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Un tribunale russo ha ordinato la chiusura del Gruppo Helsinki di Mosca, la più longeva organizzazione per la difesa dei diritti umani presente in Russia: è l’ultima di una serie di sentenze giudiziarie contro ong e gruppi di opposizione al governo nel paese, che negli ultimi anni hanno criticato la chiusura dei mezzi di informazione indipendenti dallo stato e la repressione del dissenso. Una delle più note, Memorial, era stata costretta a sciogliersi poco più di un anno fa dalla Corte Suprema russa.

Il Gruppo Helsinki di Mosca esiste dal 1976: venne fondato da un gruppo di dissidenti contro il regime dell’Unione Sovietica e prese il nome dagli accordi di Helsinki, l’atto finale di una conferenza internazionale sulla sicurezza e la cooperazione in Europa che si era svolta l’anno precedente e che rappresentò un tentativo di miglioramento tra i paesi comunisti e quelli occidentali. Pochi mesi dopo la sua fondazione, il Gruppo Helsinki era stato chiuso dal governo sovietico, che aveva fatto arrestare o costretto all’esilio praticamente tutti i suoi membri. L’organizzazione era poi stata riaperta dopo la fine dell’Unione Sovietica, negli anni Novanta, e da allora ha prodotto ogni anno un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Russia.

Secondo la sentenza che ora ne ha ordinato la chiusura, l’organizzazione non sarebbe registrata in modo corretto. A dicembre il ministero della Giustizia russo aveva avviato un procedimento contro il Gruppo sostenendo che potesse occuparsi dei diritti umani solo a Mosca, per come era stato registrato, e non nel resto del paese. L’organizzazione aveva definito l’attacco del ministero «sproporzionato»; ora ha detto che farà appello contro la decisione del tribunale.