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Non si ferma la repressione degli ayatollah contro i giovani che scendono in piazza per criticare il regime. La Corte rivoluzionaria di Teheran ha infatti emesso un verdetto preliminare di condanna a morte per altri tre «rivoltosi e perturbatori della sicurezza». Lo rende noto l’agenzia di stampa iraniana Mizan Online.

Il primo condannato è stato accusato di aver provocato «disordine pubblico, insicurezza nel Paese e di aver causato danni a persone e beni pubblici». La seconda condanna a morte punisce un manifestante per aver «appiccato il fuoco al governatorato della città di Pakdasht». Il terzo condannato è accusato di aver «tentato di chiudere una strada, impedendo il movimento dei veicoli e provocando terrore, oltre ad aver danneggiato beni pubblici». Il Tribunale rivoluzionario di Teheran specifica che le sentenze emesse sono preliminari e possono essere impugnate. Un tribunale di Teheran aveva già condannato a morte una persona domenica; e in quel caso era stata condannata per «aver bruciato un edificio governativo e disturbato l’ordine pubblico» oltrechè per «assembramento e cospirazione con un crimine contro la sicurezza nazionale, essere un nemico di Dio e propagare la corruzione sulla Terra».

L’Iran nel frattempo entra nel terzo mese di proteste di piazza, scatenate dalla morte di Mahsa Amini, la ragazza appena ventenne arrestata dalla polizia religiosa perché indossava il velo in modo non conforme.

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