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La Marca: Capitol Hill luogo sacro democrazia, assalto gravissimo

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Enrico Letta: “Lo strappo, follia di una sola persona”

L’ex premier su Renzi: oggi è il capo di una cosa che è più piccola del Psdi. “Ci fa fare nel mondo la figura del solito Paese inaffidabile, pizza, spaghetti, mandolino. Conte ha fatto bene a sfidarlo””

AGI

Un sindaco faceva due tipi di pacchi le famiglie bisognose: per gli ‘amici’ e per gli ‘sfigati’

AGI – Distribuiva aiuti alle famiglie confezionando pacchi alimentari con cibi di pregio e altri di minor valore, ‘per sfigati’, discriminando anche una cittadina extracomunitaria per motivi religiosi. Sono gli elementi venuti alla luce nell’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco di San Germano Vercellese, Michela Rosetta, e dell’ex assessore oggi consigliere comunale Giorgio Carando. Le accuse a vario titolo mosse a carico degli indagati riguardano diverse ipotesi di peculato, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale. Le indagini, coordinate dalla Procura di Vercelli ed effettuate dalla Sezione Operativa del Nor del Comando Compagnia Carabinieri di Vercelli, sono nate a seguito delle dichiarazioni rilasciate ai Carabinieri da un’impiegata del Comune di San Germano Vercellese. La donna aveva denunciato di essere stata estromessa dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni delle derrate alimentari acquistate dal Comune di San Germano con fondi statali, per destinarli ai cittadini in difficoltà economiche a causa della pandemia. Gestione ‘discutibile’ degli aiuti Dalle intercettazioni ambientali, oltre che dai riscontri documentali, emerge una gestione a dir poco discutibile delle derrate alimentari acquistate con i fondi stanziati dallo Stato per sostenere le famiglie più colpite dalla crisi economica conseguente alla pandemia da Covid 19. Anzitutto le scelte sugli acquisti da fare, tra cui spiccano beni non esattamente di prima necessità, come mazzancolle e capesante surgelate. Ma è dalle intercettazioni ambientali che è emersa l’aspetto più odioso della vicenda: la scelta consapevole e determinata di utilizzare criteri non omogenei nella gestione degli aiuti. Extracomunitaria esclusa per motivi religiosi Sono gli stessi amministratori arrestati che, nel corso di un’intercettazione, commentano il proprio operato ammettendo di fare ‘figli e figliastri’ e di consegnare, ai soggetti a loro meno graditi, il ‘pacco da sfigati’, ovvero di minor valore per tipologia e quantità dei beni contenuti. Particolarmente significativa la vicenda di una cittadina extracomunitaria in gravi difficoltà economiche, alla cui richiesta di evitare l’invio di alimenti che lei e i suoi figli non avrebbero mai consumato per motivi religiosi, ha fatto seguito, su diretta disposizione del sindaco, la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta recapitata in Comune dalla donna. Anche di questa vicenda c’è riscontro nelle intercettazioni ambientali all’interno dei locali comunali: in una registrazione si sente il sindaco esternare animosamente il proprio disappunto per le richieste della donna. Per questo motivo al primo cittadino è stata contestata anche l’aggravante della finalità di discriminazione ed odio razziale. Un ruolo a parte, nella vicenda, spetta al solo consigliere comunale Giorgio Carando, al quale vengono contestati numerosi episodi, monitorati dai militari dell’Arma sia attraverso le intercettazioni tra presenti sia mediante monitoraggio satellitare della sua auto. Risulta che Carando, il quale aveva accesso al magazzino ove erano custodite le derrate, si sia impossessato di rilevanti quantità di prodotti acquistati dal Comune, a vantaggio proprio o dei propri familiari. Tra le contestazioni c’è anche quella di irregolarità sull’approvvigionamento di 2.000 mascherine protettive, acquistate dal Comune presso una ditta campana che risulta legata, per motivi professionali, allo stesso Carando, nonostante l’esistenza di un altro più economico preventivo fornito da un’altra azienda.

AGI

“Vorrei chiudere la carriera come voglio io”, dice Alex Schwazer

AGI – “Vorrei chiudere la mia carriera come voglio io, non magari come lo volevano altri”. Così Alex Schwazer, ai microfoni di Radio 105 in attesa della sentenza che potrebbe riabilitarlo dopo la vicenda di doping che l’ha travolto. “Il 20 dicembre sono scaduti i tempi di opposizione per quanto riguarda la richiesta di archiviazione della procura di Bolzano e quindi – ha chiarito – dal 20 dicembre io aspetto la parola finale del giudice”. “Da quando sono rimasto a casa dalle Olimpiadi di Rio, mi sono posto l’obiettivo di fare chiarezza su questa mia positività e a un certo punto, visto che le cose si stavano mettendo in una certa maniera, ho pian piano cominciato a tenermi in forma”. “Per fare questo chiaramente – ha aggiunto – uno si deve tenere un minimo in forma perche’ se io adesso per 4 anni non mi alleno più, nel mio sport è impossibile tornare a un discreto livello. Per tenere accesa questa speranza di tornare alle gare, io mi sono posta questo piccolo obiettivo, di tenermi in forma”. Alla domanda se le olimpiadi di Tokyo sono un sogno realizzabile, Schwazer ha risposto: “L’unica cosa che io possa fare è tenermi in una forma discreta, niente di più. Poi sono altre persone che dovranno decidere. Io non so come andrà a finire questa cosa della squalifica sportiva, io ci spero, però sicuramente ci sono anche probabilità che la squalifica resti quella che è attualmente”. Dopo tutti questi anni l’atleta ha sempre la stessa idea sulla vicenda: “Noi abbiamo fatto una denuncia contro ignoti perché non è possibile che queste urine che sono partite da casa mia e sono partite negative – perché se uno non si dopa non possono essere positive – poi a un certo punto risultano positive; sicuramente qualcosa è successo. Secondo me ci sono vari interessi che hanno portato a questa situazione, interessi che non vanno solo contro di me, ma anche contro il mio allenatore”.

AGI

I documenti sul Covid rubati e pubblicati online sono stati manipolati dagli antivaccinisti, dice l’Ema

AGI – Alcuni documenti dell’Ema rubati con un attacco hacker e resi pubblici “sono stati manipolati”. Lo rende noto l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) dopo la pubblicazione di alcune notizie secondo cui dalla corrispondenza hackerata emergerebbe una pressione esercitata dalla Commissione europea sull’Agenzia per velocizzare i tempi di approvazione dei vaccini contro il Covid. Tra i documenti trapelati e pubblicati online “vi è la corrispondenza e-mail interna/riservata risalente a novembre, relativa ai processi di valutazione per i vaccini Covid-19. Parte della corrispondenza è stata manipolata dagli autori prima della pubblicazione in un modo che potrebbe minare la fiducia nei vaccini”, scrive l’Ema in una nota. “Due autorizzazioni all’immissione in commercio dell’Ue per i vaccini Covid-19 sono state concesse alla fine di dicembre/inizio gennaio a seguito di una valutazione scientifica indipendente”, spiega. “A causa dell’alto tasso di contagio nell’Ue, vi è un’urgente necessità per la salute pubblica di mettere a disposizione dei cittadini dell’Ue i vaccini il prima possibile. Nonostante questa urgenza, c’è sempre stato consenso in tutta l’Ue a non compromettere gli standard di alta qualità e a basare qualsiasi raccomandazione sulla forza delle prove scientifiche sulla sicurezza, qualità ed efficacia di un vaccino e nient’altro”, assicura l’Ema. “Le autorizzazioni vengono concesse quando le prove dimostrano in modo convincente che i benefici della vaccinazione sono maggiori dei rischi del vaccino. I dettagli completi delle valutazioni scientifiche sono disponibili pubblicamente nelle relazioni pubbliche di valutazione europee sul sito web dell’Ema”, aggiunge. Da parte sua, la Commissione europea conferma che “non ha mai fatto alcun tipo di pressioni politiche nei confronti dell’Ema per approvare i vaccini”. “La Commissione sta mettendo la sicurezza della popolazione Ue in cima alle sue priorità, non è un elemento negoziabile”, ha spiegato la portavoce Dana Spinant.

AGI

La Cia rende noti i dossier sugli Ufo. Pubblicati migliaia di avvistamenti

AGI – Migliaia di file della Cia che documentano avvistamenti di Ufo, gli oggetti volanti non identificati, sono stati rilasciati questa settimana in un cd-rom che, secondo gli 007 americani, conterrebbe tutti i report di avvistamenti nel mondo dagli anni ’50 fino a oltre il Duemila. I documenti sono accessibili a tutti attraverso il sito The Black Vault, entrato in possesso dei file. Da avvistamenti di “dischi volanti” in Sudamerica negli anni ’60 a oggetti a forma di “pallone sgonfio” incrociati in Azerbaijan e Russia negli anni ’90, in Cina, Corea del Sud e persino nell’arcipelago scozzese, sono tantissimi i casi segnalati, molti dei quali non verificati, ma che confermerebbero la “visita periodica” degli extraterrestri. A Washington sembrano aver preso molto sul serio la questione, visto che a fine dicembre nel decreto “stimulus” è stato inserito anche un capitolo con cui la commissione Intelligence del Senato ha chiesto a Pentagono e dipartimento della Difesa di stilare un rapporto sugli avvistamenti di Ufo. Il documento andrà redatto entro sei mesi.

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