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Dieci regole storiche che cambieranno le future Olimpiadi. Dopo aver rotto il tabù con Laurel Hubbard e Quinn, le prime atlete transgender ai giochi di Tokyo, il Comitato olimpico internazionale ha deciso di mettere nero su bianco le nuove linee guida del regolamento olimpico, e più in generale di tutte le competizioni sportive agonistiche. «Ogni persona ha diritto a praticare sport senza subire discriminazioni, in rispetto della salute, sicurezza e dignità personale», si legge nell’introduzione del decalogo, stilato dopo aver consultato oltre 250 persone, tra atleti ed esperti. Al primo posto, svetta la regola dell’inclusività, che stabilisce che chiunque, a prescindere dall’identità di genere, dal sesso e dalle sue possibili variazioni, ha diritto a partecipare alle competizioni sportive, in totale sicurezza e senza subire pregiudizi. Poi, il principio della non discriminazione, per cui gli atleti potranno scegliere di gareggiare nella categoria che meglio rappresenta il loro genere d’elezione.

Segue il criterio della giustizia, che tra le altre cose, si propone di verificare sempre che non vi sia un eccessivo svantaggio/vantaggio competitivo tra gli atleti che partecipano nella stessa categoria. Solo in caso di evidenze scientifiche, che attestano la superiorità fisica rispetto alla categoria di riferimento, potranno essere applicate delle restrizioni alla partecipazione. Si arriva così al principio più importante: nessun atleta, che sia uomo, donna o in condizione di transizione tra l’uno e l’altro sesso, potrà più essere sottoposto a test medici che verificano il genere di appartenenza. E, soprattutto, sarà vietata l’analisi dei livelli di testosterone per determinare se una persona deve gareggiare nelle competizioni femminili o maschili, una pratica considerata molto invasiva. Il decalogo, per il momento, è solo una dichiarazione d’intenti: non è vincolante per le federazioni sportive, ma dovrebbe entrare in vigore dopo le Olimpiadi invernali 2022, in programma a Pechino.

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