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Mercoledì il direttore delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, il tedesco Eike Schmidt, ha diffuso una circolare a tutti i dipendenti con un elenco di regole da rispettare nella comunicazione interna via mail. La circolare insiste in particolare sull’utilizzo corretto e non a sproposito di punteggiatura e maiuscole.

«Ci sono molti dipendenti che ben scrivono e altri no. Tutti devono migliorare» ha commentato Schmidt in un’intervista al Corriere della Sera: «Stando attenti anche a scrivere con razionalità, senza essere impulsivi e impiegare effetti speciali. Scrivere al meglio aiuta tutti a pensare nel modo più giusto».

Per quanto riguarda la punteggiatura, la circolare ricorda che è meglio evitare di usare il punto esclamativo e che se si decide di usarlo bisogna «digitarlo una sola volta alla fine della frase», così come anche il punto interrogativo alla fine delle domande. Nella circolare c’è scritto anche che è meglio evitare i puntini di sospensione perché «il significato dei singoli paragrafi dei testi delle e-mail di lavoro deve essere chiaro, esplicito e mai allusivo».

Per quanto riguarda le maiuscole Schmidt ha ricordato che vanno usate solo all’inizio dei nomi propri «oppure per altri vocaboli, dove l’impiego sia richiesto dalla grammatica italiana». Nella comunicazione su internet, infatti, l’utilizzo delle maiuscole per intere parole o frasi, il cosiddetto “caps lock”, è ormai da tempo universalmente considerato l’equivalente di parlare a voce alta, e soprattutto in contesti professionali è considerato un gesto poco educato.

Nella circolare si dice anche di evitare il più possibile il grassetto, e di sostituirlo piuttosto con la sottolineatura nel caso si vogliano mettere in risalto le frasi più importanti.

Il responsabile dell’ufficio stampa degli Uffizi, Tommaso Galligani, ha detto a BBC che la circolare di Schmidt è stata l’argomento del giorno tra i dipendenti del museo e che la maggior parte del personale l’ha apprezzata e l’ha presa di buon grado, ma che secondo lui c’è stato anche qualcuno che non l’ha presa altrettanto bene.