Il governo a un passo dalla crisi al buio e le dimissioni di Conte sul tavolo

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Redazione
12 gennaio 2021 05:09

Stasera alle 21,30 si riunisce il consiglio dei ministri sul Recovery Plan. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte potrebbe chiudere la riunione con l’approvazione del piano e le dimissioni delle ministre di Italia Viva, aprendo così di fatto la crisi. Lo schema disegnato in queste ore prevede quindi l’ok al piano di ripartenza – come chiesto a Matteo Renzi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – e, subito dopo, l’apertura di una verifica che porterebbe l’esecutivo a certificare di non avere più la maggioranza e il premier a salire al Colle per dare le dimissioni. E ottenere il reincarico per il Conte-Ter. 

Il governo a un passo dalla crisi e le dimissioni di Conte in arrivo

O almeno questo è il piano di Conte. Dall’altra parte però c’è Renzi, il quale, secondo l’AdnKronos, è convinto che senza un riconoscimento politico Italia Viva non darà nessun via libera a un Conte ter, che allo stato sembra la strada più battuta per provare a uscire da uno stallo pericoloso che porterebbe dritto a una crisi al buio dagli esiti imprevedibili. Renzi, raccontano infatti, attende il piano sul Recovery, che ancora non c’è ma dovrebbe arrivare in serata, almeno come promesso dal governo. Ma oltre a una replica su questo tema, Italia viva si aspetta risposte concrete su almeno uno dei nodi politici che ha posto sulla base anche del documento di 30 punti consegnati a Goffredo Bettini in qualità di mediatore della difficile trattativa all’interno della maggioranza per scongiurare la rottura. ”Al momento non abbiamo avuto alcuna risposta da Conte su nessuno dei nodi politici che abbiamo posto, dal Mes alla giustizia ai Servizi”, dice un big renziano. E dunque Iv tiene aperto ogni scenario, che possa essere il Conte ter ma anche un governo senza l’avvocato del popolo.

Pur continuando a negare di puntare alle poltrone per avere più spazio nella coalizione di governo, resta forte il tam tam sul rimpasto, che vedrebbe big di Iv papabili per due ministeri di peso con l’esclusione però dalla partita di un big come Maria Elena Boschi. Secondo gli ultimi boatos sarebbe sempre in piedi l’ipotesi di uno trasloco di Lorenzo Guerini dalla Difesa al Viminale (al suo posto subentrerebbe Ettore Rosato) con l’assegnazione della delega sui Servizi segreti al prefetto Luciana Lamorgese, attuale responsabile del ministero dell’Interno. C’è chi, invece scommette, che la Boschi potrebbe restare fuori dai giochi (oggi il totonomine dà le sue quotazioni in discesa) che Renzi preferirebbe mantenere a presidiare Montecitorio come capogruppo. 

In ogni caso Conte valuta l’ipotesi di dimettersi e di evitare la sfida in Senato con una conta che, se perduta, segnerebbe la fine del suo destino politico. Repubblica spiega oggi in un retroscena che di fronte al ritiro della delegazione renziana al premier restano solo due strade: dimettersi senza passare dal Parlamento, oppure affrontare l’Aula e scegliere se arrivare o meno a un voto. Il tutto mentre il destino del governo andrebbe ad incrociarsi con quello delle norme sull’emergenza da prorogare entro il 15 gennaio. Possibile? 

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Gli scenari per il dopo Conte 

Oggi il calendario della crisi potrebbe subire l’accelerazione decisiva con il ritiro della delegazione di Italia Viva dal governo dopo l’ok al Recovery Plan. Ma gli occhi sono tutti puntati sul dopo. Se Italia viva dirà addio alla maggioranza, allora Conte avrà due strade: cercarne un’altra in Parlamento (ma dovrebbe comunque andare al Quirinale per dimettersi e poi provare a fare un nuovo governo), oppure salire direttamente al Colle e rimettere il suo mandato. Il pallino passerebbe nelle mani del presidente della Repubblica, come detta la Costituzione. E si aprirebbe la più classica delle crisi al buio. Le ipotesi sul tavolo sono cinque: 

  • Conte Ter: il presidente del Consiglio darebbe le dimissioni per ottenere di nuovo l’incarico da parte di Mattarella per trovare una nuova maggioranza o formare un nuovo governo nel quale il partito di Renzi potrebbe ottenere nuovi incarichi di rilievo;
  • Conte Ter con responsabili: il premier potrebbe cercare l’appoggio di alcuni senatori transfughi da altri partiti che potrebbero puntellare la maggioranza mandando Renzi e Italia Viva (o quel che ne resterebbe) all’opposizione; 
  • un nuovo governo con la stessa maggioranza ma senza Conte: questa, secondo i retroscena, è l’ipotesi preferita di Renzi perché porterebbe allo sfratto del presidente del Consiglio e alla sua sostituzione con un leader del Partito Democratico, che potrebbe essere Franceschini o Gualtieri; 
  • elezioni: è l’ipotesi che a parole tutti dicono di non temere, e quindi temuta da tutti;
  • un governo tecnico con l’appoggio del centrodestra: in questo caso le ipotesi sul premier sono Mario Draghi e Marta Cartabia: si tratterebbe comunque di un esecutivo a tempo che dovrebbe portare il paese alle urne entro la prima metà del 2021.

Con il ritiro della delegazione di Iv promesso a più riprese da Renzi dovrebbe concretizzarsi in serata dopo l’ok del CdM al Recovery Plan. E se invece rientrasse tutto? Il Fatto Quotidiano, notoriamente vicino a Conte, dice che secondo una fonte di governo “Le dimissioni del premier non sono sul tavolo” e che il premier è convinto che alla fine sarà Renzi a cedere: “Ma dal Colle continua a filtrare un’unica indicazione: se Renzi apre formalmente la crisi, Conte si dovrà dimettere”. Intanto Teresa Bellanova scrive una lettera al Corriere della Sera e cita una distinzione in auge durante la Prima Repubblica:

Conte non può trattare il Parlamento e persino il Consiglio dei ministri come un parco buoi. Passiamo per piantagrane. Disturbatori. Ma, solo per stare alla mia personale esperienza di governo, se non avessi piantato delle grane non so se la filiera agroalimentare avrebbe retto in pieno lockdown e in fase di restrizioni gialle, arancio e rosse. […] Davanti a tutto questo che Italia viva resti o no al governo è l’ultimo dei problemi. Ma che ancora oggi qualcuno derubrichi e svilisca l’arte del governo con un esercizio furbo e cattivo del muro di gomma, del tirare a campare, questo sì rischia di diventare il più grande dei problemi.

 Tirare a campare o tirare le cuoia? Da Andreotti e Cossiga a Renzi e Conte, il dilemma è sempre quello. 

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