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Dollari in banconote


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Vola l’inflazione negli Stati Uniti a dicembre e corre al ritmo più veloce dal 1982. Intanto il Fondo Monetario prevede un 2022 più incerto a livello mondiale, nel quale lo slancio della ripresa sarà più debole; delude infine il dato sulla produzione industriale della zona euro nel mese di novembre: il ricco quadro macroeconomico di giornata non frena però i mercati, che si confermano ottimisti e chiudono positivi in Europa, mentre oltreoceano Wall Street, intonata in avvio, si sta muovendo in cauto progresso.

A infondere fiducia contribuiscono ancora le parole di ieri del presidente della Fed Jerome Powell pronto a inasprire la politica monetaria per fronteggiare le tensioni sui prezzi, ma propenso a ritenere che l’inflazione toccherà il massimo a metà anno per poi frenare. Il banchiere centrale si è inoltre tenuto le mani libere evitando di precisare tempi e modalità di una stretta o la data d’avvio della riduzione del bilancio della banca centrale. Un capolavoro di equilibrio di cui ha beneficiato anche Tokyo (+1,92%) nella mattinata di oggi, reduce da tre sedute in rosso.

La propensione al rischio ha inoltre messo il turbo nel motore del petrolio che ha ritrovato i livelli per Omicron, mentre l’euro sale contro dollaro.

PIAZZA AFFARI SI APPREZZA, MA CROLLA UNICREDIT

Piazza Affari cresce dello 0,65% a 27.714 punti, sostenuta da Iveco +5,71%, su cui gli analisti di Intesa Sanpaolo hanno iniziato la copertura con un prezzo obiettivo di 16,9 euro e l’indicazione di acquisto.

Brilla anche oggi il risparmio gestito, a partire da Azimut +4,22%, dopo l’indicazione di un utile 2021 record a 600 milioni e sopra la guidance. In scia Finecobank +3,71%. Bene Diasorin +2,66%, mentre Omicron impazza e i tamponi si moltiplicano.

Tra le banche svetta Intesa +2,56% e tra i petroliferi fa il pieno di acquisti Eni +1,89%. Nell’auto la regina è Stellantis +1,89%.

Il mercato boccia invece Unicredit -3,23%, sulla base di indiscrezioni stampa che vedono la banca condotta da Andrea Orcel interessata all’acquisto della russa Otkritie. Jefferies ritiene che una eventuale acquisizione verrebbe accolta con cautela e scetticismo dagli investitori a causa della situazione politica complicata e dalle dimensioni della potenziale transazione.

Il rosso è acceso anche per Amplifon -2,41%. Leonardo è negativa, -0,24%, benché l’agenzia Fitch abbia migliorato l’outlook sul rating della società, portandolo a stabile da negativo. Confermato a “BBB-” il rating sul debito a lungo termine della società aerospaziale.

Telecom cede lo 0,2%. Il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sostiene che il governo italiano intende tutelare gli asset che ritiene strategici nel caso in cui Kkr proceda con una offerta pubblica di acquisto sulla società di telefonia.

Fuori dal paniere principale Giglio Group (+20,51%) chiude una seduta pirotecnica in seguito all’annuncio dell’apertura della nuova business unit “Giglio Meta” dedicata allo sviluppo di progetti Metaverso e NFT (non fungible token).

SCENDE LO SPREAD

Si allenta un po’ la pressione sui titoli di Stato italiani. Lo spread con il decennale tedesco rientra a 135 punti base (-2,65) e scendono leggermente i rendimenti, +1,26% per il Btp; -0,1% per il Bund.

Sale leggermente invece il rendimento dei Bot annuali assegnati stamani dal Tesoro: -0,444%, in rialzo di 2 centesimi rispetto all’asta del mese precedente. ento dell’asta cade sul prossimo 14 gennaio.

IN EUROPA SVETTA AMSTERDAM

Nell’azionario europeo svetta Amsterdam, +1,03%, dove brillano Accelormittal, Prosus e Just Eat. Crolla d’altra parte Philips, -15,2% dopo aver previsto una flessione dell’utile core per il quarto trimestre di circa il 40%, a causa della scarsa disponibilità globale di componenti e dopo aver richiamato alcuni respiratori. La società olandese dell’health technology ha anche comunicato un nuovo accantonamento da 225 milioni di euro per richiamare il prodotto, data la necessità di riparare più apparecchi di quanto inizialmente previsto.

I progressi sono frazionali a Francoforte +0,43%; Parigi +0,75%; Madrid +0,16%. Bene Londra +0,81%, indifferente alle vicissitudini politiche del premier Boris Johnson.

RALLENTA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE DELLA ZONA EURO

La propensione al rischio non sembra troppo turbata dai segnali di rallentamento provenienti dalla zona euro nel mese di novembre. In particolare, la produzione industriale delude le attese e sale del 2,3% su mese, ma scende dell’1,5% su base annua. Il calo a sorpresa è stato causato dal crollo del 9,8% della produzione di beni strumentali, che ha fatto scendere la lettura complessiva di Eurostat nonostante un aumento del 4,4% dei beni di consumo durevoli e un aumento del 6,1% dei beni di consumo non durevoli

INFLAZIONE USA: CORRE AL RITMO PIÙ VELOCE DA 40 ANNI

Corre intanto l’inflazione Usa, dove i prezzi al consumo a dicembre sono aumentati dello 7% su base annuale. Si tratta del maggior rialzo dal giugno 1982, seppur previsto e dovuto in gran parte ai prezzi energetici.

Copione opposto in Cina, dove i prezzi al consumo hanno segnato a dicembre un incremento su base annua dell’1,5%, un livello inferiore rispetto al +1,8% atteso dal consensus.

EURO IN RIALZO E PETROLIO IN CORSA

Dopo il dato sull’inflazione americana l’euro ha ripreso forza e il cambio al momento è intorno a 1,142.

Viaggia sostenuto il petrolio, con le scorte Usa che sono calate la scorsa ottava per la settima volta consecutiva e lo hanno fatto più di quanto atteso dagli esperti: Brent +0,93%, 84,5 dollari al barile; Wti +1,46%, 82,41 dollari.