pensioni,-arriva-quota-103-ma-l’assegno-sara-massimo-di-2.600-euro-mensili
Anziani (generica) - Foto di pexels.com
Anziani (generica) – Foto di pexels.com

Aumento delle pensioni minime, Quota 103 e incentivo del 10% per chi, raggiunti i requisiti, decide di restare al lavoro: queste le modifiche fondamentali contenute nella prima manovra economica del governo Meloni, che tra oggi, mercoledì 23 novembre e domani, sarà inviata a Bruxelles.

Si tratta di una soluzione ponte valida solo per il 2023, in attesa di una rivoluzione del sistema pensionistico italiano che mira al superamento della Legge Fornero.

Quota 103: si andrà in pensione con tre mesi di ritardo

Nel 2023 si potrà decidere di andare in pensione con Quota 103, cioè con 62 anni di età e 41 di contributi, ma con tre mesi di ritardo rispetto alla data di maturazione dei requisiti.

In questo modo chi raggiungerà la soglia alla fine del 2023 potrà andare in pensione solo a partire da aprile 2023. La “finestra mobile” è di sei mesi per i dipendenti pubblici che sarebbero a 7 per chi matura i requisiti entro il 21 dicembre 2022, salvo modifiche (le norme della Legge di Bilancio sono ancora in fase di scrittura).

L’importo della pensione

L’importo della pensione liquidata con Quota 103 non potrà superare cinque volte il minimo, fino al compimento dei 67 anni. La cifra dovrebbe ammontare a circa 2.850 euro, se i calcoli avranno come base il trattamento minimo che scatterà il primo gennaio 2023, rivalutato al 120% dell’inflazione. E sarà di 2.627 euro, se invece il parametro sarà il minimo di quest’anno.

Il tetto è stato inserito all’ultimo minuto ed interessa solo chi ha maturato una pensione elevata. La premier Giorgia Meloni l’ha definita norma di “buon senso”, che mira a penalizzare chi decidesse di andare in pensione prima per prenderne una più “ricca”. Ma si tratta anche di un modo per contenere la spesa prevista su una platea di 48mila lavoratori che potrebbero usufruire di Quota 103.

Quanto costerà Quota 103

Nel 2023 la spesa dovrebbe essere ci 510 milioni e nel 2024 di 1,5 miliardi. Nel 2025 invece, di 498 milioni. Ma se Quota 103 prevede un’enorme spesa da un lato, dall’altro lato è stato previsto un taglio all’adeguamento delle pensioni all’inflazione che colpirà sempre le pensioni medio-alte.

L’indicizzazione sarà infatti garantita al 100% per gli assegni fino a 4 volte il minimo (circa 2.100 euro) mentre scenderà progressivamente per gli importi superiori. Inoltre la rivalutazione, oltre 4 volte il minimo, sarà fatta sull’intero assegno.