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Morte Beppe Ghirardini e caso Bozzoli legati? Il sinistro post Facebook dell’operaio prima di sparire

Mario Bozzoli news: Beppe Ghirardini sarebbe stato un testimone importantissimo nel processo a carico di Giacomo Bozzoli iniziato di recente. E forse proprio perché la sera della scomparsa del suo titolare assistette a qualcosa di compromettente, pochi giorni dopo scomparve e perse la vita. È questa al momento solo un’ipotesi, certo, che però i legali della famiglia di Mario Bozzoli reputano più che fondata.

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Come è morto Beppe Ghirardini?

Come è morto Beppe Ghirardini? Ha ingerito un’esca al veleno, si sa. Ma perché? E soprattutto: il suo è stato un gesto volontario o qualcuno lo ha costretto a farlo inducendolo a togliersi la vita? Sollevano non pochi dubbi le frasi pronunciate da suoi due colleghi della fonderia Bozzoli poco dopo la scomparsa di Mario. Frasi intercettate e acquisite agli atti dell’inchiesta.

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La frase sinistra pronunciata dai colleghi il giorno della scomparsa

«Lo sai che se Beppe racconta qualcosa di sbagliato siamo nei casini?»«Se vuoi andiamo a casa di Beppe …», «Andiamo a vedere dove abita, dài … », dissero Oscar Maggi e Akwasi Aboagye detto Abu. Cosa temevano? Che l’addetto ai forni della fonderia di Marcheno raccontasse agli inquirenti di aver visto cosa capitò al suo titolare quella sera dell’8 ottobre 2015? Aleggia ancora il più fitto mistero attorno alla morte di Ghirardini, tanto che di recente il Gip di Brescia ha respinto la richiesta di archiviazione per istigazione al suicidio fatta dalla Procura e disposto nuove indagini sul caso.

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Il post sinistro su Facebook poco prima di sparire

Non sembrerebbe una coincidenza il fatto che il 14 ottobre 2015, giorno della sua scomparsa, Beppe Ghirardini fosse atteso in caserma per riferire ai carabinieri dei fatti occorsi in fonderia sei giorni prima. Invece, anziché presentarsi all’appuntamento, salì in auto e guidò fino al passo del Tonale, a circa 100 km da casa sua. Prima di partire Ghirardini postò su Facebook la foto di un cornetto anti invidia, accompagnato da una frase sibillina. Parole che, rilette oggi, appaiono più che sinistre: «Guardati le spalle sempre, le pugnalate arrivano sempre da chi meno te lo aspetti».

Ricostruito a posteriori dagli inquirenti, il percorso in auto fatto quel giorno da Ghirardini è risultato essere illogico, «schizofrenico e sconclusionato», a detta degli avvocati della famiglia Ghirardini che dalla prima ora respingono la pista del suicidio. Quello dell’operaio fu un andirivieni strano, incomprensibile. Al vaglio degli investigatori e, molto probabilmente oggetto di approfondimenti nelle prossime settimane, l’ipotesi che avesse un appuntamento con qualcuno. È stato infatti appurato che Beppe Ghirardini intorno all’ora di pranzo fece avanti e indietro per 6 volte davanti un hotel a 5 stelle a Ponte di legno. Nella medesima località, vicino ad un torrente, fu poi rinvenuto cadavere.

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L’inquietante testimonianza di un cacciatore su Ghirardini e Giacomo Bozzoli

Inquietante la testimonianza di un cacciatore acquisita agli atti dell’inchiesta. L’uomo ha infatti riferito alla magistratura inquirente di avere incontrato per caso Ghirardini quel giorno. Ha detto di averlo visto lasciare l’auto e proseguire a piedi lungo un sentiero. Su quella stessa strada poi avrebbe incrociato, più tardi, un Suv che scendeva in direzione opposta. A bordo del mezzo avrebbe riconosciuto anche Giacomo Bozzoli, il nipote di Mario oggi a processo con l’accusa di averlo ucciso e di avere soppresso il suo cadavere.

Il cellulare scomparso e il giallo delle suole degli stivali

Ancora, ci sono altri aspetti oscuri di questa vicenda. Anzitutto il cellulare di Ghirardini, mai ritrovato. Dai tabulati è emerso che quel giorno l’uomo fece nove telefonate alla ex moglie, madre di suo figlio, che abita in Brasile. Accanto al suo corpo esanime però il dispositivo elettronico non c’era. Qualcuno lo ha fatto sparire? Inspiegabile anche il fatto che nel luogo del ritrovamento del cadavere il terreno tutt’intorno fosse fangoso, ma le suole dei suoi stivali perfettamente pulite.

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La pista dei soldi provenienti dall’Austria

Irrisolto anche il giallo delle banconote trovate in casa di Ghirardini dagli inquirenti durante un sopralluogo. Si tratta di 4,400 Euro in contanti, di cui otto banconote da 500 Euro con numeri di serie quasi consecutivi e prive di impronte. Denaro proveniente dall’Austria, paese con cui Giacomo Bozzoli aveva contatti. Si ipotizza che quel denaro possa essere servito per tentare di comprare il suo silenzio.

Il processo a carico di Giacomo Bozzoli è iniziato

La morte di Mario Bozzoli e del suo operaio Beppe Ghirardini sarebbero legate a doppio filo. Ipotesi che la difesa di Giacomo respinge con forza ma di cui, invece, quella della famiglia dell’imprenditore bresciano scomparso è fermamente convinta. Giacomo si professa innocente e i suoi avvocati in aula tenteranno di dimostrare che a suo carico non vi sono prove di colpevolezza. Sono 94 i testimoni chiamati a deporre dalla pubblica accusa nel processo a carico del nipote di Bozzoli, la metà quelli della difesa. Le udienze calendarizzate 25. (Fonte Quarto Grado) Potrebbe interessarti anche —> Caso Bozzoli, nuove indagini sulla morte di Beppe Ghirardini: fondati motivi per riaprire l’inchiesta


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