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L’Occidente che mima i meccanismi dei regimi autoritari perde credibilità agli occhi dei suoi stessi cittadini. Verso uno scontro epocale tra civiltà democratica e totalitarismo, ci pentiremo di esserci giocati il consenso di milioni italiani con un autoritarismo da operetta sul Green Pass

In questi giorni è capitato più volte sui social che lo sdegno per quanto l’esercito russo sta perpetrando in Ucraina fosse liquidato con commenti sprezzanti che ricordano come anche i nostri governi si siano comportati in modo autoritario durante l’emergenza Covid. I russi si comportano brutalmente con i civili? E allora? Non ci ricordiamo di quando ci chiudevano in casa e ci obbligavano a presentare un certificato per andare a fare la spesa? I russi arrestano i manifestanti? E allora? Non ci ricordiamo di quando qui da noi vietavano le manifestazioni no-vax?

Ebbene, lasciateci dire che – per quanto lockdown e Green Pass fossero sbagliati – i paragoni tra le pessime politiche sanitarie del governo italiano e di altri governi occidentali e i massacri di Putin sono ridicoli. Di più: sono offensivi. Di più: sono sacrileghi. Quello a cui stiamo assistendo in Ucraina, per opera della Russia, si colloca ad un livello tale che è paragonabile solo con i grandi totalitarismi del ventesimo secolo. Putin ci riporta a Hitler e a Stalin, non – fateci il piacere – ad Arcuri e a Speranza.

E, tuttavia, ha senso anche riflettere su come quello che è avvenuto in Italia ed in altri Paesi occidentali negli ultimi due anni abbia contribuito a indebolire il consenso per le nostre istituzioni e per il concetto stesso di democrazia.

Il modo in cui Conte, Speranza, Draghi e altri leader occidentali hanno “giocato” con i nostri diritti – senza comprendere la delicatezza e l’importanza delle questioni di libertà individuale che stavano maneggiando – ha inferto danni gravissimi alla coesione sociale e nazionale. In particolare, il governo italiano si è reso protagonista di una vera e propria escalation di provocazioni contro una parte della popolazione, quella restia al vaccino, arrivando in ogni modo a mobbizzarla, umiliarla, fino a portare molte persone a perdere lavoro e reddito.

Non sfugge, nei fatti, che oggi esiste un ampio livello di sovrapposizione tra chi è stato condannato alla “morte civile” dallo “stato di polizia sanitario” e chi oggi rifiuta qualsiasi forma di empatia con la causa ucraina e, in molti casi, fa apertamente il tifo per il presidente russo.

Qualche mese fa, su queste pagine, scrivevo come l’accanimento estremo nei confronti dei no-vax avrebbe arrecato, a molte persone, ferite che si porteranno dietro, minando così per sempre la loro fiducia nel dibattito pubblico e nelle istituzioni. Questo scenario si sta puntualmente verificando e oggi paghiamo il conto della guerra scatenata dal governo contro milioni di deplorables. La verità è che alcuni cittadini sono così esasperati che oggi, solo per “far dispetto” alle classi dirigenti, sarebbero pronti piuttosto a leccare gli stivali del peggior tiranno.

E’ ragionevole chiedersi com’è possibile che sia venuta meno la capacità di riconoscere e condannare “il male” anche quando si presenta in forme così chiare e conclamate. Com’è possibile che qualcuno davvero arrivi a pensare che Putin possa essere la “giusta vendetta” contro Speranza?

Purtroppo una risposta la si può provare a formulare ed è la seguente. E’ ovvio che Speranza non era uno “spietato dittatore”, che il prof. Galli non era Dugin e che i poliziotti dispiegati a controllare le autocertificazioni non erano i macellai di Bucha; tuttavia il fatto che per due anni i nostri governanti si siano così impegnati a mimare i meccanismi dell’autoritarismo ha banalizzato e “buttato in vacca” tutto il concetto di “differenza democratica” e tutto il dibattito sui princìpi della libertà occidentale.

Se l’Occidente sceglie di trattare i propri cittadini come una Cina qualsiasi, allora perde, in men che non si dica, tutto l’investimento fatto nella sua storia per dare valore e sostanza ai princìpi della libertà democratica – al punto da far apparire persino lo “zar” del Cremlino un “male minore”.

Intendiamoci, i putiniani incalliti ci sarebbero stati comunque, ma molto probabilmente sarebbero stati di meno. C’è una fascia non irrilevante di persone che il governo ha gettato, nei fatti, nelle “braccia del nemico”.

E’ stato saggio? Davvero, per qualche terapia intensiva in meno, è valsa la pena di “rompere” con il 10-15 per cento dei cittadini e di perderne, forse definitivamente, la lealtà alla comunità nazionale?

Per di più la “rottura” provocata sulla pandemia è stata solo l’ultima e più clamorosa delle “rotture sociali” indotte in questi ultimi anni dalla nostra classe di governo, che ha accresciuto quanto mai la distanza tra l’élite e i gruppi culturali e sociali più lontani dai “giri buoni”.

La sensazione è che l’essersi coltivati, in molti casi scientemente, così tanti “nemici interni” rappresenterà un elemento di profonda debolezza nella guerra culturale e morale che si è aperta. Avremo bisogno del sostegno di tutti – e molti non ci seguiranno. Questa cosa sarà, purtroppo, un grosso problema.

Quello che è certo è che, comunque andranno le cose, una delle maggiori questioni dei prossimi anni sarà quella di provare a rimediare ed a ricostruire quella coesione a livello di Paese che è condizione indispensabile per una democrazia forte ed efficiente. Richiederà un lungo lavoro e soprattutto molta umiltà, finora mancata, da parte di chi avrà responsabilità di governo.

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