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L’approccio delle big tech alla realtà aumentata, virtuale o mista inforca da anni percorsi e tendenze diverse, ma è spesso accomunato da un simile denominatore: l’impiego di dispositivi come smart glass e visori che diventano una loro rilevante chiave d’accesso.

I colossi della tecnologia non hanno lesinato sugli investimenti e sulle ambizioni espansionistiche in questa direzione, mettendo sul piatto miliardi di dollari e altrettanti progetti. E se negli anni le aspettative non sono mai state pienamente soddisfatte è per diverse motivazioni, tra cui l’innegabile acerbità delle tecnologie, relegate a lungo all’ambito della sperimentazione, e l’impreparazione del mercato a quelle stesse tecnologie. Ma qualcosa sta cambiando.

Alla “vecchia” scuola dei visori AR/VR ingombranti (come Magic Leap, il progetto dell’omonima società che al tempo ebbe difficoltà a ingranare la marcia ma che è ora in procinto di rilanciarsi con la seconda generazione del suo visore AR, oppure Microsoft con i suoi HoloLens) si affianca da qualche tempo una nuova versione di occhiali smart che, a colpo d’occhio, si distinguono a fatica da quelli tradizionali, come i Rayban Stories (che abbiamo recensito QUI) realizzati a quattro mani con Meta. A ciò si aggiunge un terzo filone, più simile a quest’ultimo che al primo, in cui si inserisce invece Snap.


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