la-direttrice-d’orchestra-foggiana-gianna-fratta-risponde-al-grande-violinista-uto-ughi-che-aveva-bollato-i-maneskin-come-«un-insulto-alla-cultura-e-all’arte»:-«se-ti-piace-michelangelo-e-non-ti-piace-fontana,-non-puoi-dire-che-fontana-non-sia-un-artista,-perche-squarciava-la-tela-hai-detto-che-sono-solo-delle-urla-le-loro-e-se-anche-fosse?-urlare-e-quello-di-cui-ci-sarebbe-bisogno-molto-piu-spesso e-poi-ci-sono-casi-in-cui-sarebbe-meglio-tacere».

Il grande successo dei Måneskin e le loro trovate un po’ folli, sono ormai tema di polemiche tra chi li considera talenti e per questo ritiene che ostentazioni e capricci siano inutili, e chi invece proprio non li ritiene all’altezza della celebrità che hanno ottenuto.

I Maneskin distruggono i loro strumenti a Las Vegas: uno show necessario?

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I Maneskin «insulto all’arte»

Tra questi, colui che ha fatto la storia del violino in Italia, Uto Ughi, che li ha bollati come «un insulto alla cultura e all’arte».

Questa volta, però, alle critiche contro la band romana che da poco ha lanciato l’album “Rush!”, si è opposto la direttrice d’orchestra foggiana Gianna Fratta.

La direttrice d’orchestra foggiana ha difeso il gruppo contro le accuse di Uto Ughi (Screenshot profilo Facebook)

La direttrice d’orchestra difende la band romana

Amica di Ughi, Fratta ha scritto un lungo post su Facebook dove difende a spada tratta i Måneskin e il diritto di considerare la musica come arte, anche se non si tratta di musica classica.

La domanda al centro del ragionamento della direttrice d’orchestra è una: «Ma chi decide cos’è arte e cosa no?» dal quale parte una riflessione sull’immobilità di giudizio di chi appartiene al mondo più “classico”.

«Una volta ho letto che chi fa classica non fa jazz, chi fa jazz non fa pop, chi fa pop non fa nulla. Siamo così, amiamo le scissioni. Che nessuno si mischi con l’altro per carità! Che l’accademia continui a dettare le regole, che l’arte e la cultura si continuino a pensare univocamente, come un monolite». 

«Caro Uto Ughi…»

E poi rivolgendosi al violista: «Caro Maestro Ughi, amico personale e violinista col suono più bello del mondo, la tua – e anche la mia – di cultura e di arte sono una possibilità. Forse neanche la migliore. Le musiche, le arti, le culture sono tante, variegate, plurali. Non dobbiamo capirle tutte, non possiamo occuparci di tutte, non siamo in grado di frequentarle tutte, non ci devono piacere tutte e quindi non dovremmo parlare di ciò che non conosciamo, solo provare ad ammetterlo come alternativa».

Critiche ai Maneskin: «Maestro non parlare di ciò che non sai»

Continua la docente del conservatorio Umberto Giordano di Foggia: «Uto, ti voglio bene e ti stimo, e lo sai, ma, se non lo hai fatto per promozione del tuo programma e per far parlare di te, secondo me era meglio non avventurarsi in giudizi su galassie artistiche di cui non sai nulla. Il rock fatto bene è arte. Un’altra dalla tua. Il pop fatto bene è arte. Un’altra dalla tua. Se ti piace Michelangelo e non ti piace Fontana, non puoi dire che Fontana non sia un artista, perché squarciava la tela. Hai detto che sono solo delle urla le loro. E se anche fosse? Urlare è quello di cui ci sarebbe bisogno molto più spesso. E poi ci sono casi in cui sarebbe meglio tacere». 

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L’Italia “scissionista” sull’arte

Un messaggio chiaro da parte della docente del conservatorio Umberto Giordano di Foggia che conclude: «Siamo ancora un Paese lontano anni luce dalle libertà di movimento, di espressione; distanti dai mondi musicali inglesi o d’oltre oceano, da quei posti profondamente plurali in cui l’artista difficilmente vive di scissionismi e molto più facilmente, serenamente e abitualmente sceglie di spostarsi da un genere all’altro, di interessarsi a stili, mondi diversi per diventare migliori nel proprio di mondo».

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