Quando Mina rende lo spot forma d’arte e pezzo di storia

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Il film commemorativo musicato e cantato dalla superstar va prima del discorso del Presidente e fa il botto d’ascolti

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici “Iceberg”, “Alias” con Franco Debenedetti e “Versus”, primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui “Diario inedito del Grande Fratello” (Gremese) e “Gli Inaffondabili” (Marsilio), “Giulio Andreotti-Parola di Giulio” (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una…

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Lo spot della Tim con voce di Mina

Foto: Lo spot della Tim con voce di Mina


“Questa è la storia di un’idea e di chi trovò la strada per farne una realtà/così da cent’anni un’infinita via fa volare milioni di “Ciao” e di “Come stai?”/Come un cuore che non si ferma mai/ è una voce, che è come una luce, brillerà…”

Mentre, sulla voce di Mina, scivolavano le parole del nuovo spot della Tim, nel chiuder l’anno fosco e anticipando il messaggio di fine di anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (un ottimo traino per un discorso istituzionale di 15 milioni di spettatori per un 65% di share, roba da Coppa del mondo di calcio); be’, due sono state sostanzialmente le reazioni dei telespettatori. La prima: brivido e raccapriccio dei puristi -specie quelli che albergano nelle pieghe dei social- per la star assoluta della musica che ha definitivamente venduto l’anima al diavolo del primo, di fatto, “spot branded content”, al superbrano cucito esclusivamente per la pubblicità di un’azienda. La seconda reazione, invece è stata di applausi per un nuovo modo industriale di concepire il cosiddetto product placement, l’allegria totale di trasformare uno spot in una forma d’arte col jingle che ti entra in testa con la forza di un ritornello pop. Noi sosteniamo la seconda tesi. L’arte da sempre si plasma sulla committenza. Oddio, Tim non è nuova ad operazioni del genere: lo spot col ballerino col cappello, il tedesco Sven Otten si era trasformato in un tormentone formidabile negli ultimi Festival di Sanremo. Dove l’azienda telefonica aveva perfino messo a disposizione una piattaforma di analisi dati, la Tim data room, che monitorava le opinioni degli spettatori in rete; e dove l’accordo con Rai comprendeva anche un premio per il brano più ascoltato su Tim Music e playlist speciali sulla propria piattaforma musicale. Roba inedita, dal punto di vista del marketing e della capitalizzazione dell’audience.

Ora il nuovo spot tratta di un “un viaggio nel tempo per raccontare i 100 anni di innovazione nelle tlc in Italia. La colonna sonora è di Mina, che reinterpreta il brano This is me del musical The Greatest Showman’, recita la sinossi che esalta (giustamente) la regia inedita di Luca Iosi e le coreografie very pop di Luca Tommassini. La storia raccontata nel film parte dagli anni ’20 con lo skyline di Torino, città in cui ha avuto inizio il percorso dell’innovazione di Tim, con le figure fondamentali dei tecnici nei laboratori e nelle centrali e delle centraliniste che permisero le prime conversazioni telefoniche. Il viaggio continua ripercorrendo le epoche attraverso scene iconiche dei musical che hanno segnato l’immaginario collettivo: gli anni ’50 con Singing in the rain e Pane, amore e …. Gli anni ’60 con Grease,Dirty Dancing e Sweet Charity di Bob Fosse, proseguendo fino agli anni ’70 con i musical Chorus Line e Hair, in cui i protagonisti danzano intorno ad una cabina telefonica. Arriviamo poi negli anni ’80, passando a Fame, con i ballerini che rappresentano i tecnici dell’azienda. Il video si snoda su citazioni di Flashdance e arriva al presente con le più moderne coreografie. E -diciamolo, Iosi s’è divertito- abbondano i richiami più o meno occulti, ai fotoromanzi italiani anni 50,  a serie tv come Le ragazze del centralino, perfino a immagini -nelle sale da ballo a scacchi- che evocano certe inquadrature di Tinto Brass. Il risultato è stato un boom di visualizzazioni: in meno di 24 ore il video ha totalizzato oltre 6 milioni di visualizzazioni sul canale YouTube e 17,5 su TikTok. Non so se Mattarella, dopo, abbia ringraziato…