Ma ad appiccare l’incendio è stato il combustibile dei liberal

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In merito ai fatti di Washington sono state spese infinite parole, descrizioni e riflessioni. Ognuno ha assunto una propria posizione, lecita. Troppo poco però si è voluto riflettere sulla genesi di una reazione di questo tipo, che ha una sua componente nel tentativo dell’ideologia “dem” globale di ghettizzare, cancellare, soprassedere ad ogni espressione di pensiero conservatrice. Nel grande “disordine sotto il cielo” di Capitol Hill abbiamo assistito ad un profondo sommovimento, ideale prima ancora che economico e sociale; “una scintilla nella cenere” l’avrebbe definita John Warr (autore dell’omonimo libro).

In un intervento recente, a furor di telecamera, il giornalista statunitense Alan Friedman ha definito gli elettori e sostenitori di Trump “ignoranti, trogloditi e squadristi”. A fargli eco Giorgio Gori, paladino dell’anima elitaria di sinistra, che ha voluto definire l’elettorato repubblicano come “proletari … poveracci poco istruiti, marginali, facilmente manipolabili, junk food e fake news, marionette nelle mani di uno sciagurato…”.

Aldilà dello stupore nel vedere la classe politica che per sua natura dovrebbe rappresentare le istanze delle fasce socialmente ed economicamente più deboli utilizzare con disgustato spregio il termine “proletari” come se fosse un’offesa (quanto avrebbero da imparare dalla classe proletaria, certe anime belle); quello del Sindaco di Bergamo nient’altro è che il manifesto di un intero mondo liberal democratico-classista. Un atteggiamento di superiorità morale, intellettuale, culturale e sociale preteso, forzato, aggressivo ed obbligatoriamente imposto a chiunque tramite mezzi di diffusione di pensiero e di comunicazione. Quello stesso pensiero democratico, più di ogni parola o azione di Donald J.Trump, è stato il combustibile ad animare l’incendio.

Quel popolo che Trump ha saputo comprendere, a cui ha saputo indicare una linea, è stato beceramente considerato “minus habens” per anni, dalla discesa in campo del “tycoon”. Un insieme di milioni di soggetti che in questo periodo hanno voluto esprimere una rivolta positiva, fondata sulla riscoperta dei valori della Costituzione e contro le élite, dando voce all’insoddisfazione profonda verso i partiti. A loro è stata consegnata una bussola che indica verso la battaglia allo strapotere dello stato burocratico, verso il nazionalismo e l’America First, verso la tutela dei valori americani. Qualche cosa che chiaramente non è di gradimento ideologico, applicativo e politico di quella sinistra moderna multiculturale e senza frontiere, ma che la stessa non solo non ha mai voluto comprendere ed interpretare, ma ha sempre considerato spazzatura e continua oggi ad archiviare come un’aberrazione di stampo fascista. Peggio ancora, oggi, censura. Così come ha fatto Twitter (oscurando il profilo di Trump) e come ha dichiarato Zuckerberg, che ha scelto di bloccare a tempo indeterminato sulle piattaforme di sua proprietà (Facebook e Instagram) il presidente americano in carica perché le sue parole sono considerate “un rischio troppo grande”. Allineato all’animo “dem”, un privato sceglie di tacere addirittura lo “chief in commander” USA.

Un errore grave e pericoloso, l’ennesimo.

Andando oltre alla possibilità di frodi elettorali (sulle quali ognuno si è costruito un’idea personale), oltre allo stesso Presidente Trump, sono le forzature in sfera valoriale, psicologica, emozionale volute dalla sinistra globalista ad aver portato allo sfogo rabbioso dei fatti del Campidoglio, ad aver accesso e fomentato una propulsione reazionaria che ritiene suo primo dovere opporsi a ogni tipo di potere che si arroghi il monopolio della verità e dell’informazione.

Oscurare Trump e demonizzare la sua figura politica potrebbe anche disintegrare l’uomo, ma non avrà effetto su quel sentimento ormai formatosi, costituitosi e compattatosi che anima il panorama degli americani vestiti di rosso. Tutt’altro, l’oscurantismo e l’imposizione di un monopolio del pensiero che non tollera divergenze critiche, sarà ancora più facilmente l’alimentatore di quella spinta ribelle e populista, che si espanderà con forza oltre i confini.