ma-non-sara-eccessiva-questa-automatica-apertura-di-credito-ai-giovani?

Ci sono due amici, seduti accanto, su un muretto e rivolti verso il mare. Uno, Giampiero (perché all’ufficiale di stato civile pareva scorretto registrarlo con la “n” prima della “p”) è nato negli anni Cinquanta, mentre l’altro, Mattia, è nato intorno all’anno Duemila.

Dialogo immaginario tra un Boomer e uno Zoomer

Stanno discorrendo del loro lavoro, delle loro prospettive, dei loro problemi. Solite cose e soliti luoghi comuni. Sennonché , all’orizzonte, una grande nave passeggeri, alta come un palazzo di quindici piani, entra nella loro visuale, mentre si avvicina velocemente al porto. I due commentano sul costo assai abbordabile di una mini-crociera nel Mediterraneo a bordo di una maxi-nave.

Giampiero fa notare al più giovane come, ai suoi tempi, le crociere erano roba per ricchi, con un ambiente di vero lusso a bordo che non cedeva mai alla pacchiana ostentazione di ricchezza e, men che mai, nulla concedeva al kitsch.

L’altro indica al più anziano come dalla sagoma imponente della nave si scorgano, anche da terra, le enormi piscine con scivoli multicolori in stile Aquafan ed i grandi schermi da 15 metri per 10 sui quali lampeggiano, frenetici e fluorescenti, i “commercial”.

“Eh sì, caro Giampiero, certo che una volta avevate gusti diversi…”  dice, sorridendo, Mattia.

“Cosa ti devo dire, caro Mattia, più che altro, una volta, le grandi compagnie di navigazione (e non solo quelle) cercavano di adeguarsi ai gusti della clientela, più che a seguire le mode del momento, se non ad imporle ai loro passeggeri”.

“Sai che ho fatto recentemente una crociera con quella nave con mia nonna? Ha insistito tanto che ho voluto provare. Vuoi sapere cosa mi ha colpito?”

“Certo” gli risponde Giampiero, “anche perché sono proprio curioso di sapere cosa possa ormai colpire davvero uno Zoomer.

“Guarda, Giampy, devo ammettere che più che su una nave da crociera mi sembrava di stare a Disneyworld, o meglio, se anche non ci fosse stato il mare tutt’attorno non sarebbe cambiato molto. Tra spa, palestre, discoteche e casinò, sembrava che tutto fosse stato costruito per farci sentire ricchi, anche se avevamo speso poche centinaia di euro per il biglietto!”

“Beh, quando avevo la tua età, se volevo andare al Luna Park non dovevo salire su una nave e in palestra, dove avevamo quasi tutti la stessa tuta da ginnastica di lana e di colore blu, ci si andava per imparare uno sport. All’epoca, le palestre non avevano il bar interno e l’unico integratore che assumevamo era la pastasciutta, una volta tornati a casa”. “In crociera, chi poteva farlo, ci si andava per fare una vacanza più che per mantenersi in forma, ma anche per conoscere persone interessanti, che poi rimanevano in contatto tra loro per anni”.

“Beh, caro il mio boomer, i tempi sono cambiati ed il futuro siamo noi”, gli risponde ironicamente il più giovane. “Ormai se vogliamo qualcosa, in qualche modo, ce la prendiamo. Lo diceva anche Steve Jobs!”.

Termino qui il resoconto di questa conversazione inventata, tanto il senso l’avete afferrato, no? Quei due uomini non si sono mai incontrati e nemmeno potrebbero realisticamente farlo. I giovani stanno coi giovani ed i vecchi fanno altrettanto. A meno che un vecchio non si metta a scimmiottare un giovane, coi risultati patetici che ne derivano, il dialogo tra diverse generazioni non esiste più.

Troppo credito ai giovani

Una volta avvalorato che “i giovani sono il futuro”, considerazione che, diciamolo, oltre che essere retorica e scontata, descrive una classe politica che non sa fare a meno di orientare e personalizzare i programmi basandoli in massima parte sui giovani, si dimentica che l’essere giovani è una condizione non voluta, provvisoria che, inevitabilmente, passerà.

A qual punto saranno problemi, in una società che dei non più giovani sembra occuparsene sempre meno e che concede un’automatica apertura di credito ai giovani in quanto tali, assolutamente senza considerare i loro meriti o demeriti individuali.

In sostanza, al giovane si concede quasi tutto, adeguando lo schema sociale che dovrebbe essere le fondamenta dello stato di diritto alle tipiche incertezze, incoerenze, volubilità e propensione agli eccessi che caratterizzano, per soli motivi ormonali, la giovane età.

Il flop dei “giovani” grillini

Negli ultimi anni abbiamo voluto (considerando la democratica scelta elettorale di chi li ha investiti) una schiera di ragazzotti e ragazzotte, moltissimi dei quali inesperti o incapaci, che volevano “aprire il Parlamento come una scatola di sardine” e la cosa sembrava tanto “simpatica” da prender anche molti voti da non pochi anziani.

Ma poi? Come sempre accade, è andata a finire che la “scatola di sardine” si è dimostrata coriacea ed autorigenerante e le chiavette per aprirla si sono rivelate fatte di latta cinese. Perché la casta, non avesse quelle caratteristiche, non sarebbe casta.

I giovani spediti direttamente a Roma soltanto perché infra-quarantenni o giù di lì, hanno non soltanto clamorosamente toppato, ma ora le toppe le dobbiamo pure mettere noi, per le falle che hanno creato al bastimento. Vale per tutti: maggioranza ed opposizione.

Di giovani che possano ovviare alla loro fisiologica inesperienza di vita e possano scavalcare d’un balzo la loro poca di abilità politica, ne abbiamo così pochi da apparire dei veri fenomeni, col rischio di mitizzarli prima del tempo. D’altra parte di Andreotti, che poco più che ventenni facevano “la” politica, ne avevano (pochi ma buoni) pure allora.

Generazione di “fenomeni”

La “generazione di fenomeni” rimane soltanto un’orecchiabile canzone di musica leggera, sempre che al termine “fenomeno” non si voglia dare un’accezione negativa, adatta a quelli che si ritengono tali senza esserlo. Questo, esattamente questo accade, soprattutto dalle nostre parti.

Eppure si stava così bene quando i giovani vivevano, molto più gioiosamente di oggi, quello straordinario periodo di formazione ed apprendimento della vita da adulti, quella che poi li avrebbe visti responsabili, anzi, Responsabili.

Il tempo di imparare

Per non si sa qual motivo, non diamo ai giovani il tempo per imparare, anzi Imparare, e li vogliamo mettere subito alla prova in politica, ossia sulla pelle di tutti noi. Non è nemmeno tanto il rischio della loro inesperienza, perché le ossa se le faranno quasi tutti (seppure talvolta rompendo le nostre), ma è ben più grave che se, come si usa dire oggi, passa il concetto che la formazione, anzi la Formazione, non sia più richiesta prima di avere cariche di potere, allora siamo davvero alla frutta.

Già larga parte della scuola non istruisce quanto dovrebbe e potrebbe (insegnati permettendolo) ma se vogliamo bruciare le tappe che, da che mondo è mondo, fanno la storia dei Paesi civili, il rischio è di riempire le nostre strade di auto con la lettera “P” sul vetro posteriore, senza alcuna scuola guida e senza passare dall’utilitaria prima di guidare un potente SUV da 200 cavalli (peraltro rimpiazzati, poveretti, dai più moderni ed euro-corretti Kilowatt).

Ma questi sono discorsi da vecchi, che i giovani difficilmente leggeranno. Hanno già tante cose da leggere, o meglio, da vedere scorrere sui loro smartphone; non ne avrebbero il tempo. Mi spiace tanto per loro, lo dico sinceramente. Rischiano di farsi fare miseramente surclassare dalle vecchie cariatidi. Li stanno prendendo per il culo e pochi di loro se n’avvedono.