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Che cosa emerga dalla bozza di Bussola strategica in ambito Difesa e Sicurezza Ue. Fatti, indiscrezioni e commenti

 

La Difesa Ue silura gli interessi italiani?

Mercoledì la Commissione europea presenterà la Bussola strategica. Ovvero il documento di prospettiva che mira a tracciare una direzione strategica comune per l’Ue nel settore della sicurezza e della difesa.

E la domanda iniziale sorge spontanea visto che oggi il Corriere Della Sera segnala: “Nella bozza si parla di Indo-Pacifico, area su cui ha insistito la Francia. Per l’Italia iniziare da quella zona appare un po’ riduttivo, sarebbe preferibile cominciare dal Mediterraneo allargato”. Indiscrezione confermata anche da Bloomberg: “La strategia vedrebbe il blocco ampliare le presenze marittime nelle aree di interesse, a cominciare dall’Indo-Pacifico”.

Inoltre, sempre il Corriere riporta che “sulle partnership bilaterali compaiono Usa e Canada ma è scomparsa la Gran Bretagna, con la quale il nostro Paese ha progetti di Difesa comuni, tra cui la costruzione di caccia”. Ovvero il programma di sistema di combattimento aereo del futuro, Tempest.

Start ne ha parlato con un esperto in materia che ha chiesto di restare anonimo: “Non si capisce perché mai lo strategic compass dovrebbe guardare come priorità all’Indo-Pacifico”, sottolinea l’esperto. Ma riguardo l’esclusione del Regno Unito dalle partnership non crede sarà effettivamente così.

IL COMPITO DELL’ITALIA NELLA DIFESA UE

“È indispensabile difendere gli interessi italiani nella difesa europea, il problema è che non possiamo aspettarci che sia la difesa europea a tutelare gli interessi italiani, siamo noi che dobbiamo tutelare i nostri interessi nella difesa europea”, commenta l’analista di difesa, sicurezza e geopolitica: “La difesa Ue è qualcosa che viene costruito tutti insieme fra i paesi europei che partecipano all’iniziativa Pesco. Non è che gli altri ci impongono le loro posizioni. Le posizioni si raggiungono attraverso un confronto e una collaborazione. Se vogliamo tutelare i nostri interessi dobbiamo sapere quali sono questi interessi e portarli avanti con determinazione”.

LO STRATEGIC COMPASS

Innanzitutto va ricordato che “la bussola strategica è nata per dare un orientamento comune ai Paesi europei su come andare avanti nella costruzione di un’Europa della Difesa. Per definizione si tratta di un percorso che si fa su base volontaria. È qualcosa che esula gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Ue e fa parte di quella larga area dove i passi avanti fra i paesi europei si possono fare su base volontaria. Bisogna essere d’accordo”, sottolinea l’esperto che ha chiesto di rimanere anonimo.

GLI ERRORI (PASSATI) DI ROMA

“Avremmo dovuto lavorare in passato con maggiore determinazione avendo maggiore chiarezza strategica su quali sono i nostri interessi”, rimarca l’analista.

QUALI SONO I NOSTRI INTERESSI

Come spiega a Start “i nostri interessi sono quelli di portare avanti il processo di integrazione europea come pilastro dell’Alleanza atlantica. Quindi per definizione, abbiamo una visione che ci porta a rafforzare le capacità europee sempre nel quadro della collaborazione transatlantica. Se questo non avviene, è evidente che la proposta che viene avanzata non può trovare l’approvazione da parte italiana. Per noi è un must della nostra strategia, non è qualcosa di opzionale”.

IL DIFETTO DELLA BOZZA DI BUSSOLA STRATEGICA DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Quello che per ora emerge dai documenti dello strategic compass è invece una visione “troppo condizionata dall’accentuazione della costruzione dell’Europa in modo autonomo e separato dall’Alleanza Atlantica”, critica l’esperto.

L’IMPORTANZA DELLA COLLABORAZIONE TRANSATLANTICA

Attualmente le cose che non vanno dello strategic compass (dalle bozze che circolano almeno) sono due secondo l’esperto. La prima è “una non abbastanza chiara individuazione dell’importanza della collaborazione transatlantica pur nel quadro del rafforzamento delle capacità europee. La collaborazione transatlantica non può essere qualcosa che viene dopo o separatamente dal rafforzamento delle capacità europee”.

LA COLLOCAZIONE GEOSTRATEGICA DELL’UNIONE EUROPEA

“Il secondo aspetto riguarda la collocazione geostrategica e geopolitica dell’Unione europea”, dice l’analista a Start: “Da quando in qua il nostro focus è nell’area Indo-pacifica? Il focus europeo è per definizione sul Mediterraneo allargato. Questo la nostra storia e la realtà strategica dove siamo inseriti, nonché l’analisi dei rischi a cui siamo sottoposti. I rischi e le minacce a cui l’Ue è sottoposta provengono dal fronte sud, dal cosiddetto Mediterraneo allargato e, con qualche differenza, dal fronte orientale (Balcani). Quindi la nostra attenzione, sia pur in modo differenziato (sul fronte orientale non abbiamo infatti problemi di instabilità di regimi politici quanto il problema del confronto con la Russia, mentre sul fronte sud abbiamo anche un problema di larga instabilità di molti dei regimi presenti), è su questi due fronti che sono i riferimenti di ogni credibile strategia europea”.

SULL’INDO-PACIFICO E I NOSTRI ALLEATI AMERICANI

Addirittura, “questo allargamento all’area indopacifica è in contrasto anche con quello che ci chiedono espressamente i nostri alleati americani” sottolinea l’esperto. “Per la loro collocazione geostrategica, gli Stati Uniti sono proiettati fortemente sull’area pacifica e lì stanno concentrando progressivamente le loro attenzioni. Allo stesso tempo stanno sminuendo l’attenzione per l’area mediterranea e si aspettano che in questo compito possano essere sostituiti da un’Ue che deve avere maggiori capacità rispetto a quelle odierne. In questo caso, gli interessi strategici americani sull’affiancamento dei compiti fra un lato e l’altro dell’Atlantico sono paralleli a quelli europei, stiamo marciando sullo stesso obiettivo: noi europei abbiamo interesse al consolidamento dell’area del Mediterraneo allargato e gli americani puntano a non interessarsi più a quest’area perché concentrati su quella pacifica”.

RIGUARDO IL REGNO UNITO?

Secondo il nostro commentatore, “tutti sappiamo che a valle della Brexit non siamo riusciti per colpa di Londra a definire già quella che dovrà essere una strategia di collaborazione tra i paesi dell’Ue e il Regno Unito. È probabile che essendo ancora calda la questione Brexit, il Regno Unito non voglia fare un accordo con l’Ue in quanto tale. Sarebbe infatti come riconoscere all’Ue quel valore dal punto di vista strategico militare che il Regno non riconosceva nemmeno prima quando ne faceva parte. Fin dall’inizio della sua partecipazione alla Comunità europea (poi Ue) il Regno Unito ha sempre frenato contro le velleità dell’Ue di darsi una connotazione militare. Sarebbe strano che ora Londra accettasse di stringere un accordo tra Ue e Regno Unito nel campo della politica di sicurezza e difesa”.

Pertanto “mi aspetto che il Regno Unito punti a un accordo solo con alcuni paesi membri, quelli più attivi nel campo della politica di sicurezza e difesa. Potrebbero essere accordi uguali, ma fatti singolarmente con i singoli paesi. Quello che è sicuro è che né da parte del Regno Unito né dei paesi Ue c’è la minima intenzione di isolare il Regno Unito e di rinunciare alle capacità di carattere militare, industriale e tecnologico che il Regno Unito può mettere a disposizione nei programmi comune”.

NON SOLO ITALIA GUARDA ALLO UK

Infine, l’esperto conclude ricordando che “ci sono dei programmi di collaborazione militare che legano la Francia e il Regno Unito, altri programmi che legano Italia, Germania, Spagna e Regno Unito (Eurofighter), altri che legano Italia e Regno Unito (Tempest). Non è che solo l’Italia ha problemi di legami con il Regno Unito. Dal punto di vista industriale è vero che Leonardo è particolarmente attiva e presente, ma c’è anche con una dimensione considerevole la francese Thales. E la società missilistica congiunta europea a cui partecipano Italia e Francia Mbda ha un terzo della sua attività nel Regno Unito. I legami sono forti sia dal punto di vista militare e industriale”.