.2 GHz. Se consideriamo la presenza di due core in più e l’aumento della frequenza di clock per entrambi i core si possono giustificare i valori dati da Apple che parlano di un 20% in più di prestazioni, prestazioni che portano però anche ad un consumo maggiore quando la CPU viene usata in tutti i suoi core.

M1 Max durante un rendering “CPU” con un motore come quello di Cinema4D consumava circa 29 Watt, M2 Max arriva a consumare 35 Watt, un po’ di più. Il consumo maggiore viene ovviamente compensato dal fatto che il computer richiede meno tempo per portare a termine un lavoro.

Ecco il grafico di comportamento su una sessione di 30 minuti di Cinebench multicore: il computer regge senza alcun problema la pressione ma soprattutto usando la sola CPU la ventola non parte praticamente mai, o comunque non raggiunge un regime di rotazione dove è udibile. Il notebook resta decisamente fresco, e la cosa più importante come sempre da far notare è che il comportamento del sistema non cambia sia che siamo collegati alla corrente sia che andiamo a batteria. Questo in tutti i test fatti.

Se vogliamo sentire la ventola dobbiamo iniziare a far lavorare un po’ la GPU a 38 core. Impossibile farlo con un gioco, anche perché l’unico gioco che abbiamo è Resident Evil e gira senza problemi al massimo dettaglio e a 120 fps.

Per farlo abbiamo quindi sfruttato CoreML e Tensorflow Metal per alcuni benchmark in Python in ambito machine learning, e a questi abbiamo aggiunto anche altre sessioni di GFX Bench Metal.

La GPU subisce anche lei su M2 Max un aumento di clock da 1.3 GHz a 1.4 GHz, e provando diversi benchmark grafici vediamo come i 38 core spinti al massimo portino il consumo del solo reparto GPU vicino a 70 Watt. La ventola si sente, la parte sopra la tastiera è calda ma la situazione è ampiamente sotto controllo. Il SoC tocca comunque i 98°, ben dissipati.

Abbiamo provato a spingere al massimo il consumo dell’M2 Max facendo al tempo stesso un rendering con Cinebench, la riproduzione in loop di una timeline ProRes 8K su Resolve Studio, una esportazione da ProRes a HEVC con Adobe Media Encoder e un benchmark machine learning in console e non siamo riusciti a toccare, con tutti i processi attivi, gli 80 Watt di consumo totale per il SoC.

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Qui è dove proviamo a tirargli il collo

La presenza di un alimentatore da 140 Watt è giustificata anche dalla necessità di alimentare uno schermo microLED che può spingere parecchio sulla luminosità, l’audio e eventuali periferiche collegate. Apple ha stranamente (di solito non lo fa) messo nella confezione un alimentatore sovradimensionato, difficilmente si andranno ad assorbire durante l’uso più di 100/110 Watt dalla presa senza periferiche collegate.

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Qui un secondo tentativo aggiungendo anche esportazione HEVC per vedere se l’encoder hardware porta in alto i consumi

Una scheggia nella sua confort zone

Dopo aver usato una intera giornata a disposizione per sistemare un ambiente di test che potesse coinvolgere tutti gli ambiti più interessanti, abbiamo iniziato le consuete analisi legate sia alle prestazioni sia alle sensazioni di utilizzo di questa nuova variante di MacBook.

Inizieremmo da queste ultime, perché a nostro avviso sono il vero punto di forza dell’intero sistema: utilizzando il MacBook si ha sempre la sensazione di avere di fronte un computer che non è mai in sofferenza. Possono esserci 5, 10, 20, 50 applicazioni aperte sul desktop, e si riesce sempre a passare da una all’altra senza trovarsi mai di fronte ad un blocco, ad un rallentamento, alla sensazione che il computer sia arrivato al limite e non possa farcela.

MacOS, in modo intelligente, se si trova in difficoltà toglie risorse a qualche processo che sta girando in background per fare in modo che l’utente abbia sempre una percezione di velocità, di fluidità, di reattività. Che sia la timeline di un software di editing, la finestra di disegno di Blender o Cinema4D l’interfaccia è “burro”, e uno sguardo all’icona della batteria nell’angolo in alto a destra ci rassicura sul fatto che possiamo lavorare ancora a lungo perché tanto il margine c’è, stiamo consumando davvero poco.

Se guardiamo alle prestazioni pure abbiamo rifatto alcuni test che avevamo già fatto con il MacBook Pro da 16” con M1 Max, più che altro per avere un confronto diretto con la versione precedente. Nei grafici abbiamo lasciato anche come riferimento i valori dati dal Mac Studio con M1 Ultra e l’Asus con GTX3080 a batteria e a corrente.

La color correction con Resolve

Per il primo test la scelta è ricaduta su Resolve di Da Vinci, e abbiamo deciso di sfruttare come abbiamo fatto con il MacBook Pro M1 Max l’implementazione ad alta risoluzione (6K) del benchmark Standard Candle, che prevede l’applicazione di filtri di temporal noise reduction e blur su una serie di clip con diverso codec e diversa risoluzione: 6K ProRes_LT (6144×3456), UHD ProRes_LT (3840×2160) e UHD HEVC 10bit (3840×2160).

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Resolve lavora sui nodi, e molti nodi fanno uso intensivo della GPU: abbiamo misurato quanti frame al secondo si riescono a gestire dalla timeline mentre si lavora con diversi filtri duplicati e applicati alla stessa clip. Ecco il risultato con diverse piattaforme.

A margine di questo abbiamo voluto aggiungere anche una serie di test su Premiere Pro, sfruttando il benchmark di Puget System. Questo benchmark esegue automaticamente una serie di operazioni utilizzando clip di differente tipo, per codec e risoluzione. Ecco il risultato confrontato con la precedente generazione. La variazione negativa nel numero degli fps in modalità “4x Forward” è dovuta ad una diversa versione di Premiere.

TestSettingMaxBook Pro M2 MaxMaxBook Pro M1 MaxUnits
4K H.264 150Mbps 8bitMultiCam – Live Playback (Full Res)59.7459.59FPS
4K H.264 150Mbps 8bitStandard – Live Playback (Full Res)59.9459.94FPS
4K H.264 150Mbps 8bit2x Forward – Live Playback (Full Res)119.73119.88FPS
4K H.264 150Mbps 8bit4x Forward – Live Playback (Full Res)70.01231.72FPS
4K H.264 150Mbps 8bitStandard – Export (H.264 40Mbps UHD)91.2790.28FPS
4K H.264 150Mbps 8bitStandard – Export (ProRes 422HQ UHD)158.4030.08FPS
4K H.264 150Mbps 8bitLive Playback Score235.60501.00Risultato
4K H.264 150Mbps 8bitExport Score132.5060.80Risultato
4K ProRes 422MultiCam – Live Playback (Full Res)59.8456.09FPS
4K ProRes 422Standard – Live Playback (Full Res)59.9459.94FPS
4K ProRes 4222x Forward – Live Playback (Full Res)119.68119.88FPS
4K ProRes 4224x Forward – Live Playback (Full Res)120.08231.77FPS
4K ProRes 422Standard – Export (H.264 40Mbps UHD)91.1890.63FPS
4K ProRes 422Standard – Export (ProRes 422HQ UHD)171.8533.28FPS
4K ProRes 422Live Playback Score107

123.50Risultato
4K ProRes 422Export Score156.0457.80Risultato
4K REDMultiCam – Live Playback (Full Res)4.944.40FPS
4K REDStandard – Live Playback (Full Res)48.10

41.01FPS
4K RED2x Forward – Live Playback (Full Res)19.1414.29FPS
4K RED4x Forward – Live Playback (Full Res)23.1515.98FPS
4K REDStandard – Export (H.264 40Mbps UHD)43.5537.77FPS
4K REDStandard – Export (ProRes 422HQ UHD)42.1124.99FPS
4K REDLive Playback Score47.5037.30Risultato
4K REDExport Score62.6043.80Risultato
4K Heavy GPU EffectsAdvanced – Effects (ProRes 422HQ UHD)40.1727.35FPS
4K Heavy GPU EffectsExtreme – Effects (ProRes 422HQ UHD)10.226.66FPS
4K Heavy GPU EffectsEffects Score55.3037.00Risultato
4K Heavy CPU EffectsAdvanced – Effects (ProRes 422HQ UHD)110.0356.49FPS
4K Heavy CPU EffectsExtreme – Effects (ProRes 422HQ UHD)18.7614.10FPS
4K Heavy CPU EffectsEffects Score138.4083.60Risultato

Si può notare come il comportamento sia con il ProRes sia con la parte di effetti, oltre che con il materiale compresso usando il codec RED (non supportato in hardware) sia drasticamente migliorato.

Si vede anche come la CPU a 38 core di M2 Max scali molto meglio di quella da 32 core di M1 Max. Se prendiamo lo “score” M2 Max si può dire che ogni core da segnare un punteggio di 3.64 (138/38) mentre con M1 Max ogni core fa segnare un punteggio di 2.6 (86/32).

Master per il cinema, un lavoro di CPU

Per verificare l’incremento lato CPU ci siamo serviti di DCP-o-Matic, il software open source più utilizzato dagli autori indipendenti e anche dalle piccola sale cinematografiche per la creazione del Digital Cinema Package SMPTE 2K e 4K, formato utilizzato per la proiezione in tutte le sale cinematografiche digitali del mondo. 

L’applicativo sfrutta molto la CPU, e il creatore, Carl Hetherington, chiede a chi prova questo software di inviare i risultati per tenere traccia delle prestazioni che si ottengono con i vari processori.

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Il “benchmark” è abbastanza semplice: si deve convertire con un profilo predefinito un contenuto, in questo caso si tratta di Sintel, il film di animazione opensource. La clip è lunga 14 minuti e 48 secondi e ha cadenza di 24 fps, quindi ci troviamo avanti a 21312 frame totali. Per ottenere il risultato si deve dividere il numero di frame per il tempo totale di conversione in secondi, così da avere un “frame al secondo” medio di riferimento.

Ecco il risultato, dove si vede come M2 Max abbia quel 15% – 20% in più di spinta rispetto a M1 Max: è pari allo Xeon 3235W di Intel.

Con XCode è ancora più veloce, ma non batte l’Ultra

Per verificare la velocità in fase di test e compilazione abbiamo preso un progetto chiamato XcodeBenchmark, disponibile opensource su GitHub. Tutti lo possono scaricare Xcode e provare a replicare la misura per confrontare i risultati con quelli ottenuti dagli utenti, ed è dimostrato che i risultati sono  replicabili. 

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Qui sotto i risultati del benchmark che prendono in considerazione solo Xcode 13 o superiori.

DeviceCPURAMSSDXcodemacOSTime(sec)
Mac Studio 2022M1 Ultra 20-core642TB13.312.367
Mac Studio 2022M1 Ultra 20-core1284TB13.3.112.3.168
MacBook Pro 16″ 2023M2 Max 24 core962 TB14.213.281
Mac Studio 2022M1 Max 10-core3250013.3.112.3.189
MacBook Pro 14″ 2021M1 Max 10-core322TB13.112.0.190
MacBook Pro 14″ 2021M1 Max 10-core642TB13.112.0.192
MacBook Pro 16″ 2021M1 Pro 10-core161TB13.212.2.192
MacBook Pro 14″ 2021M1 Pro 10-core3251213.212.2.192
MacBook Pro 14″ 2021M1 Max 10-core644TB13.312.2.193
MacBook Pro 16″ 2021M1 Max 10-core644TB13.112.0.193
MacBook Pro 16″ 2021M1 Max 10-core321TB13.112.0.198
MacBook Pro 16″ 2021M1 Pro 10-core1651213.2.112.2.198
MacBook Pro 16″ 2021M1 Pro 10-core161TB13.112.0.1102
MacBook Pro 14″ 2021M1 Pro 8-core1651213.112.0.1109
MacBook Air 13″ 2022M2 8-core1651213.4.112.5122
MacBook Pro 13″ 2020M1 8-core161TB13.112.0.1130
iMac 24″ 2021M1 8-core1651213.112.0.1130
Mac mini 2020M1 8-core825613.312.0.1155
iMac 27″ 2019i9 3.6 GHz 8-core642TB13.212.2.1167
MacBook Pro 16″ 2019i9 2.3 GHz 8-core161TB13.211.6.1184
MacBook Pro 16″ 2019i9 2.4 GHz 8-core641TB13.112.0.1212
MacBook Pro 16″ 2019i9 2.4 GHz 8-core321TB13.011.6223
Mac mini 2018i5 3.0 Ghz 6-core825613.012.0.1235

Machine learning, che salto in avanti

A partire da MacOS Monterey è finalmente possibile usare la GPU per allenare modelli ML TensorFlow/Keras, non solo per elaborarli. Abbiamo seguito le istruzioni sul sito di Apple per installare Tensorflow su MacOS e abbiamo usato questo codice prodotto da Takashi Shirakawa per provare la velocità di training con 500 immagini test, semplici triangoli in bianco e nero.

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Questo è il risultato ottenuto dal creatore usando un MacBook Air M1 e una workstation con NVIDIA Quadro RTX6000.

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Ecco invece i valori fatti registrare da M2 Max, dove si può notare come in tutti e 5 i trial del test ci si avvicini moltissimo al valore fatto registrare dalla workstation con NVIDIA, oggi riferimento nel settore.

Trial1st Epoch2st Epoch
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Il gioco con Resident Evil: tutto al massimo

Il MacBook Pro non è fatto per giocare, ma l’unico gioco di un certo livello disponibile per MacOS e ottimizzato per Metal 3 ci dimostra che la GPU dell’M2 Max può competere senza problemi e con un consumo inferiore rispetto a GPU esterne in ambito Windows. Abbiamo caricato Resident Evil, e abbiamo alzato ogni parametro al massimo, risoluzione, framerate, dettagli grafici, ombre e illuminazione.

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Il risultato? Un gioco che gira alla massima risoluzione disponibile con una media di 110 fps,  senza una minima flessione e senza neppure far partire la ventola, si sente solo un leggero sibilo.

Risultato eccezionale ma anche unico: altri giochi ottimizzati per Metal 3 non ce ne sono.

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Quando l’hardware va più forte del software

È passato più di un anno da quando abbiamo provato il MacBook Pro con M1 Max. Per il nuovo MacBook abbiamo scelto di riutilizzare gli stessi software e le stesse procedure usate nel 2021, ma l’idea iniziale era quella di aggiungere anche qualcosa di nuovo.

Se guardiamo a come si è mosso il mondo del software in questi due anni possiamo dire che la situazione è quasi “bloccata”: chi storicamente sviluppava applicazioni per ambiente Apple, vedi Adobe, Maxon o Ableton ha rivisto tutte le sue suite e in questi anni ha completato la transizione verso l’architettura ARM, chi ha sempre puntato esclusivamente sul mondo Windows non si è mosso, ha continuato a fare quello che doveva fare e non è rimasto per nulla ingolosito dall’opportunità di avere sul mercato workstation portatili così efficienti.

Hanno pensato che il lavoro enorme richiesto per sviluppare da zero una intera suite produttiva che deve garantire soprattutto stabilità non vale così tanto.

Si è visto anche nel mondo dei giochi: Apple ha dimostrato che Metal 3 è un ottimo framework grafico e i giochi girano in modo praticamente perfetto, tuttavia da quando lo scorso anno sono stati annunciati Resident Evil e No Man’s Sky nessun altro sviluppatore in questi mesi ha pensato di annunciare la possibile uscita di un titolo per Mac. Il risultato è che esiste il solo Resident Evil, con No Man’s Sky che dovrebbe uscire nei prossimi mesi.

L’enorme spinta sull’hardware data da Apple Silicon non è stata accompagnata da una spinta così impetuosa sul software, e l’esempio più lampante è dato dallo stesso Final Cut Pro X, che è il software di editing dove i processori M regalano le maggiori prestazioni.

Lo scorso anno un gruppo di creator del mondo del cinema ha scritto ad Apple chiedendo di fare qualcosa per Final Cut Pro X, troppo arretrato per le esigenze di oggi di un professionista rispetto a Premiere e Resolve, ma nulla è cambiato.

Qualcosa però Apple ha fatto: se si prende ad esempio Blender è entrata nel Development Fund e ha messo quattro sviluppatori (Michael Parkin-White, Vil Harvy, Marco Giordano e Jason Fielder) a lavorare per migliorare uno dei più noti software 3D integrando le api di Metal.

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I risultati stanno arrivando, la versione 3.5 (attualmente in alpha) porta il backend Metal come scelta alternativa a OpenGL e il salto di performance durante l’uso è importante, ma si potrebbe fare di più.

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Blender con Metal Backend è fluidissimo nell’utilizzo

Una fase di stallo, nella quale rientra anche il ritardo nel lancio di quello che dovrebbe essere l’erede del Mac Pro: se togliamo la quantità di RAM che si può installare oggi sul Mac Pro, un Mac Studio con M1 Ultra o un MacBook Pro con M2 Max riescono ad andare molto più veloce della macchina basata su Intel, che inizia ad apparire terribilmente vecchia. Chi vuole accelerare la riproduzione di 6 flussi video 8K ProRes e ProRes RAW su Mac Pro deve spendere 2.300 euro per acquistare la scheda Afterburner, un optional.

Il MacBook che abbiamo provato di flussi video 8K in ProRes ne gestisce 10, senza bisogno di alcuna scheda, e un eventuale M2 Ultra fatto da 2 SoC M2 Max uniti ne potrebbe gestire 20, un quantitativo che va oltre ogni esigenza creativa.

Oggi non esiste ancora un Mac Pro “Apple Silicon” perché una versione M2 di Mac Studio nella sua configurazione massima avrebbe 24 core CPU, 76 core GPU, 32 core machine learning e 192 GB di RAM sarebbe sufficiente per il 70% dei casi, e non potrebbe far nulla per il restante 30%. Fino a quando Autocad, Maya e tutti i software che ancora oggi richiedono Rosetta 2 per funzionare (piano) non verranno riscritti su Apple Silicon non sarà certo un Mac Pro a spingere chi usa felicemente una workstation Windows con questi applicativi a cambiare parrocchia.

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Fuori categoria: impossibile trovare un punto debole

Nell’ambito professionale, che è quello a cui si rivolge il Macbook Pro, la scelta di un computer è basata soprattutto sui software che si usano. Windows ha la sua fetta, enorme, Linux ha il suo spazio e Apple ha i suoi pilastri che difende da anni, sopratutto quelli che ruotano attorno alla creatività. Se prendiamo ad esempio lo sviluppo, e diamo per buono quello che è il sondaggio fatto a fine 2022 da Stack Overflow, vediamo che ad esempio Windows è la scelta del 63% degli sviluppatori, il 40% usa anche Linux e il 33% usa un Mac. Parte degli utenti Linux sono utenti Windows che si appoggiano anche al subsystem Linux integrato nel sistema operativo Microsoft.

Ogni settore ha le sue app, ogni app gira meglio su un determinato sistema (o siete solo per un terminato sistema): l’utente fa sempre la scelta più conveniente per le sue esigenze.

Apple con il MacBook Pro deve dare ai suoi utenti la macchina migliore per lavorare con i software che sono stati pensati e sviluppati per girare al meglio su Mac, e nel caso di software cross-platform deve far capire che il Mac è una scelta migliore. Ci riesce, senza dubbio, perché se la vecchia versione era a nostro avviso già perfetta, seppur con qualche sbavatura, al nuovo MacBook Pro è impossibile trovare un punto debole. Non c’è nella costruzione, non c’è nello schermo, non nell’autonomia o nelle incredibili prestazioni a batteria. Persino le connessioni, da sempre tallone d’Achille del MacBook, riescono ad essere un punto di forza rispetto a molti notebook della concorrenza. In ambito Windows, ad esempio, solo i sistemi con RTX Studio possono vantare una uscita 8K vera.

Se guardiamo a quello che offre oggi il mercato e la concorrenza è evidente che la fortuna dei competitor, soprattutto in ambito Windows, è legata al fatto che molti software professionali esistono solo per Windows e Windows è indispensabile, quindi non esiste alternativa. Le CPU e le GPU di ultima generazione per laptop Windows, che siano i nuovissimi Raptor Lake di Intel, i nuovi AMD o le GPU appena presentate da NVIDIA, possono competere sicuramente lato prestazioni (superiori in molti casi) ma sono ancora troppo lontane per competere sul fronte del rapporto prestazioni/consumi, e il confronto diventa interessante solo se si effettua un confronto con l’alimentazione collegata. Tuttavia sono notebook, e la parte più difficile è riuscire a garantire prestazioni eccellenti in ogni situazione e in mobilità. Apple, da qualche anno, ci è riuscita: questa workstation è impressionante per quello che offre.

Abbiamo lasciato per ultima la questione del prezzo: davanti ad un prezzo di partenza di 3.099 euro, 4.249 euro per il modello con M2 Max, si potrebbe pensare di essere davanti ad un prezzo esagerato. Eppure se si guarda il mondo delle workstation portatili Windows che sono paragonabili a questa i prezzi non sono molto diversi. L’eccellente Precision 7670 di Dell viene venduta a 5240 euro, 32 GB di RAM e 1 TB di SSD, il ThinkPad P1 Gen 5 di Lenovo, anche lui 16”, costa 5588 euro, 32 GB di RAM e 1 TB di SSD. A 5629 euro il MacBook Pro M2 Max con 96 GB di memoria e 2 TB di storage sembra quasi il più conveniente del gruppo.

Nota finale: chi ha già un MacBook Pro da 14” o da 16” basato su architettura M1, sempre che non ci siano esigenze di rotazione hardware dovute anche a questioni fiscali, può continuare a usare il suo Mac felice e contento senza porsi neppure il pensiero se l’upgrade convenga o meno: l’incremento c’è, ma non è certo l’incremento che si è avuto nella transizione tra soluzione x86 e Apple Silicon. Il vero salto lo sentiremo solo con il passaggio ai 3 nanometri.

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Cosa ci piace

Se si guarda al mondo Mac non ha punti deboli: ad oggi è la workstation portatile più potente che esista

Schermo, audio, trackpad, tastiera e connettività sono il meglio che si può trovare sul mercato

Il rapporto prestazioni / autonomia continua a non avere rivali

Cosa non ci piace

Il processore M2 è un M1 potenziato, per il vero salto si dovrà aspettare M3

Sul fronte software è cambiato poco in due anni: le soluzioni Windows sono ancora più veloci in alcuni segmenti

Il modello “Max” serve solo ad una categoria ristretta di utenti

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