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Roma, 22 giu – Se un tempo la storia ci parlava quasi esclusivamente di invasioni per dominio, saccheggi e fattori legati al benestare di popoli e caste, al discapito di altri; oggi, nell’epoca del “climaticamente corretto”, diverse fasi storiche vengono rivisitate secondo moderne chiavi ecologiche. L‘Università di Cambridge recentemente a dichiarato che le condizioni di siccità nel V secolo d.C. potrebbero aver spinto i popoli Unni da una vita basata principalmente sull’allevamento di animali, fino alle tremende e famose incursioni nell’Impero Romano.

Davvero gli Unni invasero l’Impero Romano a causa della siccità?

Susanne Hakenbeck, Ulf Büntgen e i loro colleghi della Cambridge University, hanno ricostruito il clima della regione negli ultimi 2000 anni. Per farlo si sono avvalsi dell’analisi degli anelli degli alberi, che ha permesso al team di scoprire che l’area geografica popolata dagli Unni, oggi Ungheria, tra il IV e V secolo d.C. ha subito la siccità di estati insolitamente secche. I raccolti agricoli, così come i pascoli, sarebbero stati ridotti all’osso, al di là delle pianure alluvionali dei fiumi Danubio e Tibisco. “Abbiamo scoperto – commenta il ricercatore Ulf Büntgen – che i periodi di siccità registrati nei segnali biochimici negli anelli degli alberi, hanno coinciso con un’intensificazione dell’attività di incursione nella regione“. Gli studiosi inglesi hanno aggiunto anche che, l’analisi degli isotopi nelle ossa umane rinvenute nella regione, suggerisce che alcune persone sono migrate dai loro luoghi di nascita, nutrendosi principalmente con diete miste agricole e pastorali. Seguendo il ragionamento degli studiosi britannici, quindi, gli Unni avrebbero attaccato Roma per depredarla dalle ricchezze alimentari e idriche, anziché sfruttarne o copiarne l’ingegno che, mediante acquedotti e grandiose opere di ingegneria, ne permetteva la sussistenza del proprio popolo.

Le nuove invasioni. I nuovi barbari

Mentre l’ipotesi, documentata storicamente, che gli Unni in realtà siano stati spinti alla violenza contro altri popoli, in quanto giurati a una disciplina guerriera di conquista, effettivamente gli stessi documenti storici, che narrano le massicce incursioni barbare alla frontiera romana, coincidono con estati estremamente secche nel bacino dei Carpazi. Clima o no, nella storia dell’uomo guerre e invasioni vi sono sempre state. Lo possiamo constatare anche oggi; basti guardare le truppe di Mosca entrate in Ucraina da un anno a questa parte; o quelle americane nei recenti teatri di guerra di Iraq, Afghanistan e Siria; ma riflettendo un attimo, però, che siano legate al clima o no vi sono anche altri tipi di invasioni. Stiamo ovviamente parlando di un immigrazione incessante e dalle proporzioni ingestibili. Un’immigrazione come mai è avvenuta nella storia, non solo d’Europa. Un’immigrazione calcolata e incentivata con gigantesche masse di uomini che approdano nel Vecchio Continente per modificarne per sempre il volto e il sangue. Masse di individui allogeni che intraprendono rischiosi viaggi in fuga dalle proprie patrie in cerca delle nuove stregonerie del meticciato occidentale. L’Impero Romano che l’Europa edificò con le leggi, il marmo e la spada, sappiamo purtroppo bene che fine fece. Oggi anche la sua più lontana eredità culturale, potrebbe soccombere schiacciata dalle nuove invasioni.

Andrea Bonazza

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