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L’influenza provoca ogni anno dai 5.000 ai 15.000 morti in Italia, soprattutto tra chi è più fragile. Ecco cosa ha scoperto un recente studio sul legame tra vaccino antinfluenzale e malattie cardiovascolari

Il vaccino antinfluenzale non difende solo dall’influenza ma, nel caso di persone affette da malattie cardiovascolari, protegge anche dal peggioramento della propria patologia. Ad affermarlo è uno studio pubblicato da The Lancet Global Health, a cui hanno preso parte più di 5.000 persone con insufficienza cardiaca tra il 2015 e il 2021.

IL TRIAL

Già nel 2013, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sosteneva che la vaccinazione contro l’influenza può ridurre la probabilità di eventi cardiovascolari maggiori avversi, come infarto e ictus, in persone che soffrono di patologie cardiache.

Ora, questa tesi è avvalorata da un nuovo trial clinico della McMaster University condotto su oltre 5.000 persone con insufficienza cardiaca in 10 Paesi a basso e medio reddito, dove i tassi di vaccinazione sono ancora molto ridotti.

I partecipanti hanno ricevuto, tra il 2015 e il 2021, il vaccino antinfluenzale o un placebo ogni anno.

I RISULTATI

Dall’analisi dei risultati è emerso che quando sono stati analizzati gli eventi al di fuori della stagione di picco dell’influenza, non è stata riscontrata alcuna differenza tra il gruppo del vaccino antinfluenzale e quello del placebo per quanto riguarda il primo o il secondo esito primario, la morte per tutte le cause, la morte cardiovascolare o l’ospedalizzazione per tutte le cause e la polmonite.

Mentre nel periodo di picco dell’influenza le differenze sono risultate maggiori.

Si è inoltre notato che l’ospedalizzazione per insufficienza cardiaca è risultata più bassa nel gruppo che aveva ricevuto il vaccino al di fuori del periodo di picco dell’influenza, ma non durante il periodo di picco.

Inoltre, nei periodi di picco di circolazione dell’influenza per le stagioni in cui il ceppo influenzale predominante in circolazione sembrava essere simile a quello del vaccino antinfluenzale, ci sono stati meno decessi per tutte le cause nel gruppo vaccinato.

Quando, invece, il ceppo influenzale predominante in circolazione non era simile al ceppo del vaccino antinfluenzale i decessi non sono stati significativamente ridotti.

I DATI DELL’INFLUENZA

Secondo l’ultimo aggiornamento del 18 novembre dell’Istituto superiore di sanità (Iss), il numero di casi di sindromi simil-influenzali in Italia risulta in aumento, infatti, l’incidenza è pari a 6,6 casi per 1.000 assistiti (4,8 nella settimana precedente).

La circolazione dei virus influenzali, dunque, si intensifica ma come ricorda l’Iss, a far crescere il numero delle sindromi simil-influenzali, in queste prime settimane di sorveglianza, hanno concorso anche altri virus respiratori.

A oggi risultano maggiormente colpite le fasce di età pediatrica e in particolare i bambini al di sotto dei 5 anni in cui si osserva un aumento dell’incidenza pari a 19,6 casi per 1.000 assistiti.

PROTEGGERE I PIÙ FRAGILI DA MORTI EVITABILI

Massimo Volpe, presidente della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (Siprec) ha ricordato che l’influenza provoca ogni anno 5.000-15.000 morti in Italia che “possono sembrare pochi se confrontati con quelli causati dal Covid-19, ma non lo sono affatto” perché, ha aggiunto, “prima di tutto, si tratta di morti evitabili; inoltre, questi decessi si verificano nell’arco dei 3-4 mesi di circolazione del virus influenzale, quindi in un lasso di tempo molto contenuto”.

E anche se il vaccino antinfluenzale è stato messo un po’ in ombra da quelli anti Covid, Volpe ritiene “molto preoccupante” il calo delle vaccinazioni antinfluenzali al quale stiamo assistendo perché “l’idea che questa malattia significhi farsi tre giorni a letto” è errata in quanto anche “l’influenza può complicarsi in modo grave nell’anziano e nei fragili e per questo non va sottovalutata”.

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