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L’ha definita “una nuova discesa in campo”. Silvio Berlusconi, dopo oltre due anni di assenza, torna a calcare le scene pubbliche. E lo fa chiudendo la convention di Forza Italia-Ppe al Parco dei Principi a Roma. Il segretario del Partito popolare Lopez  lo ha definito “leone indomabile”. Ma tra “cose già dette e pochi contenuti, è parso un discorso largamente al di sotto del periodo storico che stiamo vivendo”. A dirlo è  Alessandro Campi, politologo e docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia che, a margine dell’intervento del leader azzurro, ne dà una lettura disincantata.

Campi, un discorso deludente?

Francamente non mi pare affatto memorabile, anzi direi altamente al di sotto del periodo che stiamo attraversando. Forse però, c’è da dire che su questo intervento si erano create molte aspettative che sono a infrangersi.

Qualcosa però, soprattutto su Putin, l’ha detta.

Ecco, forse questo è stato il nocciolo vero dell’intervento di Berlusconi. In qualche modo un passaggio obbligato, dal momento che molti nelle scorse settimane gli avevano contestato un sostanziale silenzio in ordine all’aggressione dell’Ucraina da parte dell’ex amico Putin. Dicendosi deluso e addolorato, oltre ad auspicare il cessate il fuoco, Berlusconi ha di fatto marcato la sua distanza dallo zar.

Una presa di distanza sentita?

Si, anche perché Berlusconi, differentemente da Salvini, ha avuto un approccio diverso con il presidente della Federazione Russa. Una forma di realpolitik, mista alla diplomazia del sorriso e alle pacche sulle spalle. Per Salvini, invece, è stata una forma di infatuazione ideologica. Ciò non toglie che anche Berlusconi, spesso, abbia esagerato nella confidenza concessa a Putin. E di questi tempi non può che essere un elemento che gli si ritorce contro. Dunque, era obbligato a prendere le distanze da quanto sta facendo Putin in Ucraina.

Il Cavaliere, pur ribadendo l’unità del centrodestra, ha detto che Meloni e FdI hanno perso un’occasione non entrando nel Governo Draghi. È d’accordo?

Anche questa è una cosa che Berlusconi aveva già detto più e più volte. In realtà, ribadire l’unità del centrodestra senza poi riempire questa formula di ‘contenuti’ è un’operazione che non porta da nessuna parte. Alle elezioni, non ci si arriva per inerzia. Per me, la scelta di Meloni è stata strategica.

Quindi la coalizione, al di là dei proclami, è tutt’altro che unita?

Sulla carta lo può anche essere. Ma ci si deve mettere a un tavolo e lavorare sui progetti, concreti. A mio modo di vedere questo conflitto sta agendo in maniera potente nella disarticolazione delle coalizione. Tanto che, paradossalmente, si potrebbe configurare anche uno scenario di un Governo Letta- Meloni. Per scongiurare questa eventualità, al centrodestra, occorre studiare davvero qualcosa di nuovo.