le-ultime-ore-della-crisi-raccontate-da-crimi:-cosi-draghi-ha-scelto-due-ministri-tecnici-“in-quota-m5s”-(per-colpa-di-grillo)-–-il-retroscena

Ore 18.15. Mario Draghi, tra 45 minuti, salirà al Colle per sciogliere le riserve sulla sua nomina a presidente del Consiglio. Sul cellulare di Nicola Zingaretti arriva un messaggio: «Sai qualcosa?». È Vito Crimi il mittente, e la domanda è relativa alla lista dei ministri che di lì a poco il presidente della Bce presenterà a Sergio Mattarella. «No, e tu?», risponde il segretario del Partito democratico. Anche il reggente del Movimento 5 stelle non sa nulla. Alle 18.30 il telefono di Crimi squilla, ma la chiamata non arriva dal Nazareno.


Mario Draghi comunica al reggente dei 5 stelle chi sono i ministri del Movimento che ha scelto. Crimi gli domanda quali fossero gli altri nomi che riceveranno l’incarico, le tipologie di ministeri. «Zero totale, non mi ha detto nulla», spiegherà ai colleghi del suo partito. «Draghi ha aggiunto soltanto che ci sarebbero stati nella squadra di governo anche Cingolani e Giovannini». Il resto, è storia nota: solo Sergio Mattarella ha saputo prima degli altri da Draghi cosa sarebbe successo alle 19.30 del 13 febbraio. Tutti gli altri, politici compresi, hanno dovuto aspettare la diretta YouTube dal Quirinale per avere il quadro completo della situazione.

«In tutte le interlocuzioni avute con Draghi, non si è mai fatto scappare un nome, un’idea di progetto. Niente di niente». Crimi, in riunione con i deputati del Movimento, giustifica così l’impossibilità di incidere per tempo nella formazione del governo e, magari, opporsi al nome di qualche ministro. «È un uomo che sa che, con un battito di ciglia, può smuovere miliardi. Forse per questo Draghi ha un grande senso di riservatezza al quale non eravamo abituati». Allora, se il Movimento 5 stelle si trova soltanto con quattro ministri politici – di cui due sono senza portafoglio – come lo si giustifica alla parte scontenta del gruppo parlamentare?

«Beppe ha avuto questo tipo di intuizione: non ragionare su chi ci sta e chi no. Ma ragionare sul “ne vale la pena?”. Ovvero: possiamo sfruttare come Movimento 5 stelle questo momento?». Crimi prova a raccontare ai parlamentari del suo gruppo qual è stato l’arrière-pensée di Beppe Grillo: «Se il governo deve nascere adesso, visto che abbiamo il Recovery Plan, è il momento di mettere in atto la nostra principale direttrice, e cioè la transizione ecologica. Beppe ha volato alto e ha scelto di far nascere questo governo per prendersi cura delle future generazioni».

Poi, il reggente del Movimento tira fuori l’asso nella manica – almeno dal punto da vista narrativo – e parla ai suoi di non quattro, ma sei ministeri dati al Movimento. «Draghi mi ha detto che ha considerato Cingolani e Giovannini come ministri di indicazione dei 5 stelle». Il motivo è presto spiegato da Crimi: «Quando Beppe, durante le consultazioni, ha parlato di transizione ecologica, ha fatto il nome di alcuni tecnici. Ha indicato Catia Bastioni ad esempio, la quale è stata contattata ma non ha dato la sua disponibilità al presidente per motivi relativi alla sua azienda».

«Lo stesso nome di Giovannini è stato veicolato un po’ di volte da Beppe in queste settimane. Ecco perché – spiega – nel calcolo dei ministeri associati a noi, ci sono anche i nomi di questi due tecnici. Sappiamo che non fanno parte dei 5 stelle, ma il presidente li ha considerati di nostra indicazione». Crimi esprime poi tranquillità perché «Giovannini è portavoce di Asvis», e il suo nome, vicino a quelli di Colao e Cingolani «mi fa sentire tranquillo». Sempre nell’interpretazione del reggente, fornita per cercare di convincere i possibili frondisti a non lasciare il Movimento, c’è spazio per un attacco agli altri partiti di maggioranza.

«Italia viva ne è uscita a pezzi. Aveva due ministri e adesso resta solo la Bonetti, che non è anche una politica pura». Crimi lo ritiene un segnale di «discontinuità con Renzi». Poi, dice, «non mi aspettavo che Forza Italia e Lega proponessore Martin Luther King. I nomi sono quelli caratteristici di Forza Italia e della Lega». Crimi cerca di far leva anche sull’insoddisfazione degli altri partiti: «Berlusconi non è felice di queste scelte, ci sono molti malumori nel suo partito. Stessa cosa Salvini: Draghi e il Colle hanno scelto Giorgetti, Garavaglia, Stefani, politici più vicini a Zaia che a Salvini».

Il reggente, che ha visto il suo ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, essere spostato all’Agricoltura calca la mano sulle difficoltà che incontrerà il Mise e con le quali, da un certo punto di vista, è meglio non averci a che fare. «Alla Lega è stato dato un Mise depotenziato e avrà un sacco di problemi con le crisi aziendali». Crimi ne ha anche per il Partito democratico: «A Orlando è stato dato il Lavoro, sapete che botta dovrà affrontare quando ci sarà lo sblocco dei licenziamenti?».

Crimi preferisce concentrarsi nei discorsi ai suoi, piuttosto, sulle prospettive dei ministeri dei 5 stelle e di quelli che, stando alla narrazione del reggente, sarebbero di espressione grillina: «Per il Recovery Plan e gli investimenti futuri, i ministeri chiave sono quelli delle Infrastrutture e della Transizione ecologica. E poi – come se stesse dando una spalla a Patuanelli, ingegnere edile triestino affidato all’Agricoltura -, le politiche agricole sono uno degli ambiti che ha meno subito la crisi. Ma si tratta anche di un settore che ha più sviluppi e crescita se si gestiscono bene i fondi europei. A differenza – c’è sempre spazio per una stoccata a Italia viva – di quanto fatto da Teresa Bellanova».

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