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“Per chi, come me, ha la famiglia in quell’inferno, è offensivo e vergognoso ascoltare pronunciare in lingua italiana certe esternazioni”. L’intervento di Giorgio Provinciali sull’orrore di Bucha e sull’invasione russa dell’Ucraina

 

Ciò che abbiamo sotto gli occhi in questo momento è il FALLIMENTO TOTALE di ogni diplomazia, lungo almeno otto lunghi anni. Non si è stati abbastanza efficaci, oppure non ci si è creduto abbastanza. Quale DIALOGO possiamo imbastire, ora, con chi avvelena persino i propri interlocutori, al pari dei propri detrattori?

Se neppure il Papa, icona per antonomasia di dialogo e pace, riesce a dialogare con un altro Papa, il suo omologo patriarca Kirill, significa che l’intenzione non è quella.

Quel minimo di voce che Zelensky potrebbe avere ora ad un tavolo negoziale è dovuto al fatto che l’Ucraina ha saputo RESISTERE. E per resistere servono due cose: il CORAGGIO, che manca all’Occidente, e le ARMI.

Per chi, come me, ha la famiglia in quell’INFERNO, è offensivo e vergognoso ascoltare pronunciare in lingua italiana certe esternazioni.

O si ha un piano alternativo serio, e si è in grado di argomentarlo dimostrando di saperlo poi concretizzare con la certezza che funzioni, oppure è offensivo.

Nessuno dei pacifisti ad oltranza conosce il piano malvagio di Putin fino in fondo. Ma non solo: non ha saputo vederlo per trent’anni. Nessuno di loro conosce in prima persona, per sua fortuna, gli orrori di questa guerra. Nessuno conosce a lungo termine le conseguenze di quello che Timofey Sergeytsev descrive nel suo editoriale su Rai Novosti, il quotidiano allineato con il Cremlino: “denazificare significa cancellare l’identità stessa del Paese, che non dovrà neppure più chiamarsi con il suo nome, RIEDUCANDO un’intera generazione in un processo che richiederà 25 anni, durante i quali i dissidenti sconteranno pene ai lavori forzati e in cui verranno PULITI tutti gli apparati politici e militari”.

Di fronte a chi ti brucia la casa, stupra la moglie, uccide il figlio e vende le tue cose al mercato nero dopo aver bombardato orfanotrofi, ospedali, asili, ucciso partorienti insieme ai neonati e fatto scempio dei cadaveri, chiunque abbia ancora un minimo di sentimento umano si sente offeso nell’ascoltare certe esternazioni.

Bucha è solo una delle tante atrocità compiute in Ucraina. Ve ne sono ancora decine. Borodyanka, Irpin, Mikolaïv, tantissime altre città sono state sventrate fin dentro l’anima e tante altre ancora sono sotto assedio, alla mercé dei macellai. A Kherson alcuni conoscenti sono arrivati a bere l’acqua dentro i termosifoni, che girava insieme alla ruggine da anni. L’hanno filtrata, bollita e si sono bagnati la bocca mentre nel frattempo altre persone MORIVANO DI SETE.

Il dolore di chi arriva a cibarsi di un piccione per poi vomitare, pur di risparmiare altri animali domestici di fronte all’alternativa di morire di fame, certamente non viene rispettato da certi “pacifisti” che dal caldo dei loro comodi salotti dispensano consigli e sbraitano sull’inutilità dell’invio di armi per difendersi. A Mariupol i soldati russi e i mercenari ceceni stanno bruciando i cadaveri dentro forni crematori mobili. Incessantemente, nel tentativo di cancellare in quella polvere tutte le atrocità disumane che qualche ora prima hanno compiuto.

Un quotidiano italiano, ieri, titolava chiedendosi se vogliamo vendicare la strage di Bucha compiendo altre stragi, sottintendendo con le armi inviate a difesa del popolo aggredito.

Stiamo facendo di peggio: con i nostri soldi stiamo finanziando le armi russe. E ne stiamo finanziando per un miliardo di euro al giorno. Eppure nessuno titola che quella strage e tante altre sono state rese possibili anche grazie ai nostri soldi e al nostro poco coraggio.

Con le armi dell’Occidente nessun ucraino ha intenzione di stuprare le donne russe, bruciare bambini, né aspira a fare un’altra Bucha o altre stragi simili ma in Russia.

Compiere un atto deliberatamente vile d’attacco, non soltanto contro un altro Paese ma contro il rispetto di ogni dignità e valore umano, contro la persona, cercandone l’annullamento ad ogni costo è ben diverso da DIFENDERSI.

Il concetto di DIFESA, qui, non è molto chiaro evidentemente.

I discorsi sulla non-belligeranza non vanno fatti agli italiani e agli ucraini ma a PUTIN. Non ha nessun senso negare il diritto e l’aiuto alla difesa della propria stessa esistenza a chi è aggredito. Le invettive e i suggerimenti vanno indirizzati a chi ha scelto le armi come approccio, non a chi si è trovato a doverle usare per resistere a questo scempio.

La verità è molto amara, per noi occidentali.

Definire ora “dittatore assassino”, “macellaio”, “criminale di guerra” Putin implica tre deduzioni molto chiare:
1- per oltre trent’anni nessuno se n’è accorto (o, peggio, ha voluto accorgersene)
2- per oltre trent’anni praticamente tutti quanti hanno fatto affari e sono scesi a compromessi con un dittatore criminale
3- nel momento preciso di questa tardiva “stream of consciousness”, la più logica delle conseguenze implicherebbe una cosa sola: FERMARLO. Altrimenti, dirlo e basta, vale poco.

A rendere ancora più tristemente amara questa consapevolezza, un dato di fatto: abbiamo finanziato e stiamo tuttora finanziando NOI questo massacro.

Dall’inizio del conflitto abbiamo versato TRENTACINQUE MILIARDI (35.000.000.000) di euro dritti dritti nelle casse della macchina bellica di quello che (giustamente) definiamo criminale di guerra, dittatore assassino e macellaio.

La verità fa spesso male ma è questa.

A noi è mancato il coraggio di chiudere quel rubinetto che avrebbe immediatamente tagliato le gambe alla macelleria russa.

Non paghi di ciò, a qualcuno piace crogiolarsi girando il coltello in una ferita già di per sé mortale facendo passare per “ragionevole dubbio” quello che invece è un insulto a quelle anime innocenti, uccise anche con i nostri soldi.

Qualcuno ha avuto il coraggio d’instillare nella mente di qualche poveretto che siamo di fronte ad un set cinematografico finemente allestito. Pronipote, evidentemente, di chi ha avuto la faccia di sostenere la stessa pittoresca teoria, a distanza di ottant’anni, circa la realtà del genocidio peggiore del secolo scorso.

Provo vergogna per certi commenti che si leggono sui social network e per chi, addirittura, dinnanzi a una tragedia di questa portata, riesce a commentarla RIDENDO.

Serve RISPETTO per chi ha i familiari e gli affetti più cari in questo INFERNO e sta soffrendo dolori atroci.

La FORTUNA di non avere la minima idea di cosa sia tutto questo non legittima ad esprimere a tutti i costi pareri tutt’altro che autorevoli e dubbi al limite dell’offensivo per chi, certe cose, le VIVE.

Se chi ha commesso tutto questo ORRORE è riuscito addirittura a stuprare i cadaveri, non è troppo da meno chi fa altrettanto a distanza, da dietro una tastiera. Perché è questo, che sta facendo. Firmandosi per nome e cognome.

Riesco a comprendere che manchi il CORAGGIO, ma la DECENZA, almeno quella, dovrebbe rientrare nel rispetto della DIGNITÀ che chiunque dovrebbe avere e portare al prossimo.