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Lombardia, ma chi ha sbagliato? Basta misteri sui dati dei contagi

Continua la polemica sul calcolo dell’Rt (l’indice di contagio) della Lombardia, passata da zona rossa ad arancione. Dopo la rettifica fatta dalla Regione sui dati di dicembre (da cui sono emersi quasi 10mila guariti che risultavano ancora malati), il confronto assume inevitabilmente toni “politici” con continui botta e risposta fra Governo e Regione, ma anche tra Regione e Comuni. E intanto in mezzo ci sono i commercianti che hanno subito nuovi danni.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che già nei giorni precedenti aveva chiesto al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana dei chiarimenti circa i dati inviati al Comitato tecnico scientifico, non ha risparmiato attacchi: «Buttare in rissa la questione sull’Rt lombardo certamente contribuisce a non far emergere la verità», si legge sul suo profilo Facebook. «Il sistema è collaudato, essendo in funzione da mesi, una sola Regione sostiene che l’algoritmo di compilazione ha una falla mentre per tutte le altre ha funzionato. Possibile che ci abbia visto giusto solo la nostra Regione?». E come già in passato, il Sindaco di Milano chiede alla Regione di potere vedere i dati trasmessi ricordando che il «calcolo dell’Rt è un fatto tecnico, non politico».

Speranza e fontana - Lombardia, ma chi ha sbagliato? Basta misteri sui dati dei contagi

Il Ministro Speranza e il Governatore Fontana, uno dei due mente (fonte da Il Riformista.it)

Una richiesta che non è piaciuta al governatore Fontana (Lega) che ha risposto a Sala (Pd) di chiederlo al “suo” Governo. «Ci hanno chiesto di integrare i dati già inviati e non modificati con ulteriori specifiche che non fanno parte delle richieste standard – dice – e come per magia il rosso è diventato arancione se non giallo. A noi non è dato sapere di un algoritmo segreto che hanno e usano solo a Roma. Magari a lui rispondono».

Affermazioni che, francamente, sembrano indegne di politici di fronte al dramma che tutti stiano vivendo. L’algoritmo usato dall’Istituto superiore di Sanità e dal Cts è stato a suo tempo concordato e messo a punto con le Regioni e prevede 21 punti. È davvero possibile che nessuno in Regione Lombardia sappia come funziona l’algoritmo e che peso ha il numero dei malati? Soprattutto se questi malati risultano guariti ed è la Regione che lo comunica. E in aggiunta, sono mancati solo i dati della Lombardia o anche altre regioni sono, o sono state, in queste condizioni?

Insomma, per farla breve…nei mesi scorsi questi famosi dati mancanti sulla condizione dei contagiati (guariti) ora rettificati per dicembre, erano calcolati nei report settimanali della Lombardia e di altre regioni, o no?

Servono risposte chiare

Vorremmo una risposta chiara perché qualcuno mente ed ha torto.

Se mancavano anche in passato, e nessuno dal Governo lo ha mai fatto presente, tutto il sistema di calcolo delle zone colorate per le Regioni potrebbe risultare una buffonata. E a questo punto è forse il caso che il Ministro Speranza ne prenda atto, abbassi i toni e magari si dimetta.

Se invece questa “mancanza” c’è stata solo in questo frangente ed è la Regione che non li ha inviati (magari con motivazioni anche giuste), allora è il Governatore Fontana che deve fare un passo indietro e, come già fatto dal suo ex assessore Gallera, lasciare il ponte di comando e con dignità chiedere scusa ai lombardi. Anche perché c’è pure chi sostiene (lo rilancia persino il Corriere della sera) che l’assenza dei dati è stata magari “voluta” per assecondare la volontà di Fontana che per non correre rischi l’11 gennaio chiedeva l’istituzione della zona rossa per non riaprire le scuole.

A meno che, e questo sarebbe gravissimo, sia Fontana, sia Speranza sapevano che da sempre ci poteva essere questo problema in tutte le rilevazioni e le decisioni prese nei vari decreti. Se così fosse la partita non sarebbe patta ma entrambi avrebbero perso. anche in verità a perdere sarebbe la credibilità delle istituzioni piegare ancora una volta a squallidi interessi di parte. 

Chi ci perde sono solo le imprese e i lavoratori

E intanto ricordiamo che in questo gioco al massacro ci sono decine di migliaia di imprese a rischio fallimento. Per non parlare di bar e ristoranti che in tutta questa vicenda continuano a sostenere il peso più grave di questi continui cambiamenti e di questa mancanza di unità fra Governo e Regioni.

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