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Firenze, 5 ott — Crisi energetica? Servizi essenziali? Problemi economici sempre più evidenti e gravi? Nulla di tutto questo, ovviamente. Per la sinistra al governo nella Regione Toscana la vera priorità è la modifica dello Statuto regionale per inserire tra i principi costitutivi il «valore dell’antifascismo». La proposta emendativa, approvata il 4 ottobre con voto unanime, pertanto anche di FdI, addirittura qualifica l’antifascismo come «valore fondante dell’azione regionale». La norma aggiunge nella parte finale dell’articolo 3 comma 1 dello Statuto regionale: «promuove, difende e pratica la memoria della Resistenza e l’antifascismo quale principio costitutivo del proprio ordinamento».

La Toscana è “antifascista” anche nello Statuto

Grande giubilo dalle parti della sinistra al governo regionale. Tripudianti il presidente Giani e l’assessore alla cultura della Memoria Alessandra Nardini, i quali sottolineano come  «l’antifascismo e la Resistenza costituiscono le radici della Regione Toscana, che ha nel proprio stemma il Pegaso alato che fu del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale. Ora il voto favorevole del Consiglio regionale a quella che era stata una proposta che abbiamo ritenuto giusto e necessario avanzare, sancisce con maggiore forza questa connotazione profondamente democratica e antifascista delle nostre istituzioni e ci impegna ancora di più sul fronte della diffusione della cultura della Memoria».

Che una Regione si sia dotata addirittura di un assessorato alla «cultura della Memoria» la dice lunga sulla gerarchia delle priorità della sinistra. E non può quindi stupire come in uno dei periodi più oggettivamente drammatici per cittadini, imprese, aziende, attività commerciali dalla fine del secondo conflitto mondiale, la politica toscana su impulso della sinistra se ne esca con una simile trovata emendativa.

Una bolla avulsa dalla realtà

E che la sinistra viva in una bolla del tutto avulsa rispetto la realtà contingente, per quanto questa possa essere drammatica, è dimostrato sempre dalle dichiarazioni di presidente e assessore che proseguono «cruciale ribadire questi concetti nell’attuale fase storica perché vogliamo dire con estrema chiarezza che in Toscana non c’è e non ci potrà mai essere nessuno spazio per rigurgiti nazifascisti. Nessuna sottovalutazione rispetto a episodi vergognosi accaduti nel nostro Paese e anche nei nostri territori: saluti romani, sfregi con svastiche alle lapidi in ricordo di partigiane e partigiani, attacchi alle sedi del sindacato come quelli a cui abbiamo assistito recentemente, una lista che purtroppo potrebbe essere ancora più lunga».

Leggendoli, sembrerebbe quasi che la Toscana sia divenuta un laboratorio per pericolosi estremismi di cui, chiaramente, nella realtà di tutti i giorni non c’è traccia alcuna. Chissà cosa ne pensano gli elettori della sinistra toscana, alle prese con i salassi energetici e la crisi economica. E chissà se dietro questa modifica della costituzione regionale non ci sia semplicemente un tentativo di revanche contro la destra istituzionale che anche in Toscana si è affermata alle recenti elezioni politiche.

Cristina Gauri

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