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Che cosa ha detto (non solo su Putin) Silvio Berlusconi alla convention di Forza Italia. La nota di Paola Sacchi

 

A 85 anni, dopo “più di 100 processi a me e alle aziende che ho creato, dalle quali mi ero allontanato, dopo la grottesca estromissione dal Senato”, Silvio Berlusconi annuncia la sua “nuova discesa in campo”. Si rimette al centro con la sua Forza Italia della politica italiana e del centrodestra. Lo fa con un discorso di 40 minuti, il primo in presenza, dopo quasi tre anni, a Roma, in un hotel Parco dei Principi straripante di militanti, dirigenti, capi dei Dipartimenti azzurri, amministratori locali, giovani, donne, ministri. C’è anche la seconda carica dello Stato, Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato, eletta parlamentare da Forza Italia.

Netta condanna da parte del Cavaliere dell’aggressione della Russia all’Ucraina ( “profondamente deluso da Putin”), conferma della lealtà “fino alla fine” a sostegno del governo Draghi, ma al premier viene un fermo alto-là di Berlusconi a “mettere le mani nelle tasche degli italiani, questo non lo consentiremo mai a nessun governo”. Quindi, no alle tasse, perché “la casa è sacra, come il risparmio degli italiani”. Berlusconi avverte: “Il governo non può fare a meno dei partiti, di una normale dialettica parlamentare”.

A una narrazione secondo la quale era ormai il Pd il vero asse del sistema, secondo la quale ormai era la volta delle nuove piccole formazioni centriste a sinistra e a destra descritte come pronte a assorbire Forza Italia, Berlusconi si oppone rilanciandosi come baricentro del sistema politico, del Paese.  “Siamo noi che rappresentiamo il centro “, quella Forza Italia elogiata dal segretario generale del Ppe, “la principale formazione europea” , Antonio Lopez.

Ma, sottolinea il Cav, che il suo centro non è alla vecchia maniera, con alleanze intercambiabili. È “un centro alternativo alla sinistra”. Ma è anche distinto dalla destra, con la quale però “siamo e saremo alleati”. Berlusconi avverte gli alleati, “diversi da noi, con i quali abbiamo un rapporto di stima e fiducia, a partire dalle amministrazioni locali”, soprattutto Fratelli d’Italia, che “senza di noi il centrodestra non esisterebbe, lo abbiamo creato noi”. E ancora: “Senza di noi il centrodestra non vincerebbe: senza FI non si vince, per assurdo, neppure a sinistra”. E a FdI lancia una frecciata: “Fratelli d’Italia ha perso un’occasione, non entrando nel governo Draghi, rinunciando così a contribuire al rilancio del Paese con le sue idee e i suoi esponenti”.

L’ex premier, presidente e fondatore di FI, si ripone quindi al centro della politica italiana, rivendicando il fatto che noi “siamo sempre stati fedeli difensori dell’Occidente, dell’Alleanza atlantica, noi siamo i liberali che pongono al primo posto  la persona, i cui diritti non derivano dallo stato, siamo europeisti, atlantici, cristiani, garantisti. Di un partito come il nostro il Paese ha bisogno. È il partito del futuro”.

Chiara e ferma, quindi, la condanna di quella che aveva già definito “l’inaccettabile aggressione armata all’Ucraina”. Contro la quale il Cavaliere ricorda di avere votato a marzo una risoluzione al Parlamento Europeo. Contro l’aggressione russa netta in mattinata Stefania Craxi, vicepresidente della commissione Esteri del Senato: “Dobbiamo anche armare l’eroica resistenza dell’Ucraina. Ritrovo lo stesso principio delle ragioni di sovranità che sottendono la notte di Sigonella”.

E stavolta Berlusconi nomina anche quel “Wladimir Putin”, con il quale aveva rapporti politici e di amicizia che lo ha “profondamente deluso e addolorato”, e che ora “si è assunto una gravissima responsabilità di fronte al mondo intero”.

Il presidente di FI si dice angosciato dall’orrore di Bucha e dalle altre stragi, “veri crimini di guerra, per i quali la Russia non può negare la sua responsabilità, al contrario dovrebbe subito identificare i responsabili”. Stigmatizza: la scelta di Putin ora ha messo la Russia “nelle braccia della Cina”.

Rispetto a chi lo aveva accusato di “putinismo”, Berlusconi rovescia il tavolo della narrazione e rivendica che lui, con l’assenso di alcune “amministrazioni americane”, semmai aveva fatto il contrario cercando con l’accordo di Pratica di Mare di portare Putin, “che avevo conosciuto come uomo di buon senso e di pace”, verso quell’Occidente di cui il Cav è paladino, per includere la Russia in un piano di sicurezza europea.

Purtroppo, afferma, non si è data risposta al piano di politica estera unica e Difesa comune della Ue, che aveva lanciato. Non manca nel primo discorso in presenza del Cav, dopo quasi tre anni,  un ennesimo  riconoscimento agli Usa, “Paese guida del mondo libero, cui, come dissi nel mio discorso al Congresso americano nel 2006, saremo sempre grati per averci liberato dal nazifascismo”.

Il Cav rivendica con orgoglio la sua esperienza di quattro volte premier, sia nei suoi rapporti internazionali, nella politica estera sia in quella italiana. “Abbiamo sempre fatto bene. – afferma – Noi siamo l’ultimo governo eletto dagli italiani, tutti gli altri sono nati da manovre parlamentari”. Ricorda il vulnus della “volontà popolare” nel 1995 e nel 2011. Poi, “la persecuzione giudiziaria, ma siamo ancora qui”, avverte, “determinati e soprattutto determinanti”.

Senza “rinunciare ai nostri principi, i nostri valori fondanti, per i quali 28 anni fa scesi in campo contro la sinistra comunista”, come dice proprio all’inizio con un piglio simile a quello del ’94. Ora però Forza Italia – di cui il leader azzurro ringrazia per tutti il coordinatore nazionale Antonio Tajani, “in 28 anni non ho mai trovato un senso sbagliato nelle sue dichiarazioni” – deve risalire nei numeri, ma “già ci danno in ascesa. E poi io sono in campo”. Anzi, “ridiscendo in campo”.

È quell’orgoglio azzurro, di chi “ha cambiato la storia di questo Paese”, che porta a dire alla vicepresidente di Forza Italia e del gruppo al Senato Licia Ronzulli che FI potrebbe anche correre da sola “perché gli italiani vogliono risposte pragmatiche e non alleanze litigiose”. Un altro pezzo da novanta di FI come Maurizio Gasparri attacca “il ghigno prepotente di chi guarda ai sondaggi dell’ultima settimana”. Frecciata che suona destinata a FdI.

Ma il punto centrale della convention azzurra, dove sono intervenuti tutti i ministri di FI, Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e Renato Brunetta, e i capigruppo Annamaria Bernini e Paolo Barelli, è stato il rilancio del partito che l’altro ieri ha dialogato con tutto il gotha dell’industria e del mondo imprenditoriale italiano, a cominciare dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Torna in campo “il partito della libertà”.

Ed è doveroso il ricordo del professor Antonio Martino, la tessera numero due di FI, che “merita un perenne riconoscimento per il  contributo di idee, di intelligenza politica, di correttezza istituzionale, di stile che ci ha dato”, dice Giuseppe Moles, il suo storico collaboratore, sottosegretario all’Editoria.

Poi, dopo le 17,30 all’ hotel Parco dei Principi è tutto un “Silvio, Silvio. C’è solo un presidente” , che non si sentiva più da quasi tre anni.

“C’è voglia di Forza Italia protagonista”, commenta Maria Tripodi, la giovane capogruppo azzurra in commissione Difesa a Montecitorio. Come aveva detto il deputato Sestino Giacomoni, storico collaboratore del Cav, individuando settori di elettorato rimasti scoperti.