la-difesa-della-moglie-e-della-suocera-di-soumahoro:-«lui-non-c’entra-niente-e-non-c’e-nessun-“business-dell’accoglienza”»

Maria Therese Mukamitsindo e Liliane Murekatete sono la suocera e la moglie di Aboubakar Soumahoro. Le cooperative di cui sono socie Karibu e Consorzio Aid sono sotto indagine a Latina dopo la denuncia del sindacato Uiltucs. Attualmente l’indagine è a modello 45. Ovvero non ha indagati ipotesi di reato. Ma chi ha lavorato nelle coop ha confermato alcune accuse presenti nella segnalazione della procura. Ovvero il fatto che nella residenza che doveva accogliere alcuni minorenni le condizioni di vita erano pessime e che alcuni lavoratori non hanno ricevuto lo stipendio. Il deputato di Sinistra Italiana ha risposto alle accuse annunciando querele e segnalando che non si è mai occupato delle coop. Le due signore oggi parlano in un’intervista a Repubblica della vicenda.


«Non abbiamo soldi»

Maria Therese Mukamitsindo è la presidente della coop Karibu, che è nata nel 2000 nell’agro pontino e gestiva fino a 600 posti letto divisi tra Sprar e Cas. «Tutto è stato speso per i rifugiati, a cui ho dedicato 21 dei miei 68 anni», esordisce. «Tutto è rendicontato e posso provarlo», aggiunge. Liliane Murekatete, 45 anni, compagna di Soumahoro, aggiunge che «lui non si è mai interessato alla coop, né al Consorzio Aid di cui fa parte Karibu. In famiglia non ne parliamo mai».


La suocera del deputato poi spiega che i ritardi nei pagamenti dipendono dagli appalti: «Non abbiamo soldi da dargli perché lo Stato non ci paga in tempo. Ho i bonifici con le date e una lettera di sollecito della prefettura al comune di Roccagorga che ci deve 90 mila euro. Quello di Latina 100 mila. Per il progetto “Perla” contro il caporalato ci hanno dato la metà degli 80 mila dovuti, da quello sull’8 per mille del 2019 abbiamo ricevuto 80 mila su 157 mila solo nel 2022. Siamo andati in cassa integrazione, non ci dormivo la notte».

«Casapound ci minaccia»

Liliane spiega che «sono quattro anni che mia madre non ha stipendio, è un operaio dello Stato e nessuno la difende. Parlando di business dell’accoglienza si casca nella narrazione di Salvini e ci sta cascando anche la sinistra». Mentre Maria Therese aggiunge che «coi miei risparmi ho versato alla coop 45 mila euro. Il contesto in cui operiamo è complicato, CasaPound ci attacca e ci minaccia». E dice che il suo errore è stato «non licenziarli prima. Quando ci siamo accorti che gli anticipi dello Stato arrivavano troppo tardi avrei dovuto avere il coraggio di farlo, ma li conosco da vent’anni e ho preferito aspettare».

Sul lavoratore del consorzio che è stato invitato a spedire una fattura con metà dell’importo invece fanno autocritica: «Cercavamo un mediatore che parlasse arabo e si è presentato un egiziano, diceva di avere i documenti in regola. Ha lavorato per noi un mese come manutentore, faceva anche da mediatore. Solo dopo abbiamo scoperto che non aveva documenti e, supponiamo, neanche il permesso di soggiorno». Infine, Liliane Murekatete fa sapere che a luglio si è concluso il rapporto di lavoro con Karibu.

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