“Mi chiese di falsificare”. Zambon, la verità in diretta che affossa Speranza e Ranieri Guerra

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Francesco Zambon torna a gettare benzina sul fuoco del caso Oms che ha coinvolto Ranieri Guerra, il ministro Speranza e il governo italiano in generale. Zambon, che è ancora un funzionario dell’OMS, ha parlato in esclusiva a “Non è l’Arena”, il programma di Massimo Giletti andato in onda su La7 domenica 10 gennaio. Il funzionario che ha denunciato che il piano pandemico italiano del 2016 fosse in realtà la fotocopia del 2006 (dunque inadatto ad affrontare l’emergenza Covid-19), racconta la sua verità: “Ranieri Guerra mi chiese di falsificare le date per un suo conflitto di interessi. Non è vero che l’OMS non aveva aggiornato le linee guida dal 2006. Brusaferro e Speranza erano infastiditi”.

Francesco Zambon continua: “Sono solo, ben consigliato dai miei avvocati, ma dall’OMS non ho avuto grande solidarietà, semmai l’ho avuta dai cittadini italiani. Non è una situazione facile, provo solitudine, la mia non è una battaglia contro l’OMS, ma a fianco dell’Organizzazione. Non sono mai sparito dai radar dell’OMS come dice Ranieri Guerra. Con lui i rapporti erano cordiali fino al 15 maggio quando mi chiese di cambiare una data e non era corretto. La tensione si apre molto decisa sulle mie osservazioni in merito al fatto che il piano era vecchio”.

Sulla famigerata email (svelata da Report) del direttore aggiunto dell’OMS, Ranieri Guerra, che gli intimava di falsificare le date, Zambon fa chiarezza: “All’inizio pensavo fosse in buona fede, feci i controlli e capii che in realtà era così. Il tono e la telefonata servivano per farmi falsificare qualcosa in un periodo in cui era stato direttore per la prevenzione e io ci ho ravvisato un grande conflitto di interessi. E in genere non è così frequente che l’Organizzazione nomini un direttore aggiunto nella nazione di cui è originario e in cui ha già ricoperto un ruolo. Inoltre smentisco che l’OMS non avesse dato nuove linee guida per gli aggiornamenti, basta consultare il sito: ci sono stati nel 2009, nel 2013 e nel 2017 e nel 2018 c’è anche una check list”.

Continua Zambon: “Ranieri Guerra ha detto che il file era del 2006 perché non c’erano novità, ma non è vero. Dal 2006 il quadro delle conoscenze sulle pandemie è cambiato eccome, nel 2009 le linee guida sono cambiate profondamente e così nel 2013 e 2017. Ci riunivamo settimanalmente per coordinarci e c’era un rapporto di cui Ranieri Guerra era al corrente, sapeva della pubblicazione. Era lui che doveva informare il Ministro Speranza perché aveva l’incarico del direttore generale dell’OMS a mantenere i rapporti con l’Istituto Superiore di Sanità”.

Zambon poi fa luce anche sulle email al capo dell’OMS Tedros: “È stata una email dolorosa, non solo perché riferisco le minacce di Ranieri Guerra, ma anche per il potenziale conflitto di interessi e per l’importanza della pubblicazione che se fosse stata ritirata avrebbe causato un rischio catastrofico reputazionale all’OMS. Ma non ho ricevuto alcuna risposta. Io ho attivato la procedura interna di controllo già a maggio perché l’Organizzazione stava correndo il pericolo di un danno di immagine enorme e Ranieri Guerra lo sa bene perché a giugno ha ricevuto una telefonata in cui lo consigliavano di scusarsi con me per iscritto”.

Giletti infine chiede (e per il ministro Speranza sono guai): “Lei ha ricevuto pressioni? È vero che Speranza era infastidito?”. Il ricercatore risponde secco: “Sì, c’è stata qualche telefonata da parte di qualcuno del Ministero alla Salute infastidito per il dossier. So per certo che Brusaferro e Speranza erano infastiditi. Era un problema diplomatico non tanto per il rapporto, quanto perché non erano stati informati. Poi Ranieri Guerra ha chiesto la rimozione del dossier non solo dal sito dell’Oms, ma anche da altri siti, doveva sparire e così è stato. Ci sono state delle pressioni prima e dopo. Se rifarei tutto? Sì, senz’altro, ho fatto il mio dovere”.

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