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Fa sempre notizia quando una star planetaria si racconta e si mette a nudo, parlando dei suoi problemi e di come sia riuscita a trovare la forza di superarli. Siamo abituati a vedere i vip un po’ come dei dell’Olimpo, intoccabili nelle loro vite apparentemente perfette e di successo, ma dietro al luccichio dei red carpet e della mondanità spesso si nascondono sofferenze e difficoltà normali, che tutti ci troviamo ad affrontare, persino loro.

Ecco quindi che sentire parlare di Nicole Kidman della sua depressione per la fine del matrimonio con Tom Cruise, oramai più di vent’anni fa, la rende meno algida e divina, ma più umana.

Nicole Kidman e il periodo più buio della sua vita

La star ha parlato del momento più difficile della sua vita in un’intervista radiofonica a BBC Radio 4 nel programma This cultural life durante la quale ha parlato di quel 2001 che l’ha vista trionfare agli Oscar nei panni di Virginia Woolf mentre il suo matrimonio andava in frantumi. Interpretare il ruolo della scrittrice britannica ha infatti acuito il senso di perdita dopo il divorzio da Tom Cruise e l’ha portata a uno stato di depressione dal quale si è a fatica ripresa.

“Non ricordo se ho davvero pensato al pericolo della situazione, ero totalmente presa dal personaggio”, ricorda l’attrice, facendo anche riferimento alla scena di The Hours in cui il suo personaggio si toglie la vita: scena per la quale Nicole Kidman non ha voluto alcuna controfigura, arrivando a fondere il suo stato d’animo con quello della scrittrice che stava impersonando: “Ho messo i sassi in tasca e mi sono incamminata verso il fiume. Una volta e poi un’altra e un’altra ancora. Non mi sembrava evidentemente pericoloso abbastanza”.

A unire le due donne, a distanza di secoli, la depressione: “Non sentivo più il corpo come mio – ammette – è come se avessi lasciato davvero che Virginia prendesse il sopravvento, perché in quel momento ero una porta aperta. E il regista (Stephen Daldry, ndr) è stato molto attento nei miei confronti perché sapeva tutto”.

Nicole Kidman, le sue donne complicate e umane

Sarà forse per questo che l’attrice interpreta spesso ruoli difficili, di donne che hanno a che fare con vite più complesse di come appaiono e alle prese con la salute mentale. Così è stato per Nine Perfect Strangers come per The Undoing e Big Little Lies, serie in cui il risvolto psicologico diventa esso stesso personaggio insieme alle protagoniste.

Eppure, nonostante siano passati vent’anni dall’interpretazione di Virginia Woolf che le valse l’Oscar, Nicole Kidman non è ancora riuscita a fare i conti con il suo modo di vivere la recitazione. Già in una precedente intervista aveva confessato quanto fosse stato difficile per lei liberarsi dell’inquietudine che provava in quel periodo: “Mi sono ammalata davvero – ha rivelato – e questo è una delle conseguenze maggiori del lavoro d’attore. Per una settimana il mio sistema immunitario si è rifiutato di riconoscere la differenza tra la recitazione e la realtà”.

Un problema con cui deve combattere anche oggi: “Non ho ancora imparato una tecnica capace d’insegnare al mio cervello e al mio corpo che si tratta di finzione e né ho capito come liberarmi da tutto questo – spiega -. Niente da fare: sto a casa, ma non dormo bene e non mi sento bene se quello che interpreto m’inquieta”.