Palamara silura l’erede di Davigo: “Celentano mi pressava per le nomine”

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«Carmelo Celentano? È un ottimo cuoco. Ricordo che ogni volta che mi invitava a cena a casa sua il livello qualitativo delle portate era altissimo. Ricordo anche, però, che tutte le cene si concludevano sempre allo stesso modo: con sue continue e pressanti richieste per sistemare questo o quel magistrato». Così Luca Palamara all’indomani dello scoop del Riformista che ha pubblicato alcuni fra i tantissimi messaggi contenuti nella sua chat con Celentano, sostituto procuratore presso la Procura generale della Cassazione e attuale consigliere del Csm dopo essere subentrato, dalla scorsa settimana, al posto del pensionato Piercamillo Davigo.

Dalla lettura di questi messaggi, tutti agli atti del procedimento penale pendente a Perugia nei confronti dell’ex presidente dell’Anm e di cui è in corso l’udienza preliminare, emergeva una strettissima e pressante interlocuzione di Celentano con Palamara per avere informazioni su nomine, tempistiche, e quant’altro riguardasse i colleghi che aspiravano ad un incarico. Secondo la recente circolare del procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, il capo di Celentano, si trattava comunque di attività lecite, senza alcuna rilevanza disciplinare. Il pg nelle scorse settimane aveva, infatti, sdoganato per i magistrati l’attività di self marketing, svolta in proprio o “esternalizzata” ad altri colleghi, come nel caso di Celentano. I messaggi fra Celentano e Palamara, come tutti quelli contenuti nelle altre chat dell’ex capo dell’Anm, sarebbero da mesi all’esame della task force istituita da Salvi a piazza Cavour. Nonostante le rassicurazioni di Salvi sulla correttezza dell’auto promozione togata, il primo a intervenire in maniera critica dopo la lettura dello scoop del Riformista era stato sulla propria pagina Fb Andrea Mirenda, giudice di sorveglianza a Verona, neo eletto al Consiglio giudiziario di Venezia con Articolo 101, il gruppo delle toghe “anticorrenti”.

Celentano è anche componente della Sezione disciplinare del Csm. Quindi “giudice dei giudici”. La Sezione, si ricorderà, che sta ora giudicando i cinque ex togati coinvolti nella cena con lo stesso Palamara all’hotel Champagne dello scorso anno quando si discuteva del futuro procuratore di Roma. Anche il collega di Articolo 101, Andrea Reale, gip a Ragusa e da poco eletto all’Anm, tramite mail aveva chiesto chiarimenti a Celentano sul contenuto di tali messaggi. Da quanto appreso, Celentano avrebbe confermato di aver messaggiato con Palamara e di aver chiesto, su sollecitazione dei colleghi, informazioni sullo stato delle pratiche che li riguardavano, preoccupandosi anche del loro “profilo umano”. La risposta non ha convinto il giudice Mirenda: “A che titolo si informa? Quale legittimazione aveva per chiedere ragguagli, informazioni, raccomandazioni, anche di tipo ‘umanitario’”?

Il paragone, in automatico, è con tutti gli altri cittadini della Repubblica che non hanno il privilegio di indossare la toga. «Se un privato avesse interferito senza averne titolo in un procedimento amministrativo volto a conferire incarichi, appalti, concessioni a quali responsabilità si sarebbe esposto?». La risposta Mirenda non la fornisce ma ci permettiamo di fornirla noi: la prigione. Celentano, nella sua risposta, ha preso anche le distanze da Palamara. Una “pia bugia” sarebbe quanto dichiarato da Palamara sul fatto che i colleghi di Unicost non avessero votato per lui alle ultime elezioni per il Csm, preferendogli invece Davigo, poi eletto in maniera plebiscitaria.

Sempre Palamara: «Un consigliere ha l’obbligo di raccontare la verità. Celentano mi accusa di aver detto una bugia. Se intende riferirsi al fatto che una parte del gruppo di Unicost di Roma di cui facevo parte aveva votato per Loredana Miccichè (togata di Magistratura indipendente, poi eletta insieme a Davigo per i due posti destinati ai giudici di legittimità al Csm, ndr) a suo danno, gli rispondo di averlo votato convintamente e di averci sempre messo la faccia». «Anche se non ho mai condiviso il metodo della cooptazione con il quale venne la sua candidatura – prosegue infine Palamara -auguro buon lavoro al consigliere Celentano. Sono personalmente contento che abbia coronato la sua aspirazione».

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