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Ivrea, 22 nov – Si allarga, con nuovi particolari, l’inchiesta della procura sulle violenze al carcere di Ivrea avvenute nel 2015, e per le quali erano già stati indagati diversi membri del personale della struttura a fine settembre. Secondo le indagini il sistema di soprusi, violenze e torture sarebbe andato avanti senza interruzioni fino all’estate 2022, durante questo tempo è stato possibile secondo la procura raccogliere numerosi elementi a conferma delle denunce presentate nel corso degli anni, anche se l’immobilismo degli organi competenti, i quali hanno lasciato che queste azioni si perpetuassero ininterrottamente per anni.

Indagati membri del personale del carcere di Ivrea

Il numero degli indagati, tra cui appartenenti alla polizia penitenziaria, medici, funzionari e direttori pro-tempore del carcere, è salito a 45, con l’aggiunta di 36 perquisizioni avvenute nelle ultime ore all’interno del carcere e nelle abitazioni degli iscritti al registro degli indagati. I reati contestati spaziano dalla tortura con violenze fisiche e psichiche a falso in atto pubblico, inoltre, gli inquirenti sono venuti a conoscenza dell’esistenza di veri e propri luoghi adibiti all’esercizio di tali violenze: una “cella liscia” e una “cella acquario”. All’interno delle quali i detenuti venivano picchiati e rinchiusi in isolamento, senza neanche la possibilità di avere contati con gli avvocati e la famiglia.

Violenze e soprusi sempre più frequenti

I fatti che interessano il carcere di Ivrea si vanno ad inserire nella lista nera dei sempre più frequenti fenomeni di violenze, torture e soprusi che interessano la popolazione carceraria italiana: Ivrea, Torino, Bari, Santa Maria Capua Vetere sono tra i più eclatanti casi mediatici, indegni per una nazione che si considera civile.

Andrea Grieco

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