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Il divario tra Macron (favorito) e Le Pen alle elezioni presidenziali in Francia si sta riducendo. Ecco perché. Il punto di Andrea Mainardi

Il divario tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron si restringe ancora

Frizzante e fiacca. Inedita e paradossale. Sono gli aggettivi più usati per descrivere la campagna presidenziale francese 2022. A mezzanotte si chiude. Domenica 48,7 milioni di elettori sono chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali.
Tutti i sondaggi danno Emmanuel Macron e Marine Le Pen già qualificati per il secondo turno. I divari negli ultimi giorni si sono ridotti. L’ultimo barometro OpinionWay-KéaPartners per Les Echos e Radio Classique è aggiornato a giovedì 7. Fotografa il 26% delle intenzioni di voto per il presidente uscente, il 22% per la candidata del Rassemblement National (RN).

Due gradi e mezzo di separazione

L’ultimo sondaggio Ifop dà ai due presunti duellanti un margine ancora più ristretto: 26,5% a 24%. Solo 2,5 punti ora separerebbero Marine Le Pen da Emmanuel Macron. Una settimana fa il margine era di cinque punti. Al secondo turno i due sarebbero addirittura nel margine di errore, con il 52% di Macron contro il 48% di Le Pen. Un duello all’ultima scheda.

Testa a testa

L’ultimo sondaggio Elabe Opinion 2022, pubblicato venerdì pomeriggio per BFMTV, L’Express e SFR riduce la partita a un testa a testa al primo turno con 26% Macron, 25% Le Pen:

e al secondo turno: 51% Macron, 49% Le Pen:

L’incognita: assenteismo al 30%

Le curve si sono mosse bruscamente in questi mesi di campagna. Il movimento continua e può riservare sorprese nell’ordine di arrivo domenica sera. Questo soprattutto per l’astensione. Il 30% degli elettori potrebbe astenersi. Batterebbe il record del 2002 (28,4%). Il dato va letto insieme a quello di un interesse per la campagna presidenziale che è rimasto “molto debole” – sottolinea Bruno Jeanbart, vicepresidente di OpinionWay – e che ora ristagna al 67%. “La grande difficoltà è che è rimasta una campagna che non ha entusiasmato gli elettori “, osserva il sondaggista. Ci sono ragioni economiche per questo: il Covid e poi la guerra in Ucraina hanno soffocato la campagna, anche se la crisi ucraina ha permesso di affrontare temi cruciali per il Paese, come Europa, difesa, energia e indipendenza alimentare, ma senza veri dibattiti nella campagna”. E c’è il mancato rinnovo delle candidature. Macron, Le Pen e il terzo, Jean-Luc Mélenchon, della sinistra radicale La France insoumise (tra il 17 e il 18%), erano già candidati nel 2017. Si prospetta poi una campagna per il secondo turno con gli stessi due di cinque anni fa.

Chi favorisce l’astensione?

A poche ore dal voto, questo clima gazeux e atone, chi potrebbe favorire? Tra i più inclini all’astensione ci sono, come spesso, i giovani e le classi lavoratrici. Al contrario, coloro che votano di più sono le categorie sociali più anziane e facoltose. Ma politicamente, concordano gli analisti, alcuni elettorati sono più mobilitati di altri. Ovvero, quelli di Marine Le Pen, di Emmanuel Macron e di Jean-Luc Mélenchon. Si vedrà domenica sera.

Les Républicains e Parti Socialiste: how to disappear completely

Due elementi sono però già ampiamente evidenti: la dissoluzione dei partiti classici e l’emergere di un’anima “populista” della Francia.
Lo schema tradizionale vedeva l’alternativa tra Les Républicains e Parti Socialiste. Entrambi sono in forte declino. Effetto del macronismo che ha sfilato da entrambi. Guardare ai programmi che servono alla Francia, attingendo da destra e sinistra è vanto di Macron. Con La République En Marche ha rottamato lo schema destra-sinistra. Lo schema è ora riformisti-conservatori.
Oggi la repubblicana Valérie Pécresse sta tra l’8% e il 9%. La socialista Anne Hidalgo al 2%. I loro voti sommati fanno l’11%. Nel primo turno delle elezioni del 2012, Hollande e Sarkozy hanno ottenuto un totale del 55% dei voti. Dieci anni dopo, i loro eredi politici votano a un totale dell’11%. How to disappear completely.

Il sovranismo (trasversale) ha già vinto

Anche il populismo è cresciuto. E non di poco. Si può dire che vincerà al primo turno. Se di Le Pen vedremo tra primo e secondo round, il voto anti sistema trionfa. Lo dicono i numeri dei sondaggi. Il numero cumulativo di elettori che voterebbero per Le Pen (24%), Jean-Luc Mélenchon de La France insoumise, sinistra radicale (tra il 17% e il 18%), Éric Zemmour della destra estrema di Reconquête (tra 8% e 9%), il sovranista Nicolas Dupont-Aignan di Debout la France (1,5%) raggiungono il 52%. Con altri piccoli candidati, espressione di voti di protesta “contro il sistema”, il totale salirebbe al 57%. Il campo dei “partiti di governo” Macron (26,5%), la repubblicana Valerie Pécresse (9%) e la socialista Anne Hidalgo (2%), volendo anche l’ecologista Yannick Jadot (4,5%), raggiungono solo il 42,5%.

Marine Le Pen, l’estrema destra pettinata?

Il dato ha un corollario importante: la totale “presentabilità” presidenziale di Marine Le Pen. Lo dicono anche i colori: il suo Rassemblement National nato dal Front National fondato dal padre Jean-Marie, ha lasciato il blu scuro per un bluette più rassicurante. Governativo, appunto. Si traduce nei programmi e nella campagna che ha abbandonato la retorica più dura per concentrarsi sui temi che più interessano. Il potere d’acquisto dei francesi messo a dura prova dalla fiammata dei prezzi in primis.

L’effetto Zemmour sulla rimonta Le Pen

Al discorso più estremo ci pensava Zemmour. Lo scrittore polemista è la novità delle presidenziali 2022. Ad ottobre, Zemmour è la rivelazione delle elezioni. Marine Le Pen, il simbolo dell’estrema destra, l’erede del monopolio di famiglia, un po’ sembra barcollare per i colpi di uno che dice parolacce come “grande sostituto” o “rimpatrio”. Molti lasciano Le Pen e si imbarcano con lui. Sfascia la famiglia lepeniana: persino nipote e sorella di Marine lo sostengono. Poi però va sotto. Dal 18% delle intenzioni di voto, scende al 10. Oggi è al 9.

Le Pen fa appello agli elettori di Zemmour e Mélenchon in un’intervista a Le Figaro

Da nazionalista color pastello, oggi Marine può dire a Le Figaro: “Mi trovo di fronte a due candidati che sono candidati emiplegici. Éric Zemmour da un lato e Jean-Luc Mélenchon dall’altro. Uno è interessato solo alla protezione della civiltà, il secondo è interessato solo alla protezione sociale. Io sono il candidato che fa entrambe le cose, attaccato a ogni sicurezza, sia economica, sociale, fisica o identitaria. I francesi si aspettano qualcosa di globale”. Lo spiega: “Sono al culmine di un percorso iniziato vent’anni fa. Ho 53 anni. Ho acquisito esperienza. Non essere più a capo del mio movimento mi ha liberato dalla battaglia partigiana. Oggi mi sono pronta a governare. Oltre a questo, Macron ora ha una presidenza conclusa, contestata da milioni di francesi. Coloro che non intendono votare per lui hanno diritto a votare per me al secondo turno”.

Marine, da partigiana nazionalista a Femme d’État. Lo dice lei

Femme d’État, come si definisce nei manifesti elettorali. La Donna di Stato, Marine Le Pen, mostra il suo nuovo stile “più presidenziale, più consensuale”, ma rimane su una linea di estrema destra, secondo un politologo. Il programma “è completamente in linea con la destra e l’estrema destra del Fronte nazionale di ieri”, stima, a franceinfo, Erwan Lecœur. La candidata di RN sta guadagnando terreno anche grazie a un’immagine meno divisiva. Effetto Zemmour, appunto. La presenza del polemista ha reso Marine Le Pen “più seria, più comprensiva perché lui stesso appariva antipatico, molto estremista, molto di destra. Lo dice lui stesso, il suo obiettivo è unirsi alla destra della destra”.

Macron attacca: è cipria sulla “brutalità”

Lo dice anche Macron. Giovedì, a Le Parisien, ha accusato la Le Pen di “mentire alla gente” con “un falso programma sociale” che non sarà in grado di finanziare. “I suoi fondamenti non sono cambiati”, con “un programma razzista, che mira a dividere la società e di grande brutalità”, sostiene. “È un programma di uscita dall’Europa, anche se non lo dice più chiaramente”, aggiunge.

Maquillage, c’est camouflage

Le Pen crede che Macron stia giocando sulle paure, quando definisce Zemmour e lei un “tandem di estrema destra”. “È ancora una dialettica estremamente vintage. Questo modo di gridare al lupo senza mai dare il minimo elemento per sostenerlo è datato”, ribatte Marine Le Pen a Le Figaro: “Non c’è nessuno più attaccato di me alla democrazia. Voglio rafforzarla con il referendum di iniziativa popolare. Non c’è nessuno più attaccato di me alle libertà individuali, poiché ogni volta che sono state attaccate mi sono alzato in piedi per difenderle. Emmanuel Macron gioca sulle paure, come ha fatto per tutto il suo mandato”.

Putinismi imbarazzanti

Mentre gli avversari gli contestano l’affaire consulenze, Macron ricorda che Le Pen “dipende finanziariamente da Putin e dal suo regime” e che lei “è sempre stata compiacente con lui”. Non ha torto. Ma Le Pen non è l’unica in Europa dell’ampio fronte sovranista di ieri a doversi oggi sganciare “dall’alternativa putiniana”. E si muove nel cercare di far dimenticare la sua vicinanza alla Russia.

Gli equilibrismi di Le Pen

Ha fatto distruggere le sue foto con il russo. Ma l’uomo forte del Cremlino l’ aveva ricevuta, a fine marzo 2017, durante la campagna presidenziale. Il candidato di RN parlò in quella occasione delle sanzioni imposte alla Russia nel contesto del conflitto ucraino dopo l’annessione della Crimea nel 2014. “Non crediamo in una diplomazia delle minacce, delle sanzioni o in una diplomazia del ricatto che l’Unione Europea, purtroppo, applica sempre di più contro la Federazione Russa e contro i suoi stessi membri”. All’inizio di febbraio 2022, il candidato di RN non credeva “per niente” a un’offensiva russa in Ucraina. Il 24 si è dovuta ricredere. Intervistata su BfmTv sui suoi legami con la Russia, e in particolare sul prestito russo di 9 milioni di euro ottenuto nel 2014 dalla RN, Marine Le Pen si è difesa energicamente dall’essere una qualsiasi staffetta del potere di Putin in Francia: “Sono stata uno dei pochi leader politici a cercare di mantenere un’equidistanza tra gli Stati Uniti e la Russia”.

Il suo partito pare non abbia finito di rimborsare il prestito di 9 milioni di euro a un creditore russo.

L’Eliseo val più di un Cremlino

Marine Le Pen ha condannato l’aggressione russa e afferma che i profughi ucraini devono essere accolti. Segna così la differenza con il suo rivale Eric Zemmour, che suggerisce di “privilegiare” la loro accoglienza in Polonia. Le Pen evoca il conflitto anche dal punto di vista delle sue conseguenze sul potere d’acquisto, rifiutandosi di sostenere le sanzioni economiche contro Mosca. Né vuole un embargo sul gas o sul petrolio russo. Si è rifiutata di chiamare Putin un “criminale di guerra”, ma dopo la scoperta di centinaia di corpi di civili a Bucha, ha ammesso di “crimini di guerra” e ha chiesto un’indagine da parte dell’Onu e della Corte penale internazionale. Dopo aver detto che il presidente russo potrebbe “ovviamente” tornare ad essere un alleato della Francia, anche nella lotta al fondamentalismo islamista, ha chiarito poi che intendeva dire la Russia.

L’antiamericanismo della sinistra radicale gettò Mélenchon tra le braccia del Cremlino

Oltre Marine Le Pen, anche Jean-Luc Mélenchon ha compiuto una svolta dall’annuncio dell’invasione. Lo dimostra questa affermazione a France 2 nel 2016. Alla fine del 2015 Vladimir Putin ha deciso di intervenire militarmente in Siria per sostenere Bachar Al-Assad, presidente del Paese, in nome della lotta al terrorismo. Alla domanda posta dalla giornalista: “Sei favorevole ai bombardamenti russi in Siria?”, Jean-Luc Mélenchon aveva risposto affermativamente, spiegando che era la soluzione per Putin di “risolvere il problema ed eliminare Daesh”. Due anni prima, Mélenchon aveva già suscitato polemiche, questa volta durante l’invasione della Crimea da parte della Russia nel marzo 2014. Mentre l’Unione Europea condanna all’unanimità questa annessione a danno dell’Ucraina, il candidato si rallegra sul suo blog : “Naturalmente la Crimea è persa per la Nato! Buone notizie ! C’è da sperare che, all’improvviso, la banda di provocatori e agitati che dirige la manovra si calmi per un po’”. Mélenchon in un’intervista del gennaio 2022, spiega: “I russi si stanno mobilitando ai loro confini? Chi non farebbe lo stesso con un simile vicino, un Paese legato a una potenza che li minaccia continuamente?”. Ricorda anche che la Francia dovrebbe essere “non allineata”, il che significa che “né i russi dovrebbero entrare in Ucraina, né gli americani dovrebbero annettere l’Ucraina alla Nato”.

Posizioni che sono cambiate radicalmente dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

L’Ucraina non esiste. Le sparate di Zemmour

Eric Zemmour ha ammesso nel 2018 durante un’intervista a L’Opinion: “Sogno un Putin francese”. “Sono per l’alleanza russa. Penso che sia l’alleato più affidabile”, ha aggiunto lo scorso settembre su CNews. “Vladimir Putin è un patriota russo. È legittimo che difenda gli interessi della Russia”, stimava ancora a inizio febbraio il candidato di Reconquest! Se Zemmour oggi condanna l’uso della forza russa contro gli ucraini, non ha voltato le spalle alla Russia. Ha chiesto un “trattato che stabilisca la fine dell’espansione della Nato” . “Siamo tutti responsabili, dobbiamo capire le pretese russe contro l’espansione”. Va ricordato che il polemista a volte ha negato l’esistenza stessa dell’Ucraina nei suoi scritti. Come nel suo libro Un quinquennat pour rien, pubblicato nel 2016. Non risulta sia stato ritirato dalle librerie.

Potere d’acquisto, il vero tema

Se la guerra in Ucraina legittima per molti un secondo mandato per Macron, il potere d’acquisto delle famiglie sconvolto dalle tensioni inflazionistiche ha portato il tema al centro dei dibattiti politici. Giovedì 31 marzo, l’Istituto nazionale di statistica Insee ha rivelato che l’inflazione aveva raggiunto il 4,5% in un anno a marzo, guidata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari. Un livello che non si vedeva dal 1985. Il ministero del Lavoro ha annunciato che questa impennata dell’inflazione porterebbe a un aumento automatico del salario minimo dal 2,4 al 2,6% dal 1 maggio.

Marine Le Pen – mai come ora così insidiosa per Macron – ha fatto centrale della sua campagna il caro vita. La candidata di RN punta a un aumento degli stipendi più bassi grazie a una riduzione degli oneri sociali. Intende incoraggiare le aziende ad aumentare del 10% i salari, esentando questo aumento dei contributi previdenziali.

Vuole una riduzione dell’Iva dal 20% al 5,5% sui prodotti energetici (carburanti, olio combustibile, gas ed elettricità). Sul piano fiscale, intende abolire l’imposta sul reddito per tutti i giovani lavoratori fino a trent’anni e creare un prestito statale a tasso zero per le coppie sotto i 30 anni. In programma anche l’eliminazione delle tasse di successione diretta per famiglie a basso reddito e classe media.

Sulle pensioni prevede di fissare l’importo minino a 1.200 euro  e di consentire a coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 20 anni di andare in pensione a 60.

Le Pen vuole concedere alle coppie tassabili una quota piena del quoziente familiare dal secondo figlio, invece del terzo attuale. Il candidato di estrema destra vuole anche raddoppiare il tetto dell’assegno di sostegno alla famiglia da 116 euro mensili a 230 euro per i genitori che allevano i figli da soli, e creare un prestito pubblico a tasso zero fino a 100 mila euro per le giovani coppie, che si trasformerebbe in una donazione se questa coppia ha almeno tre figli. Nell’ottica della lotta all’immigrazione, Le Pen limiterebbe l’accesso a queste ultime due misure solo ai cittadini nazionali.

Come Emmanuel Macron, vuole la fine del canone Tv.

Macron intende prendere nuove misure affinché “il lavoro paghi di più” . Si è  impegnato a triplicare il tetto del “bonus Macron” che finora permette alle aziende di pagare fino a 1.000 euro senza contributi né tasse, perché “questo è potere d’acquisto” . Promette di abolire il canone televisivo e di estendere le esenzioni dall’imposta di successione. In programma ha l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni e di stabilire una pensione minima di 1.100 euro. Macron ha promesso, in caso di rielezione, una misura rapida per far fronte all’aumento dei prezzi del carburante: “Verrà elaborata attorno all’approccio dell’indennità di chilometraggio e dell’indennità di inflazione”. Le misure di sostegno al potere d’acquisto per gas ed energia elettrica saranno prorogate oltre il mese di giugno.

Petresse – Détresse. LR, l’ultimo spenga la luce

La sconfitta di Valérie Pécresse si avvicina rapidamente. Les Républicains non sa più cosa inventare per salvare almeno “i mobili” del gollismo. Pécresse sta ancora cercando di fare bella figura, ma la fiamma non c’è più. Forse non c’è mai stata. Nicolas Sarkozy non ha mai dichiarato il suo sostegno al candidato repubblicano, cosa che infastidisce profondamente alcuni esponenti del partito di centrodestra. Domenica scorsa, la presidente del Consiglio regionale dell’Île-de-France ha tenuto un incontro alla Porte de Versailles. Molti simpatizzanti hanno fischiato il nome dell’ex presidente della Repubblica, che – comme d’habitude – non si è presentato alla evento. Ne è seguito inevitabile codazzo di polemica sui giornali. Che a tutto serve, tranne che a dare un po’ di slancio. La maggior parte dei leader di LR partecipa ormai distrattattamente alla campagna per prepararsi alla loro: quella delle elezioni legislative di giugno. Per evitare un esodo dei suoi funzionari eletti verso partiti più attraenti (la RN di Le Pen o Reconquête! di Zemmour per i più radicali, LREM di Macron per i più moderati), lo staff repubblicano si sta adoperando per bloccare le candidature il più rapidamente possibile.

Macron all’arrembaggio dei repubblicani

In un’intervista a Le Figaro di giovedì 7, Macron ha reso omaggio al suo predecessore Nicolas Sarkozy: “Mi ritrovo a fare ciò che il presidente Sarkozy ha difeso”, citando “lavoro e merito” e “una migliore protezione dei nostri confini, riformando Schengen e abbattendo le reti di immigrazione illegale”. Sarkozy non ha appoggiato la candidata del suo stesso partito, Valérie Pécresse. E Macron ne approfitta. Negli ultimi due anni sono circolate voci secondo cui Sarkozy potrebbe proporre un’alleanza a Macron tra il suo movimento riformista e il partito di centrodestra.

Cattolici frammentati

I cattolici praticanti sono divisi in quattro campi politici. È quanto suggerisce il sondaggio Ifop/La Vie sulle loro intenzioni di voto. Si evidenzia un grande cambiamento rispetto alle elezioni presidenziali del 2017 quando circa il 46% si era schierato per il candidato di LR François Fillon. Oggi è Emmanuel Macron a conquistare il maggior sostegno con il 28% delle intenzioni. Un aumento rispetto al 2017 quando raggiunse il picco del 19% tra i cattolici praticanti. Segue la candidata LR Valérie Pécresse con il 20%, seguita da vicino da Eric Zemmour (19%) e Marine Le Pen (15%, circa come nel 2017). Pécresse è l’unica cattolica praticante tra i candidati, e non riesce a incarnare la scelta naturale di un gruppo di elettori prevalentemente inclini a votare a destra. Quanto ai sei candidati di sinistra, attirano, tutti insieme, solo il 16% dei cattolici praticanti, con una relativa preferenza per Jean-Luc Mélenchon, che raccoglie il 6% delle intenzioni di voto.